Il Tirreno

Grosseto

il caso santa fiora 

Gli immigrati scendono da 35 a 13

Gli immigrati scendono da 35 a 13

Balocchi disse no a un Cas a Marroneto, ora arriva la soluzione

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GROSSETO . L’unione, in questo caso, fa la forza. Il ministero dell’Interno ha premiato nei giorni scorsi l’unico progetto di Sprar diffuso su undici comuni della Provincia di Grosseto. L’unico in Italia. Peccato non ci sia il capoluogo (Grosseto). Ne fanno parte, oltre a Roccastrada, Massa Marittima, Follonica, Gavorrano, Santa Fiora, Scansano, Castiglione della Pescaia, Montieri, Monterotondo, Civitella-Paganico e Scarlino. Il sistema Sprar prevedeva, nello specifico, progetti di accoglienza integrata (parola chiave), destinati a richiedenti protezione internazionale, rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria, per andare oltre la garanzia di vitto e alloggio e tentare una integrazione reale e concreta, aiutando queste persone a costruirsi una vita propria. Tutore: l’ente locale.

Negli undici comuni, già entro i primi mesi del 2018, verranno rivisti – dove esistono gli attuali centri di accoglienza straordinaria (i Cas), fino a oggi individuati a mezzo bando dalla Prefettura e gestiti da associazioni e cooperative senza alcun reale controllo dei Comuni. La gestione diventerà pubblica, con i sindaci a esercitare un controllo diretto.

«Nel complesso – spiega Federico Balocchi, primo cittadino di Santa Fiora – avremo una riduzione del numero di migranti sul territorio, ma soprattutto una gestione più puntuale e tranquilla, che supera la logica del vitto e alloggio e promuove percorsi individuali di inserimento sociale. A noi, a Santa Fiora, avevano proposto nei mesi scorsi un Cas con 35 migranti nella frazione di Marroneto. Ne abbiamo discusso e alla fine abbiamo detto no. Oggi possiamo dimostrare che non fu un no all’accoglienza ma a quel metodo. Adesso, con lo Sprar, pare che arriveranno 13 ragazzi, un numero congruo. Avremo una gestione diretta e diffusa. Non creeremo un ghetto e potremmo magari garantire qualcosa in più del cibo, tipo corsi di lingua, di orientamento civico. E ancora rispetto delle regole e progetti di pubblica utilità che impieghino i migranti, evitando la loro inattività».

Il migrante che entra nello Sprar firma infatti un patto con l’amministrazione. Viene quindi arginata anche la speculazione da parte di soggetti che, a volte, sono stati più attenti al business che a una gestione competente e professionale del fenomeno. (g. b.)

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