Il Tirreno

Grosseto

Una mareggiata danneggia il Tangram

di Paola Villani
Una mareggiata danneggia il Tangram

Proteste degli abitanti: la palafitta chiude il passaggio sulla spiaggia. I gestori: «Vorremmo realizzare un’altra struttura»

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FOLLONICA. Il mare danneggia la struttura della spiaggia attrezzata Tangram: l’acqua arriva alla palafitta e lo scenario non è certo da cartolina. A segnalarlo alcuni cittadini del golfo, e lo stesso gestore (la cooperativa Il Nodo) ammette che le costruzioni in legno non sono la soluzione migliore e mandano gli operai a coprire la parte bassa della palafitta.

L’evidenza è sotto gli occhi di tutti: basta fare due passi sulla spiaggia di Follonica per rendersi conto di quella che è la situazione del Tangram, spiaggia attrezzata accessibile a tutti, che si trova nel tratto di arenile conosciuto dai follonichesi, e dai bagnanti che ogni anno tornano nel golfo, come Vesuvio dal nome del ristorante che fino a qualche anno fa aveva sede di fronte all’ingresso dello stabilimento.

Da quando è sorta, quella struttura ha evidenziato delle grandi criticità: il fatto in primis che sia stata realizzata perpendicolarmente al mare, coprendo la visuale del golfo a chi passeggia e ancora che le onde, durante le mareggiate, arrivano fino alla prima palafitta, chiudendo il passaggio a chi vuole fare due passi in riva al mare. Questo accade principalmente d’inverno. Una struttura definita da tanti follonichesi “non bella”, per usare un eufemismo, ma che per adesso resterà così com’è, nonostante che anche la cooperativa che la gestisce sia consapevole delle criticità. «Purtroppo chi ha fatto le segnalazioni ha ragione, la situazione non è decorosa e potrebbe anche rivelarsi pericolosa per l’incolumità pubblica – dicono da Il Nodo – I nostri operai sono già stati avvisati e ieri dovrebbero già aver provveduto a sistemare un banner per limitare la visione dei sacchi di sabbia, verificando se sussistono situazioni di pericolo a causa delle ultime pesanti mareggiate. Ci rendiamo conto che questi però sono solo palliativi. Le soluzioni dovrebbero essere altre e di ben altro genere. Stiamo aspettando tutte le autorizzazioni necessarie per cambiare radicalmente l’intera struttura risolvendo una volta per tutte il problema, ma i tempi della burocrazia sappiamo tutti quali sono. La concessione scade nel 2020. Dopo, in virtù della direttiva Bolkestein (direttiva europea che regola le autorizzazioni pubbliche), l’area demaniale verrà sottoposta a gara europea. Abbiamo ancora tre stagioni davanti e ci piacerebbe farle con una struttura diversa da quella ormai fatiscente, (anche se d’estate assume comunque un aspetto gradevole e funzionale). Ribadiamo che stiamo aspettando le autorizzazioni necessarie il cui ritardo danneggia prima di tutto la cooperativa stessa».

Le intenzioni sono le migliori: a mettere i bastoni tra le ruote al gestore sono le autorizzazioni, anche se il 2020 è vicino e affrontare in questi ultimi anni un investimento ingente potrebbe rivelarsi controproducente per la cooperativa.

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