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Grosseto

Sorpresi tra gli scavi con il metal detector

Sorpresi tra gli scavi con il metal detector

Due tombaroli denunciati dalla Soprintendenza: il processo si chiude con una pena di tre mesi

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GROSSETO. Erano stati sorpresi da uno dei custodi del parco archeologico di Roselle con un metal detector in mano, mentre cercavano oggetti tra le tombe ed erano stati denunciati ai carabinieri. A finire nei guai sono stati due fratelli della provincia di Latina, Domenico e Dino Di Cosimo che sono stati processati e condannati dal giudice Giovanni Muscogiuri a tre mesi di reclusione e trenta euro di multa con la sospensione condizionale della pena.

I due uomini, di 52 e 49 anni, sono stati difesi dall’avvocato Paolo Ceciarini.

Era il 9 gennaio del 2013 quando furono visti da un custode del parco archeologico di Roselle mentre cercavano materiale di scavo con un metal detector. Ognuno aveva il proprio apparecchio cercametalli che era in funzione. Il custode infatti, aveva sentito dei suoni, quelli appunto emessi dal metal detector e aveva visto che uno dei due uomini erano sotto le piante, dove ci sono le tombe mentre l’altro stava uscendo dalla zona dove ci sono gli alberi di olivo. In mano avevano alcuni oggetti metallici: una moneta da 5 centesimi di lira del 1928, un cucchiaio e tre chiodi. Furono avvertiti subito i carabinieri di Batignano, che, una volta arrivati nell’area archeologica di Roselle, hanno identificato i due.

Durante la perquisizione, oltre al materiale che era stato trovato, i militari hanno sequestrato i due metal detector e tre zappette da scavo. Con loro avevano anche due coltelli, uno dei quali con una lama di 9 centimetri e mezzo che è costato ai due anche l’imputazione per porto abusivo di arma da taglio. Reato, questo, per il quale i due fratelli sono stati però prosciolti. Il materiale che i due avevano trovato nell’area archeologica è stato sottoposto a perizia: la funzionaria della Soprintendenza che era stata incaricata dalla Procura ha concordato con il perito numismatico nominato dalla difesa: la moneta da cinque centesimi di lire non aveva alcun valore archeologico. I chiodi e il cucchiaio in rame stagnato invece, secondo il parere della Soprintendenza, potevano avere un non meglio precisato valore artistico e archeologico. Il giudice Muscogiuri ha comunque tenuto conto del comportamento dei due uomini: nonostante abbiano cercato di difendersi spiegando che la zona non fosse perfettamente segnalata come area archeologica, i due si trovavano in una zona «di notorio ed estremo rilievo archeologico - scrive il giudice nel dispositivo della sentenza depositata a fine ottobre - ricchissima di reperti di epoca etrusca, romana e paleocristiana, scandagliando il terreno con due apparecchi cercametalli».

Francesca Gori

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