Sicurezza
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Barocci: «Sono gli enti che sbagliano»
SCARLINO. «Errore di fondo: non è mai stata fatta una giusta valutazione dell’impatto ambientale che ha l’impianto sul territorio circostante» . Roberto Barocci del Forum Ambientalista commenta così...
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SCARLINO. «Errore di fondo: non è mai stata fatta una giusta valutazione dell’impatto ambientale che ha l’impianto sul territorio circostante» . Roberto Barocci del Forum Ambientalista commenta così l’ultima sentenza che dà ragione a chi, come lui, lotta da anni contro l’inceneritore di Scarlino.
L’ambientalista è impegnato in questi giorni nella preparazione dei documenti per contrastare – per la quinta volta, come lui stesso spiega – il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento dell’impianto, stavolta richiesta fatta dalla Scarlino Energia un mese fa alla Regione Toscana.
«Di base c’è un errore che i giudici della Cassazione hanno giustamente sollevato, un errore che si ripete da anni», dice Barocci. «Gli uffici tecnici preposti al rilascio delle autorizzazioni hanno continuato a valutare l’impianto, peraltro non a norma a causa della dimensione dei forni, non adatta per consentire quel processo chimico che abbatte la diossina contenuta nei fumi prodotti dalla combustione dei rifiuti, e non le condizioni dell’ambiente circostante che deve ricevere gli effetti dello stesso. È come quando nelle città viene superato il limite dei valori delle polveri sottili e si vieta la circolazione dei veicoli, di tutti i veicoli. Se già una situazione è grave non si può incidere ulteriormente. Anche nell’eventualità che quell’impianto fosse a norma, e ripeto che non lo è, insiste su un territorio fortemente inquinato dall’arsenico. Sono inquinati terreni e falde. La responsabilità non è tanto dell’azienda stessa che è libera di richiedere le autorizzazioni, ma di chi deve garantire la legalità».
Insomma, dice Barocci, chi sbaglia sono gli enti che rilasciano le autorizzazioni, non la Scarlino Energia. (p.v.)
L’ambientalista è impegnato in questi giorni nella preparazione dei documenti per contrastare – per la quinta volta, come lui stesso spiega – il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento dell’impianto, stavolta richiesta fatta dalla Scarlino Energia un mese fa alla Regione Toscana.
«Di base c’è un errore che i giudici della Cassazione hanno giustamente sollevato, un errore che si ripete da anni», dice Barocci. «Gli uffici tecnici preposti al rilascio delle autorizzazioni hanno continuato a valutare l’impianto, peraltro non a norma a causa della dimensione dei forni, non adatta per consentire quel processo chimico che abbatte la diossina contenuta nei fumi prodotti dalla combustione dei rifiuti, e non le condizioni dell’ambiente circostante che deve ricevere gli effetti dello stesso. È come quando nelle città viene superato il limite dei valori delle polveri sottili e si vieta la circolazione dei veicoli, di tutti i veicoli. Se già una situazione è grave non si può incidere ulteriormente. Anche nell’eventualità che quell’impianto fosse a norma, e ripeto che non lo è, insiste su un territorio fortemente inquinato dall’arsenico. Sono inquinati terreni e falde. La responsabilità non è tanto dell’azienda stessa che è libera di richiedere le autorizzazioni, ma di chi deve garantire la legalità».
Insomma, dice Barocci, chi sbaglia sono gli enti che rilasciano le autorizzazioni, non la Scarlino Energia. (p.v.)
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