Il Tirreno

Grosseto

Intesta beni alla moglie, Pesucci nei guai

di Francesca Ferri
Intesta beni alla moglie, Pesucci nei guai

Campagnatico, l’ex sindaco doveva 300mila euro all’erario, ma fece un fondo alla coniuge. La Corte dei conti annulla l’atto

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CAMPAGNATICO. A nulla è servito costituire un fondo patrimoniale a favore della moglie il giorno stesso della pubblicazione della sentenza di primo grado che lo obbligava a pagare 308mila euro all’erario per aver costruito un parcheggio multipiano usando fondi ministeriali e regionali destinati invece a lavori contro il rischio idrogeologico. Elismo Pesucci, ex sindaco di Campagnatico, è di nuovo in guai giudiziari.

Dovrà pagare l’ingente cifra all’erario, come già stabilito con propria sentenza il 31 gennaio 2013. La Corte dei Conti della Toscana ha infatti annullato l’atto notarile stipulato da Pesucci proprio quel giorno e che lo privava di garanzia patrimoniale per appianare il debito.

Per i giudici Amedeo Federici, Nicola Ruggiero e Chiara Vetro, la Procura contabile «ha dimostrato» che quell’atto è stato «compiuto fraudolentemente con il preciso intento di sottrarre il patrimonio alla garanzia patrimoniale del creditore», ovvero l’erario.

Tutto parte da una storia ormai nota, quella della costruzione del parcheggio multipiano di Campagnatico. Nel 2005 la giunta, allora guidata da Pesucci, approva il progetto preliminare per il consolidamento della rupe di Campagnatico. Per fare i lavori l’amministrazione chiede un finanziamento del ministero dell’Ambiente di 1,17 milioni di euro, messo a disposizione esclusivamente per la difesa del suolo.

Il progetto esecutivo, deliberato sempre dalla giunta l’anno dopo, però, prevede tutt’altre opere rispetto al progetto preliminare già inviato al ministero: non un consolidamento e altri interventi diffusi, ma la costruzione della “Piazza”, il parcheggio multipiano, «secondo – si legge nella sentenza del 2013 – le indicazioni fornite da Pesucci e dal geometra Emanuele Barone, responsabile dell’ufficio lavori pubblici.

E non solo. Nell’ottobre del 2006, a seguito di calamità naturali che avevano riguardato la circonvallazione Cessa, Pesucci aveva anche chiesto alla Regione altro denaro per interventi di somma urgenza. La Regione aveva stanziato 171mila euro e ne aveva liquidati 141mila. Ma anche stavolta i soldi erano serviti – hanno stabilito i giudici – a realizzare opere che non c’entravano nulla con gli interventi per superare la prima emergenza. Erano stati infatti usati per proseguire la costruzione del muro in cemento armato nella circonvallazione Cessa. Insomma, anche in questo caso il finanziamento sarebbe stato sviato dalla destinazione originaria.

Perciò nel 2013 la Corte dei conti ha condannato Pesucci a pagare 308.340 euro di cui 286.200 al ministero e 22.140 euro alla Regione, e Barone a pagare 102.780 (95.400 al ministero e 7.380 alla Regione). Anche Luca Grisanti, attuale sindaco di Campagnatico e all’epoca vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, era stato condannato a pagare la stessa cifra di Barone. La somma è stato poi ridotta a 70mila euro, che Grisanti sta pagando a rate.

La sentenza, come detto, è stata pubblicata il 31 gennaio 2013. Quello stesso giorno Pesucci, con atto firmato dal notaio Ciampolini di Grosseto, ha costituito un fondo patrimoniale a favore della moglie, Marzia Rossi, con cui era in regime di separazione dei beni. A lei erano andati parte di due terreni ad Arcille, l’appartamento di residenza ad Arcille e le sue pertinenze: un locale a uso rimessa, uno a uso commerciale e un’area urbana di 32 metri quadrati.

L’accusa sostiene si sia trattato di una frode e per questo ha chiesto di annullare l’atto notarile. La difesa di Pesucci, l’avvocato Paolo Bastianini, ha invece ritenuto improcedibile, inammissibile e infondata la domanda, citando norme che escludono l’espropriazione, quando il creditore è la pubblica amministrazione, se l’unico immobile di proprietà oggetto dell’azione esecutiva è la casa di residenza.

Ragioni, però, che non hanno convinto i giudici. «Il signor Pesucci – scrivono i giudici – senza dubbio era a piena conoscenza del pregiudizio che tale atto arrecava alle ragioni del creditore visto che non c’era nessun bisogno di costituire un fondo patrimoniale per far fronte ai bisogni dei coniugi».

La Corte dei conti ha dunque dichiarato la contumacia della signora Marzia, ha annullato l’atto notarile nei confronti del ministero e della Regione ai fini del soddisfacimento del loro credito, e ha condannato Pesucci a pagare le spese di lite. La sentenza, emessa l’11 ottobre, è stata depositata il 21 dicembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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