Sicurezza
Dal legno grezzo al rock Chitarre made in Sorano
di Fiora Bonelli
Nel cuore delle colline del tufo l’elettricista Damiani si appassiona alle sei corde E da autodidatta comincia a costruirne e a farsi un nome a livello internazionale
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SORANO. Professione liutaio. E costruisce chitarre elettriche. Un mestiere che non si improvvisa e che nemmeno è dato vedere tutti i giorni, tanto meno in un piccolo paese del Grossetano. È così che fra i suoi preziosi tesori, tra edifici rupestri e tombe etrusche, Sorano ne annovera uno particolarissimo. Si chiama Paolo Damiani, elettricista e liutaio. Ma è soprattutto un artista delle chitarre elettriche che da quattro anni ha cominciato a costruire da autodidatta, con la curiosità e il puntiglio del topo di biblioteca che divora libri, sperimenta e non si dà pace fino a quando non vede l’oggetto finito.
In poco tempo è diventato famoso fra gli appassionati di musica e ha già costruito chitarre che vende ad amatori anche all’estero. Nell’ambiente della musica da tempo si sa che Paolo è un artista vero, un professionista assai ricercato che si divide fra il suo primo mestiere, elettricista, e questo del liutaio che lo assorbe quasi più del primo.
Quarantuno anni, soranese doc, è da sempre appassionato di chitarre. «Fin da ragazzo – racconta – mi sono dedicato alla musica e suonavo la tastiera, ma da otto anni ho scoperto la chitarra ed è stato un amore travolgente. Da quattro anni, dopo aver cominciato con la riparazione di strumenti, ho iniziato a costruire chitarre ex novo. Ne avevo acquistata una usata a 1.300 euro, ma poi vidi una Paul Reed Smith. Me ne innamorai ma costava troppo e allora decisi di farmela da solo. Comprai il manico e mi misi sotto. L’ho costruita con le misure fondamentali da rispettare, altrimenti non suona e non si accorda. Ho costruito anche il pickup, un magnete in grado di trasformare le vibrazioni delle corde della chitarra in impulsi di tipo elettrico».
Quasi non ancora consapevole dell’eccezionalità del suo lavoro e della pazienza, dedizione e preparazione che occorrono per intraprendere una strada così particolare, Paolo, col cappello calzato sulla fronte e le mani veloci e ferme, come impugnasse un bisturi, taglia, scava, aggancia, tocca e ascolta. Anche per il legno da usare ha un suo cerimoniale che si svolge nella “libreria del legno”.
«A seconda di quello che ho in mente – spiega – accarezzo i vari tipi di legno, li faccio suonare col dito e ascolto le vibrazioni. Il legno ha il compito di risuonare e far arrivare alle corde e al pickup l’energia da trasformare in suono. Ha un ruolo fondamentale per il liutaio. Il legno più è vecchio e più vibra. A volte mi è capitato di utilizzare quello di mobili antichi. Amo sperimentare e so che il legno stagionato all’aperto vibra di più di quello stagionato in forno. Uso tutti legni vecchi. Peccato che vi siano legni che oggi non si trovano più, come l’acero campestre».
Paolo racconta la sua passione con la forza di chi ha chiaro che questa ormai è la sua strada. «Studio, ricerco pezzi che mi servono anche in tutta Europa pur di averli. Certi condensatori, ad esempio. Mi piace fondere insieme il vecchio col moderno, provo, riprovo. Ma alla fine sono sempre felice del risultato».
Per costruire una chitarra partendo dal legno grezzo Paolo ci mette due mesi, senza contare la ricerca dei materiali. Un lavoro duro, di grande precisione, da portare avanti col bilancino dell’orefice. «Il mio maggior sostenitore – dice – è stato Jacopo Palla. A lui devo la decisione di aver intrapreso questo mestiere con determinazione. Andrò avanti, sento che questa è la mia strada». Intanto Paolo sta preparando una pagina Facebook dove sistemare i book delle sue chitarre che accompagni momento per momento la realizzazione delle opere da lui realizzate.
In poco tempo è diventato famoso fra gli appassionati di musica e ha già costruito chitarre che vende ad amatori anche all’estero. Nell’ambiente della musica da tempo si sa che Paolo è un artista vero, un professionista assai ricercato che si divide fra il suo primo mestiere, elettricista, e questo del liutaio che lo assorbe quasi più del primo.
Quarantuno anni, soranese doc, è da sempre appassionato di chitarre. «Fin da ragazzo – racconta – mi sono dedicato alla musica e suonavo la tastiera, ma da otto anni ho scoperto la chitarra ed è stato un amore travolgente. Da quattro anni, dopo aver cominciato con la riparazione di strumenti, ho iniziato a costruire chitarre ex novo. Ne avevo acquistata una usata a 1.300 euro, ma poi vidi una Paul Reed Smith. Me ne innamorai ma costava troppo e allora decisi di farmela da solo. Comprai il manico e mi misi sotto. L’ho costruita con le misure fondamentali da rispettare, altrimenti non suona e non si accorda. Ho costruito anche il pickup, un magnete in grado di trasformare le vibrazioni delle corde della chitarra in impulsi di tipo elettrico».
Quasi non ancora consapevole dell’eccezionalità del suo lavoro e della pazienza, dedizione e preparazione che occorrono per intraprendere una strada così particolare, Paolo, col cappello calzato sulla fronte e le mani veloci e ferme, come impugnasse un bisturi, taglia, scava, aggancia, tocca e ascolta. Anche per il legno da usare ha un suo cerimoniale che si svolge nella “libreria del legno”.
«A seconda di quello che ho in mente – spiega – accarezzo i vari tipi di legno, li faccio suonare col dito e ascolto le vibrazioni. Il legno ha il compito di risuonare e far arrivare alle corde e al pickup l’energia da trasformare in suono. Ha un ruolo fondamentale per il liutaio. Il legno più è vecchio e più vibra. A volte mi è capitato di utilizzare quello di mobili antichi. Amo sperimentare e so che il legno stagionato all’aperto vibra di più di quello stagionato in forno. Uso tutti legni vecchi. Peccato che vi siano legni che oggi non si trovano più, come l’acero campestre».
Paolo racconta la sua passione con la forza di chi ha chiaro che questa ormai è la sua strada. «Studio, ricerco pezzi che mi servono anche in tutta Europa pur di averli. Certi condensatori, ad esempio. Mi piace fondere insieme il vecchio col moderno, provo, riprovo. Ma alla fine sono sempre felice del risultato».
Per costruire una chitarra partendo dal legno grezzo Paolo ci mette due mesi, senza contare la ricerca dei materiali. Un lavoro duro, di grande precisione, da portare avanti col bilancino dell’orefice. «Il mio maggior sostenitore – dice – è stato Jacopo Palla. A lui devo la decisione di aver intrapreso questo mestiere con determinazione. Andrò avanti, sento che questa è la mia strada». Intanto Paolo sta preparando una pagina Facebook dove sistemare i book delle sue chitarre che accompagni momento per momento la realizzazione delle opere da lui realizzate.
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