Sicurezza
«Troppi danni», si valutano le vie legali
di Elisabetta Giorgi
Mancati introiti e lavoratori sull’orlo del licenziamento. Il maltempo devasta gli arredi di Arcimboldo
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GROSSETO. Se da un lato Ascom lancia un «grido di dolore» e chiede un incontro al Comune entro l’Epifania, i commercianti che hanno ottenuto spazi in concessione per i gazebo fuori dal centro storico sono infuriati e non escludono di procedere per vie legali nei confronti dell’ente pubblico per i danni economici legati ai mancati introiti. Il malumore ieri in via Tevere 17 era alle stelle. C’erano Roberta Saccani per conto di Polaroid, locale in via IV novembre, Stefano Franceschelli di Arcimboldo, Marco Rabai del Passaparola in via Telamonio, Francesca Lapidari, contitolare con il marito Marino Armellini del bar edicola Caffè quotidiano in via Inghilterra.
«A noi - sbotta Saccani - ci hanno fatto incattivire ed è giusto che si sappia. Per quale motivo io mi devo preoccupare di non incattivire loro (il Comune, ndr) che hanno incattivito noi? Noi siamo particolarmente e decisamente inca… perché vogliamo risposte. Risposte chiare e definitive in base alle quali poter esser liberi di prendere le nostre decisioni: se chiudere e fare un’altra cosa, se trasferirci come ha già fatto qualcuno o se stare lì all’acqua e al freddo, ma almeno decidere cosa fare delle nostre vite. A me della riunione che l’assessore Rossi (Fabrizio, nrd) vuol fare con i tecnici non importa perché voglio che il Comune dica “a me” cosa vuole. Io ho interesse a lavorare e il diritto di sapere quando posso fare il mio gazebo, così mi organizzo e posso decidere come lavorare, se chiudere per due mesi e riaprire a Pasqua, o se mandare a casa un dipendente per due mesi e farlo tornare dopo. Noi non lavoriamo in Comune dove hanno lo stipendio fisso. Noi campiamo con quello che riusciamo a guadagnare giorno per giorno».
Stefano Franceschelli, titolare di Arcimboldo, giorni fa si è visto volar via gli arredi per colpa del maltempo. «Il vento mi ha divelto tutto – dice - ha buttato in terra le piante e le parti in legno. I clienti, quei pochi che avevo, se ne sono andati via. Ho un ombrellone pagato 3500 euro: se disgraziatamente non lo chiudo il vento me lo porta via. E poi con cosa mi riparo e riparo i clienti il giorno dopo? Ormai tutte le sere devo chiudere alle 21: so che questo mese sono in perdita e 4 persone non prenderanno un euro. Se sono in perdita a Natale che è sempre stato il mio miglior mese, figuriamoci dopo, a gennaio. Una persona la devo mandar via. Non ce la faccio a pagarla. Chiedo: a chi giova tutto questo? Ad oggi dal Comune ci hanno solo detto con Pec del 7 novembre che avevamo la concessione, poi più nulla. Se andiamo negli uffici, non abbiamo risposte: loro (il Comune, ndr) sono un muro di gomma».
Per i dehors fuori del centro storico, il Comune ha ammesso 7 commercianti su 14: la metà. Si sanno le ragioni per cui 7 sono stati esclusi? «Ah, noi non lo sappiamo - rispondono i commercianti ammessi - Ma anche noi abbiamo i nostri bei problemi da risolvere eh...». Tipo? Risponde Franceschelli. «Nel mio caso, Arcimboldo, dopo il bando il Comune si è accorto che una parte della mia richiesta insiste su un’area che è di privati. Quindi sono stato ammesso con riserva, senza poter avere ancora la possibilità di poter disporre di quest’area. Debbo aspettare che sia fatto un accordo tra privati e Comune per l’eventuale utilizzo di quella porzione d’area; dopodiché si può avviare il meccanismo. Ma quando? Non lo so». Altra faccenda, quella di un altro locale che è stato ammesso tra i concessionari, a differenza di Arcimboldo senza neppure la riserva; ma anche qui «poi si sono accorti che ci passerà la ciclabile.. e sarà un problema, a quanto pare». Ancora Saccani: «Il punto è che tutti noi siamo abituati ad arrangiarci e ci adattiamo alle situazioni, ma la storia non è fatta di “se”: è fatta di realtà, e la realtà è che non possiamo neanche arrangiarci. Se io non so come stanno le cose cosa faccio, me le sogno? E domattina dove vado? Non si può campare così». «Ci sentiamo presi in giro», concludono gli imprenditori che non escludono di quantificare i danni subìti e futuri e chiedere il conto. «Se nel mio lavoro sbaglio, pago e chiedo scusa», conclude Roberta.
«A noi - sbotta Saccani - ci hanno fatto incattivire ed è giusto che si sappia. Per quale motivo io mi devo preoccupare di non incattivire loro (il Comune, ndr) che hanno incattivito noi? Noi siamo particolarmente e decisamente inca… perché vogliamo risposte. Risposte chiare e definitive in base alle quali poter esser liberi di prendere le nostre decisioni: se chiudere e fare un’altra cosa, se trasferirci come ha già fatto qualcuno o se stare lì all’acqua e al freddo, ma almeno decidere cosa fare delle nostre vite. A me della riunione che l’assessore Rossi (Fabrizio, nrd) vuol fare con i tecnici non importa perché voglio che il Comune dica “a me” cosa vuole. Io ho interesse a lavorare e il diritto di sapere quando posso fare il mio gazebo, così mi organizzo e posso decidere come lavorare, se chiudere per due mesi e riaprire a Pasqua, o se mandare a casa un dipendente per due mesi e farlo tornare dopo. Noi non lavoriamo in Comune dove hanno lo stipendio fisso. Noi campiamo con quello che riusciamo a guadagnare giorno per giorno».
Stefano Franceschelli, titolare di Arcimboldo, giorni fa si è visto volar via gli arredi per colpa del maltempo. «Il vento mi ha divelto tutto – dice - ha buttato in terra le piante e le parti in legno. I clienti, quei pochi che avevo, se ne sono andati via. Ho un ombrellone pagato 3500 euro: se disgraziatamente non lo chiudo il vento me lo porta via. E poi con cosa mi riparo e riparo i clienti il giorno dopo? Ormai tutte le sere devo chiudere alle 21: so che questo mese sono in perdita e 4 persone non prenderanno un euro. Se sono in perdita a Natale che è sempre stato il mio miglior mese, figuriamoci dopo, a gennaio. Una persona la devo mandar via. Non ce la faccio a pagarla. Chiedo: a chi giova tutto questo? Ad oggi dal Comune ci hanno solo detto con Pec del 7 novembre che avevamo la concessione, poi più nulla. Se andiamo negli uffici, non abbiamo risposte: loro (il Comune, ndr) sono un muro di gomma».
Per i dehors fuori del centro storico, il Comune ha ammesso 7 commercianti su 14: la metà. Si sanno le ragioni per cui 7 sono stati esclusi? «Ah, noi non lo sappiamo - rispondono i commercianti ammessi - Ma anche noi abbiamo i nostri bei problemi da risolvere eh...». Tipo? Risponde Franceschelli. «Nel mio caso, Arcimboldo, dopo il bando il Comune si è accorto che una parte della mia richiesta insiste su un’area che è di privati. Quindi sono stato ammesso con riserva, senza poter avere ancora la possibilità di poter disporre di quest’area. Debbo aspettare che sia fatto un accordo tra privati e Comune per l’eventuale utilizzo di quella porzione d’area; dopodiché si può avviare il meccanismo. Ma quando? Non lo so». Altra faccenda, quella di un altro locale che è stato ammesso tra i concessionari, a differenza di Arcimboldo senza neppure la riserva; ma anche qui «poi si sono accorti che ci passerà la ciclabile.. e sarà un problema, a quanto pare». Ancora Saccani: «Il punto è che tutti noi siamo abituati ad arrangiarci e ci adattiamo alle situazioni, ma la storia non è fatta di “se”: è fatta di realtà, e la realtà è che non possiamo neanche arrangiarci. Se io non so come stanno le cose cosa faccio, me le sogno? E domattina dove vado? Non si può campare così». «Ci sentiamo presi in giro», concludono gli imprenditori che non escludono di quantificare i danni subìti e futuri e chiedere il conto. «Se nel mio lavoro sbaglio, pago e chiedo scusa», conclude Roberta.
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