La manifestazione
Sei morti dal 2012 e quarant’anni di attese
di Fiora Bonelli
Quella per l’Amiata è una delle strade più pericolose, ma ci sono 6 milioni di euro per sistemarla
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CINIGIANO. Sei morti in cinque anni: Lucio Monaci, Siria Simi, Delfina Salusti, Maurilio Toninelli solo in questo anno. E poi Lokman Zekiri e Gafur Redzepi nel 2013. E poi la lunghissima lista di incidenti gravissimi – una decina sempre dal 2012 ad oggi, dovuti alle condizioni del tratto viario, ma anche alla presenza micidiale di animali selvatici che hanno scelto come passo proprio questa strada.
Lo storico della strada del Cipressino che collega Paganico al monte Amiata ci racconta di tragedie che si sono verificate negli ultimi anni e soprattutto nella parte è formata da rettilinei. «Il tratto del Cipressino più pericoloso è quello di cui non si parla. Eppure è qui che accadono incidenti mortali. Decine solo negli ultimi anni. La Regione deve intervenire», ha raccomandato poche settimane fa Claudio Ceroni, cinigianese, ex presidente dell’Acquedotto del Fiora, politico Pd, che era tornato a spingere sul Cipressino, dopo l’incidente mortale di Delfina Salusti che lo scorso ottobre ha perso la vita nel tratto che attraversa l’Ombrone.
Ceroni adesso torna a insistere: «Paradossalmente il tratto più micidiale del Cipressino non è quello delle curve da Montenero in su, ma è il tratto pianeggiante, la drittura che parte da Montenero e arriva a Paganico. Un segmento pericolosissimo perché le auto vanno veloci in quello che è un vero e proprio imbuto viario, stretto e che permette il sorpasso».
La pericolosità del Cipressino è argomento che torna in auge ad ogni campagna elettorale e che, finita la quale, se non finisce nel dimenticatoio, si ripone direttamente in frigorifero. Ma molte sono le voci anche recenti che ne invocano il ripristino. Oltre a Ceroni, Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano, Alberto Coppi, ex coordinatore Pd Amiata e Cna Amiata, Enzo Biagini, politico, Rio Tonelli, ex sindaco di Castel del Piano.
Tonelli ricorda che la questione è ormai quarantennale. «Alla fine degli anni Sessanta – ricorda – la Provincia costruì ex novo il tratto dal bivio di Sasso d’Ombrone al bivio di Sant’Angelo scalo. L’allora presidente della provincia Mario Ferri aveva nel cassetto il progetto che prevedeva il raddoppio del nuovo tratto dal bivio di Sasso d’Ombrone al bivio Sant’Angelo e la modifica del tracciato dal bivio Sant’Angelo al Casalino. Si prevedeva un viadotto sulla Zancona che avrebbe agevolmente collegato il Casalino alla zona delle tre corsie. Ad oggi nulla di fatto e le elezioni in vista porteranno nuove promesse».
A che punto stiano le cose per questa strada maledetta lo spiega il sindaco Franci. «Dei fondi del progetto d’area dei Comuni geotermici – dice – sono stati assegnati per il Cipressino 6,2 milioni di euro: 2,2 milioni consentiranno di avviare i lavori tra il chilometro 20 e 21+100 nel comune di Cinigiano, un pezzo di strada ad alta incidentalità. Il progetto esecutivo prevede la realizzazione di una variante Casalino Sp 70 e la messa in sicurezza dell’intersezione con la strada provinciale di collegamento a Monticello Amiata e all’entroterra di Cinigiano. Poi 4 milioni di euro per il tratto tra il chilometro 22+600 e il 25, nel comune di Castel del Piano, con curve strette e pericolose e cedimenti stradali. In questo caso sarà necessario avviare la progettazione della variante in località Magliesi dal torrente Zancona al raccordo vicino al tratto a tre corsie. Questo quadro deve, comunque, prendere il via col progetto esecutivo della Provincia. Spero faccia presto, è l’ora. Mercoledì mattina (stamani) saremo in provincia per parlare proprio di viabilità».
Ma non tutti hanno la speranza di vedere a breve qualche mossa. Enzo Biagini, per esempio, ironizza. «Alla fine ecco il contentino: a parziale risarcimento dei guasti ambientali causati dalla geotermia arrivano i soldi per due lotti che saranno operativi tra dieci anni. Speriamo. Del resto della strada che ne facciamo? Mi stupisce il silenzio della Provincia e la latitanza della Regione Toscana. Non rimane che augurarsi che le istituzioni locali e le forze politiche, tutte e non solo il Pd, esercitino continue e determinate pressioni. Speriamo che non occorrano altre tragedie per vedere i cantieri e la tanto agognata risoluzione del problema».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo storico della strada del Cipressino che collega Paganico al monte Amiata ci racconta di tragedie che si sono verificate negli ultimi anni e soprattutto nella parte è formata da rettilinei. «Il tratto del Cipressino più pericoloso è quello di cui non si parla. Eppure è qui che accadono incidenti mortali. Decine solo negli ultimi anni. La Regione deve intervenire», ha raccomandato poche settimane fa Claudio Ceroni, cinigianese, ex presidente dell’Acquedotto del Fiora, politico Pd, che era tornato a spingere sul Cipressino, dopo l’incidente mortale di Delfina Salusti che lo scorso ottobre ha perso la vita nel tratto che attraversa l’Ombrone.
Ceroni adesso torna a insistere: «Paradossalmente il tratto più micidiale del Cipressino non è quello delle curve da Montenero in su, ma è il tratto pianeggiante, la drittura che parte da Montenero e arriva a Paganico. Un segmento pericolosissimo perché le auto vanno veloci in quello che è un vero e proprio imbuto viario, stretto e che permette il sorpasso».
La pericolosità del Cipressino è argomento che torna in auge ad ogni campagna elettorale e che, finita la quale, se non finisce nel dimenticatoio, si ripone direttamente in frigorifero. Ma molte sono le voci anche recenti che ne invocano il ripristino. Oltre a Ceroni, Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano, Alberto Coppi, ex coordinatore Pd Amiata e Cna Amiata, Enzo Biagini, politico, Rio Tonelli, ex sindaco di Castel del Piano.
Tonelli ricorda che la questione è ormai quarantennale. «Alla fine degli anni Sessanta – ricorda – la Provincia costruì ex novo il tratto dal bivio di Sasso d’Ombrone al bivio di Sant’Angelo scalo. L’allora presidente della provincia Mario Ferri aveva nel cassetto il progetto che prevedeva il raddoppio del nuovo tratto dal bivio di Sasso d’Ombrone al bivio Sant’Angelo e la modifica del tracciato dal bivio Sant’Angelo al Casalino. Si prevedeva un viadotto sulla Zancona che avrebbe agevolmente collegato il Casalino alla zona delle tre corsie. Ad oggi nulla di fatto e le elezioni in vista porteranno nuove promesse».
A che punto stiano le cose per questa strada maledetta lo spiega il sindaco Franci. «Dei fondi del progetto d’area dei Comuni geotermici – dice – sono stati assegnati per il Cipressino 6,2 milioni di euro: 2,2 milioni consentiranno di avviare i lavori tra il chilometro 20 e 21+100 nel comune di Cinigiano, un pezzo di strada ad alta incidentalità. Il progetto esecutivo prevede la realizzazione di una variante Casalino Sp 70 e la messa in sicurezza dell’intersezione con la strada provinciale di collegamento a Monticello Amiata e all’entroterra di Cinigiano. Poi 4 milioni di euro per il tratto tra il chilometro 22+600 e il 25, nel comune di Castel del Piano, con curve strette e pericolose e cedimenti stradali. In questo caso sarà necessario avviare la progettazione della variante in località Magliesi dal torrente Zancona al raccordo vicino al tratto a tre corsie. Questo quadro deve, comunque, prendere il via col progetto esecutivo della Provincia. Spero faccia presto, è l’ora. Mercoledì mattina (stamani) saremo in provincia per parlare proprio di viabilità».
Ma non tutti hanno la speranza di vedere a breve qualche mossa. Enzo Biagini, per esempio, ironizza. «Alla fine ecco il contentino: a parziale risarcimento dei guasti ambientali causati dalla geotermia arrivano i soldi per due lotti che saranno operativi tra dieci anni. Speriamo. Del resto della strada che ne facciamo? Mi stupisce il silenzio della Provincia e la latitanza della Regione Toscana. Non rimane che augurarsi che le istituzioni locali e le forze politiche, tutte e non solo il Pd, esercitino continue e determinate pressioni. Speriamo che non occorrano altre tragedie per vedere i cantieri e la tanto agognata risoluzione del problema».
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