Il dolore
Morte di Valentina, la pm: «Archiviare»
Lo rende noto il padre della 17enne deceduta in ospedale. «Non ci opporremo per la terza volta, non siamo stati ascoltati»
GROSSETO. La pm Maria Navarro ha presentato una nuova richiesta di archiviazione dell’indagine sulla morte di Valentina Col, la 17enne romana deceduta all’ospedale di Orbetello nell’agosto 2013 per un’embolia polmonare.
Lo rende noto il padre di Valentina, Massimiliano Col, in un post su Facebook, nel quale esprime amarezza: «Nella nostra testa ha albergato per diverso tempo l’idea di avere e volere giustizia sperando di vedere qualcuno che pagasse per una morte assurda, improvvisa, all’interno di un ospedale, dove tutto si poteva pensare tranne quello che è accaduto». Tre le archiviazioni chieste dalla Procura, che aveva indagato dieci sanitari; per le prime due il gip aveva disposto approfondimenti clinici, dopo l’opposizione della famiglia.
Col, raggiunto al telefono, conferma. E spiega che non ci sarà una terza opposizione: «Non la presenteremo. Per noi questa vicenda è stata un dispendio, in tutti i sensi». Col aggiunge soltanto che sarà mandata avanti la causa civile.
Nel post, Col lamenta che non siano state prese in considerazione «le tesi dei nostri periti: medico legale e consulente medico radiologo». Inoltre, «la nostra consulente radiologa, presidente della Società italiana radiologia medica, dalla prima lettura delle immagini del pronto soccorso ha sempre sostenuto che Vale sarebbe entrata in ospedale già con infarti polmonari suggestivi di embolie, tant’è che ha utilizzato le immagini in un convegno internazionale per ribadire la sua tesi e aiutare i futuri radiologi a fare diagnosi corrette». Massimiliano Col ammette che «in un procedimento penale stabilire il 100% di responsabilità non è cosa semplice», ma aggiunge che «nel caso di Valentina non c’è mai stata diagnosi e tantomeno confronto clinico; ancor più sostenute queste tesi, dagli ispettori ministeriali che definirono la morte di Valentina “prevenibile e quindi evitabile”. Niente di tutto questo è servito».
«A noi – si legge ancora su Facebook – è rimasto il ricordo di quei giorni, la superficialità e l’arroganza del medico pneumologo, l’assenza del radiologo mentre Vale faceva la tac a contrasto ed ebbe il suo primo arresto cardiaco, la confusione della rianimatrice che arrivò a soccorrerla senza saperne nulla, e potremmo continuare con un lungo elenco. Inoltre abbiamo speso 4 anni di vita, di stress, di dolore, di rabbia (i nostri risparmi) in un procedimento penale che già in partenza era scontato, dove l’unico obiettivo era archiviare». (p. s.)
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