Proteste
Inceneritore, Comuni al Consiglio di Stato
di Paola Villani
Per Follonica e Scarlino «impianto inadeguato e inquinante»: ricorso contro la sentenza del Tar che non lo riconosce
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SCARLINO. L’inceneritore di Scarlino è «un impianto inadeguato» e perciò inquinante. Lo sostengono da tempo e torneranno a sostenerlo anche davanti al Consiglio di Stato i Comuni di Follonica e Scarlino, che fanno appello ai giudici romani per annullare la sentenza del Tar della Toscana che a luglio ha respinto il loro ricorso contro l’autorizzazione a procedere – data dalla Regione Toscana alla proprietà dell’impianto, la Scarlino energia, nell’ottobre 2015 – nella parte in cui le due amministrazioni contestavano lacune tecniche dell’inceneritore.
La sentenza del Tar è stata una vittoria a metà per i ricorrenti. Da un lato ha infatti riconosciuto, come sostengono i due Comuni, che «l’istruttoria sull’impatto del funzionamento dell’impianto sulla salute delle popolazioni interessate è stato condotto alla luce di dati risalenti nel tempo, senza indagini epidemiologiche attuali» e che «è stato effettuato in termini descrittivi e non eziologici». Mancava quindi uno studio sanitario approfondito che permettesse di conoscere nel dettaglio le condizioni di salute della popolazione coinvolta.
Dall’altro il Tar ha però respinto il ricorso laddove Scarlino e Follonica censuravano quelle che ritengono lacune tecniche dell’inceneritore «per quanto espresso nel corso degli anni dai vari consulenti», dicono le due amministrazioni.
Lacune che spingono Follonica e Scarlino ad avanzare «delle perplessità sull’adeguatezza dell’impianto che richiedono ulteriori studi e verifiche».
Anche stavolta Follonica e Scarlino hanno deciso di continuare la loro battaglia insieme. Il fine delle due amministrazioni è quello di impedire la messa in funzione dell’impianto, nella convinzione che lo stesso produca danni ambientali troppo pesanti per il territorio.
«Il nostro obiettivo – dice il sindaco di Follonica Andrea Benini – è quello di tutelare con forza e con ogni mezzo lo sviluppo sostenibile della piana del Casone di Scarlino, che non può andare disgiunto dalla tutela della salute pubblica, compito imprescindibile del sindaco in qualità di autorità sanitaria locale. La nuova messa in funzione dell’inceneritore andrebbe a incidere su una situazione già critica dal punto di vista ambientale, perché l’area è già esposta ad altri fattori di inquinamento, e per questo è necessario tutelare il pubblico interesse anche in via giurisdizionale, attivando un percorso per fondare una nuova strategia di controlli della piana del Casone di Scarlino, anche attraverso una vigilanza costante, sistematica e trasparente su tutte le fonti di inquinamento ambientale, per tutelare popolazione e territorio».
Con la stessa deliberazione l’amministrazione follonichese intende anche farsi promotrice nei confronti della Regione Toscana per ottenere sostegno e impegno istituzionale nell’attivazione del sistema unitario di controllo dell’inquinamento ambientale nella zona interessata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La sentenza del Tar è stata una vittoria a metà per i ricorrenti. Da un lato ha infatti riconosciuto, come sostengono i due Comuni, che «l’istruttoria sull’impatto del funzionamento dell’impianto sulla salute delle popolazioni interessate è stato condotto alla luce di dati risalenti nel tempo, senza indagini epidemiologiche attuali» e che «è stato effettuato in termini descrittivi e non eziologici». Mancava quindi uno studio sanitario approfondito che permettesse di conoscere nel dettaglio le condizioni di salute della popolazione coinvolta.
Dall’altro il Tar ha però respinto il ricorso laddove Scarlino e Follonica censuravano quelle che ritengono lacune tecniche dell’inceneritore «per quanto espresso nel corso degli anni dai vari consulenti», dicono le due amministrazioni.
Lacune che spingono Follonica e Scarlino ad avanzare «delle perplessità sull’adeguatezza dell’impianto che richiedono ulteriori studi e verifiche».
Anche stavolta Follonica e Scarlino hanno deciso di continuare la loro battaglia insieme. Il fine delle due amministrazioni è quello di impedire la messa in funzione dell’impianto, nella convinzione che lo stesso produca danni ambientali troppo pesanti per il territorio.
«Il nostro obiettivo – dice il sindaco di Follonica Andrea Benini – è quello di tutelare con forza e con ogni mezzo lo sviluppo sostenibile della piana del Casone di Scarlino, che non può andare disgiunto dalla tutela della salute pubblica, compito imprescindibile del sindaco in qualità di autorità sanitaria locale. La nuova messa in funzione dell’inceneritore andrebbe a incidere su una situazione già critica dal punto di vista ambientale, perché l’area è già esposta ad altri fattori di inquinamento, e per questo è necessario tutelare il pubblico interesse anche in via giurisdizionale, attivando un percorso per fondare una nuova strategia di controlli della piana del Casone di Scarlino, anche attraverso una vigilanza costante, sistematica e trasparente su tutte le fonti di inquinamento ambientale, per tutelare popolazione e territorio».
Con la stessa deliberazione l’amministrazione follonichese intende anche farsi promotrice nei confronti della Regione Toscana per ottenere sostegno e impegno istituzionale nell’attivazione del sistema unitario di controllo dell’inquinamento ambientale nella zona interessata.
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