Il dolore
Addio al giudice Livio Salvatori
Già colonna della procura di Grosseto, si è spento a Siena a 97 anni. La sepoltura nella sua Maremma
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. È morto, nei giorni scorsi, a Siena, all’età di 97 anni, il giudice Livio Salvatori, una delle colonne della Procura grossetana negli anni Sessanta. Oltre ai figli e ai nipoti, lascia la moglie Daria. Si considerava grossetano a tutti gli effetti. Era arrivato qui dalla provincia di Teramo, con i genitori, nel 1935, a 15 anni. Poi si era brillantemente laureato in Giurisprudenza nella città del Palio e infine aveva intrapreso la strada della magistratura. Durante la seconda guerra mondiale fu Ufficiale dell’esercito nella campagna di Albania, poi prigioniero in Germania. Nel 1955 la prima esperienza da pretore, a Roccastrada, terra che gli rimarrà nel cuore. Due anni dopo è sostituto procuratore a Grosseto, quindi giudice istruttore, sempre in Maremma, negli anni Sessanta. Amava trascorrere i fine settimana e le vacanze nella villa a Costa Ombrosa, sotto i castagni, a Roccatederighi. In città lo conoscevano in tanti. Molti avvocati lo ricordano anche procuratore della Repubblica a Siena dal 1980 al 1990, titolare di inchieste importanti come il processo a Prima Linea per l’uccisione di due carabinieri a Monteroni d’Arbia, a seguito di una rapina. Era stato anche procuratore a Crema tra il 1974 e il 1980, conducendo altre inchieste di primo piano. Un personaggio che ha segnato un’epoca, Livio Salvatori, sempre lontano dai riflettori. A ottobre, neppure due mesi fa, era sceso in auto a Grosseto da Siena, da solo, per venire a trovare la figlia. Autonomo e lucido fino alla fine. È stato sepolto a Sterpeto dopo una breve cerimonia religiosa alla Basilica dell’Osservanza, a Siena. Ai familiari le condoglianze della redazione del Tirreno.
Gabriele Baldanzi
Gabriele Baldanzi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
