Sicurezza
tribunale
Pena di 4 mesi per la morte della gattina senza cibo
GROSSETO. Quattro mesi di reclusione ciascuno (con il beneficio della sospensione) per una donna, sua figlia e il genero che erano finiti sotto processo per aver causato la morte della gattina di...
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GROSSETO. Quattro mesi di reclusione ciascuno (con il beneficio della sospensione) per una donna, sua figlia e il genero che erano finiti sotto processo per aver causato la morte della gattina di casa, lasciandola senza cibo né acqua. Il giudice Gian Marco De Vincenzi ha riconosciuto colpevoli Maria Concetta Saladino, Valentina Grandi e Salvatore Misia, accusati di aver omesso di affidare la custodia dell’animale ad altre persone.
I fatti rappresentati nell’aula del Tribunale risalivano all’estate 2013 ed erano avvenuti in città. La famiglia avrebbe dovuto assentarsi soltanto per pochi giorni, anche se per recarsi in Sicilia. E per questo motivo avevano comunque lasciato alla loro gattina acqua e cibo a sufficienza. L’assenza si era però prolungata e nessuno aveva più accudito quella bestiola dal manto bianco con macchie marroni, che aveva iniziato a far sentire insistentemente la propria voce fino a un silenzio significativo. La micia era poi stata trovata morta, in quell’appartamento che la polizia municipale aveva poi riscontrato avere gli infissi completamente serrati: gli agenti l’avevano trovata riversa vicina alla porta di uno dei due bagni. Le ciotole erano vuote. Uno dei vicini aveva sentito cattivo odore e per questo motivo aveva chiesto l’intervento della pattuglia. Chiamata a testimoniare, una vicina aveva dichiarato che la famiglia era partita il 23 luglio 2013: alla sua domanda su chi avrebbe pensato alla micia, si era sentita rispondere che l’assenza sarebbe stata breve e che comunque erano stati lasciati cibo e acqua a sufficienza. Alla domanda del difensore Cristina Solignani, la vicina aveva ribadito che l’animale era tenuto benissimo.
Quando la polizia municipale effettuò il sopralluogo era il 18 settembre, una volta rintracciato il figlio abitante altrove. Ascoltate tutte le testimonianze e sentite le conclusioni delle parti, il giudice si è convinto della responsabilità dei tre imputati e li ha condannati, seppur a una pena mite.
Pierluigi Sposato
I fatti rappresentati nell’aula del Tribunale risalivano all’estate 2013 ed erano avvenuti in città. La famiglia avrebbe dovuto assentarsi soltanto per pochi giorni, anche se per recarsi in Sicilia. E per questo motivo avevano comunque lasciato alla loro gattina acqua e cibo a sufficienza. L’assenza si era però prolungata e nessuno aveva più accudito quella bestiola dal manto bianco con macchie marroni, che aveva iniziato a far sentire insistentemente la propria voce fino a un silenzio significativo. La micia era poi stata trovata morta, in quell’appartamento che la polizia municipale aveva poi riscontrato avere gli infissi completamente serrati: gli agenti l’avevano trovata riversa vicina alla porta di uno dei due bagni. Le ciotole erano vuote. Uno dei vicini aveva sentito cattivo odore e per questo motivo aveva chiesto l’intervento della pattuglia. Chiamata a testimoniare, una vicina aveva dichiarato che la famiglia era partita il 23 luglio 2013: alla sua domanda su chi avrebbe pensato alla micia, si era sentita rispondere che l’assenza sarebbe stata breve e che comunque erano stati lasciati cibo e acqua a sufficienza. Alla domanda del difensore Cristina Solignani, la vicina aveva ribadito che l’animale era tenuto benissimo.
Quando la polizia municipale effettuò il sopralluogo era il 18 settembre, una volta rintracciato il figlio abitante altrove. Ascoltate tutte le testimonianze e sentite le conclusioni delle parti, il giudice si è convinto della responsabilità dei tre imputati e li ha condannati, seppur a una pena mite.
Pierluigi Sposato
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