Il dolore
Maltrattamenti all’asilo, chiesti 2 anni
di Pierluigi Sposato
Pena più alta per le titolari, inferiore per le due educatrici. Il pm esclude l’ipotesi di abbandono di minore: non c’è prova
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GROSSETO. «Quell’asilo non era un lager ma lì dentro ci sono stati indubbiamente dei comportamenti riconducibili ad abusi, diffusi e gravi». Con queste premesse, la Procura ha chiesto la condanna a 2 anni per Azzurra Marzocchi e Manuela Seggiani, la titolare dell’asilo e la socia che si occupava per lo più della parte amministrativa, ma soltanto per l’accusa di maltrattamenti dei minori, i bambini di età tra i 12 e i 24 mesi, per fatti avvenuti nel periodo compreso tra il dicembre 2013 e l’aprile 2016; ha poi chiesto una condanna a 1 anno e mezzo per Costanza Mori e Alessia Berti, due delle educatrici dell’asilo, sempre per il medesimo reato, quello caratterizzato dall’applicazione del cosiddetto «metodo azzurriano». E infine la richiesta di assoluzione di tutte e quattro le imputate per l’ipotesi di abbandono di minori: non c’è la prova.
Sono queste le richieste che il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio ha formulato ieri pomeriggio al termine della requisitoria nell’aula gip/gup del Tribunale di Grosseto, dove è in corso in camera di consiglio l’atto finale del processo per i presunti maltrattamenti di cui sarebbero rimasti vittima i piccoli che frequentavano l’asilo (venne chiuso poco dopo l’applicazione delle misure cautelari), al centro delle indagini della polizia di stato che avevano immortalato con le telecamere nascoste quanto avveniva nelle stanze della struttura educativa.
Di fronte al giudice Marco Mezzaluna, nel corso del procedimento con il rito abbreviato (cioè con la riduzione di un terzo in caso di condanna) che è stato condizionato alla visione dei video che hanno interessato le difese, e a una quindicina di genitori dei bambini, l’accusa ha impiegato poco meno di un’ora per ripercorrere i dati salienti dell’inchiesta. A partire dai primi sospetti per arrivare agli accertamenti con strumenti tecnici e alla applicazione delle misure cautelari, fino alla fase del giudizio. E soffermandosi sui passaggi più significativi dal punto di vista giuridico, stigmatizzando in astratto ogni forma di processo di piazza, l’accusa ha finito per chiedere al giudice le condanne. Per Marzocchi, la pena chiesta è quantitativamente la medesima a quella che era stata individuata l’anno scorso al termine dell’accordo tra accusa e difesa ma che (era un patteggiamento) era stata ritenuta non congrua. Così la Procura aveva ricomposto il fascicolo (la cuoca e una maestra avevano patteggiato la pena nel novembre 2016 quando ancora non erano chiuse le indagini preliminari, rispettivamente 1 anno e 6 mesi e 1 anno e 8 mesi) e aveva chiesto il processo complessivamente per coloro che dovevano ancora essere giudicate.
Il pm ha dichiarato di non condividere i motivi per i quali il patteggiamento Marzocchi era stato rifiutato. Ha comunque descritto quei metodi come non riconducibili a metodi educativi validi. Il «metodo azzurriano», ha concluso il dottor Coniglio, è in contrasto con quanto prevede una corretta educazione dei bambini. E per questo motivo ha chiesto la condanna delle quattro imputate, seppur con pene di entità differenti a seconda delle responsabilità e dei fatti emersi nel corso delle indagini. L’udienza è stata chiusa intorno alle 19, riprenderà questa mattina. A ieri sera non era certo che la sentenza possa arrivare già oggi: potrebbe essere necessario un rinvio a dopo le festività.
Sono queste le richieste che il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio ha formulato ieri pomeriggio al termine della requisitoria nell’aula gip/gup del Tribunale di Grosseto, dove è in corso in camera di consiglio l’atto finale del processo per i presunti maltrattamenti di cui sarebbero rimasti vittima i piccoli che frequentavano l’asilo (venne chiuso poco dopo l’applicazione delle misure cautelari), al centro delle indagini della polizia di stato che avevano immortalato con le telecamere nascoste quanto avveniva nelle stanze della struttura educativa.
Di fronte al giudice Marco Mezzaluna, nel corso del procedimento con il rito abbreviato (cioè con la riduzione di un terzo in caso di condanna) che è stato condizionato alla visione dei video che hanno interessato le difese, e a una quindicina di genitori dei bambini, l’accusa ha impiegato poco meno di un’ora per ripercorrere i dati salienti dell’inchiesta. A partire dai primi sospetti per arrivare agli accertamenti con strumenti tecnici e alla applicazione delle misure cautelari, fino alla fase del giudizio. E soffermandosi sui passaggi più significativi dal punto di vista giuridico, stigmatizzando in astratto ogni forma di processo di piazza, l’accusa ha finito per chiedere al giudice le condanne. Per Marzocchi, la pena chiesta è quantitativamente la medesima a quella che era stata individuata l’anno scorso al termine dell’accordo tra accusa e difesa ma che (era un patteggiamento) era stata ritenuta non congrua. Così la Procura aveva ricomposto il fascicolo (la cuoca e una maestra avevano patteggiato la pena nel novembre 2016 quando ancora non erano chiuse le indagini preliminari, rispettivamente 1 anno e 6 mesi e 1 anno e 8 mesi) e aveva chiesto il processo complessivamente per coloro che dovevano ancora essere giudicate.
Il pm ha dichiarato di non condividere i motivi per i quali il patteggiamento Marzocchi era stato rifiutato. Ha comunque descritto quei metodi come non riconducibili a metodi educativi validi. Il «metodo azzurriano», ha concluso il dottor Coniglio, è in contrasto con quanto prevede una corretta educazione dei bambini. E per questo motivo ha chiesto la condanna delle quattro imputate, seppur con pene di entità differenti a seconda delle responsabilità e dei fatti emersi nel corso delle indagini. L’udienza è stata chiusa intorno alle 19, riprenderà questa mattina. A ieri sera non era certo che la sentenza possa arrivare già oggi: potrebbe essere necessario un rinvio a dopo le festività.
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