Il Tirreno

Grosseto

Canapa, un’occasione che piace

di Gabriele Baldanzi
Canapa, un’occasione che piace

Rabazzi (Cia) sarà presente al convegno in cui verrà presentato il progetto di filiera territoriale

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GROSSETO. Qualcuno la vede ancora come una boutade. E ancora poche aziende e coltivatori diretti conoscono le disposizioni contenute nella Legge 242 del 2016.

Rapportare e confrontare la canapa italiana alla cannabis è un errore di concetto. La canapicoltura può tornare a essere, nei prossimi anni, un segmento importante dell’agricoltura maremmana, come lo era all’inizio del secolo e ancora negli anni Cinquanta. Ne è convinto Enrico Rabazzi, presidente di Cia, che sarà presente domani mattina al museo di Storia naturale della Maremma, dove è in programma un convegno sul tema, nel corso del quale verrà presentato il progetto “Filiera Dinamica Territoriale – Un modello di economia circolare per la Maremma, sinergia tra agricoltura, artigianato e industria”. L’evento è coorganizzato da “White Mouths”, marchio registrato nel 2012, che caratterizza le creazioni di Irene Silvestri, e da AssoCanapa, con il patrocinio del Comune di Grosseto e la partecipazione delle associazioni agricole. «Ringrazio Irene Silvestri e AssoCanapa, che ci hanno coinvolto. Siamo davvero interessati a questa presentazione e agli sviluppi del progetto – spiega Rabazzi – al punto che abbiamo coinvolto i nostri associati, invitandoli a partecipare e ad approfondire le opportunità che si aprono nel settore».

Rabazzi sarà presente di persona: «Sì, interverrò, perché credo in questa operazione. La canapa è una coltivazione annuale, di rinnovo. È una pianta di cui non si butta via nulla e che in Maremma, una volta settato il tipo di sementa, può funzionare benissimo. Stiamo parlando di un prodotto biologico, che può dare vita a una filiera che non produce praticamente rifiuti e dalla quale nascono prodotti biodegradabili. Noi ci auguriamo che torni a occupare pian piano il posto che merita nei nostri campi. Non solo. Mi auguro che dalla Regione e dallo Stato possano arrivare finanziamenti per far sviluppare nuove filiere. In Maremma partirà – ci auguriamo – una sperimentazione mettendo in atto procedure per attivare, implementare e monitorare il progetto di Irene, con il sostegno di AssoCanapa».

«Con la Legge 242 – prosegue Rabazzi – si aprono strade nuove. Fino a oggi quella della canapa era una coltivazione delicata, border line. Ora non più. Ma non è tutto così scontato. Per la raccolta e la lavorazione sono richiesti dei macchinari ad hoc e volendo percorrere, come nel caso di specie, la strada di un ciclo quasi a chilometri zero, che ottimizzi i costi, si deve favorire un’agricoltura a scala ridotta o, al massimo, di tipo cooperativo-consorziale. Altro discorso è quello dei semi. Deve essere creata una rete di poli sementieri e fare sì che la canapa diventi davvero una risorsa per gli agricoltori, trovando la tipologia più adatta ai nostri terreni. Ripeto: sono convinto che questo settore possa garantire reddito, soprattutto in un periodo come questo».

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