Sicurezza
MONTEROTONDO MARITTIMO
Nuova area per la cava Si estrarrà a Santa Croce
MONTEROTONDO MARITTIMO. Quella di Santa Croce è una cava che, nel territorio di Monterotondo Marittimo, dà lavoro a circa trenta persone. Un centro importante per il Comune: non solo una risorsa per...
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MONTEROTONDO MARITTIMO. Quella di Santa Croce è una cava che, nel territorio di Monterotondo Marittimo, dà lavoro a circa trenta persone.
Un centro importante per il Comune: non solo una risorsa per il territorio con un rilevante numero di impiegati ma anche un centro per l’estrazione di roccia calcarea di alta qualità. Il materiale estratto presso la cava è infatti una risorsa di non facile reperibilità nell’ambito delle Colline Metallifere e in particolare per le attività edilizie e per la realizzazione di infrastrutture di vario genere.
Oggi la ditta Piazzi, titolare della Cava, ha elaborato un progetto per estendere gli scavi su un altro versante della colline e, contemporaneamente, per recuperare la parte di cava già sfruttata. E per fare ciò è necessaria una variante urbanistica.
La modifica consisterebbe nel rinunciare all’area estrattiva della cava Buca dei Falchi Est, per una superficie complessiva di circa 66mila metri quadri di cui a superficie boscata circa 40 mila, in favore di un’area in ampliamento alla cava di Santa Croce, per una superficie di circa 30mila metri quadri di cui a copertura boscata circa 17mila. Con la modifica l’area estrattiva si ridurrebbe complessivamente di 36mila metri quadri, salvaguardando la parte boscata per una superficie complessiva di 22mila metri quadri. «Si tratta di una variante per permettere l’estrazione da un altro lato della Cava di Santa Croce – ha spiegato il sindaco di Monterotondo Giacomo Termine – significa quindi aver prodotti della solita qualità alta della Piazzi mantenendo il livello occupazionale. Ad oggi infatti lavorano lì circa trenta persone». Ma se da un lato si prevede di allargare gli scavi dall’altro si vuole recuperare il versante già sfruttato: «Se da un lato vi è la volontà esplicita di mantenere in efficienza una attività economica di primaria importanza per il comparto produttivo locale, dall’altro vi è la ferma convinzione che la qualità del paesaggio e la valorizzazione delle risorse naturali siano ormai divenute strategie irrinunciabili delle politiche comunali» si legge nel progetto. L’idea adesso è quella della possibilità di un recupero ambientale e paesaggistico coerente con i caratteri del luogo: l’intervento si pone l’obiettivo di trasformare un paesaggio di cava in un paesaggio boscato in cui la cava risulta del tutto invisibile. Per permettere la mimetizzazione verranno rivisti i pendii della collina e successivamente interverranno con la coltivazione di specie arboree autoctone dell’area. La Regione Toscana prevede infatti per la risistemazione del verde la «semina e messa a dimora di essenze vegetali autoctone e legate al paesaggio circostante».
Un centro importante per il Comune: non solo una risorsa per il territorio con un rilevante numero di impiegati ma anche un centro per l’estrazione di roccia calcarea di alta qualità. Il materiale estratto presso la cava è infatti una risorsa di non facile reperibilità nell’ambito delle Colline Metallifere e in particolare per le attività edilizie e per la realizzazione di infrastrutture di vario genere.
Oggi la ditta Piazzi, titolare della Cava, ha elaborato un progetto per estendere gli scavi su un altro versante della colline e, contemporaneamente, per recuperare la parte di cava già sfruttata. E per fare ciò è necessaria una variante urbanistica.
La modifica consisterebbe nel rinunciare all’area estrattiva della cava Buca dei Falchi Est, per una superficie complessiva di circa 66mila metri quadri di cui a superficie boscata circa 40 mila, in favore di un’area in ampliamento alla cava di Santa Croce, per una superficie di circa 30mila metri quadri di cui a copertura boscata circa 17mila. Con la modifica l’area estrattiva si ridurrebbe complessivamente di 36mila metri quadri, salvaguardando la parte boscata per una superficie complessiva di 22mila metri quadri. «Si tratta di una variante per permettere l’estrazione da un altro lato della Cava di Santa Croce – ha spiegato il sindaco di Monterotondo Giacomo Termine – significa quindi aver prodotti della solita qualità alta della Piazzi mantenendo il livello occupazionale. Ad oggi infatti lavorano lì circa trenta persone». Ma se da un lato si prevede di allargare gli scavi dall’altro si vuole recuperare il versante già sfruttato: «Se da un lato vi è la volontà esplicita di mantenere in efficienza una attività economica di primaria importanza per il comparto produttivo locale, dall’altro vi è la ferma convinzione che la qualità del paesaggio e la valorizzazione delle risorse naturali siano ormai divenute strategie irrinunciabili delle politiche comunali» si legge nel progetto. L’idea adesso è quella della possibilità di un recupero ambientale e paesaggistico coerente con i caratteri del luogo: l’intervento si pone l’obiettivo di trasformare un paesaggio di cava in un paesaggio boscato in cui la cava risulta del tutto invisibile. Per permettere la mimetizzazione verranno rivisti i pendii della collina e successivamente interverranno con la coltivazione di specie arboree autoctone dell’area. La Regione Toscana prevede infatti per la risistemazione del verde la «semina e messa a dimora di essenze vegetali autoctone e legate al paesaggio circostante».
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