La manifestazione
Muore nella casa occupata abusivamente
di Francesca Gori
La vittima è un senzatetto di 27 anni Materasso in fiamme, è morto soffocato
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GROSSETO. Perché avesse scelto proprio Grosseto per scappare dalla sua terra d’origine probabilmente non ce lo racconterà nessuno. Il suo sarà un altro di quei nomi che presto verrà dimenticato, se mai qualcuno riuscirà a impararlo e pronunciarlo e nonostante sia quello di un ragazzo di 27 anni morto soffocato dal fumo sprigionato nella camera che occupava abusivamente. Si chiama Abdessadek Morjaha ed era originario del Marocco. Aveva trascorso a Grosseto un breve periodo di tempo, poi era tornato a casa sua, in Africa. Ma la vita lo aveva di nuovo portato qua, in Maremma, dove era arrivato per la seconda volte poche settimane fa e aveva trovato un posto nel quale dormire in quegli appartamenti mai finiti di costruire dietro l’albergo I Crespi,a sud del capoluogo. Un non luogo, un cantiere che mostra la faccia bella tinteggiata di giallo e nasconde tutta la miseria umana che vive tra quelle mura. Nasconde la fame, nasconde la disperazione e forse, nel caso di un ragazzo di 27 anni, nasconde anche le speranze di poter fare qualcosa di buono nella propria vita, anche senza un permesso di soggiorno in tasca.
Abdessadek aveva scelto un appartamento centrale e ci si era chiuso dentro. Da qualche giorno i suoi amici non lo vedevano in giro e la notte tra lunedì e martedì, poco dopo l’una, hanno chiamato i carabinieri.
Con le forze dell’ordine lui non aveva mai avuto problemi. Non aveva commesso reati, tranne quello di occupare abusivamente quella stanza, esattamente come hanno fatto tanti altri sbandati. Si vive così, nel complesso La Meridiana, con qualche coperta buttata per terra, tra gli escrementi sul pavimento e i secchi con l’acqua raccolta per darsi una sciacquata alla bell’e meglio, tra le bombole di gpl utilizzate per alimentare stufette, fornellini da campeggio e lampade per illuminare le stanze quando il buio si mangia tutto, anche i sogni. Nelle notti scorse è stato freddo e il ventisettenne ha cercato un modo per scaldarsi: ha acceso quella piccola stufetta che aveva trovato da qualche parte, in città, e le fiamme, mentre stava dormendo, hanno attaccato il materasso sul quale era steso. Probabilmente aveva bevuto parecchio e non si è accorto che quella stanzetta al pianterreno si era appena trasformata in una trappola di morte. Il ragazzo non si è nemmeno svegliato: è morto asfissiato, sullo stesso materasso dal quale poi si sono propagate le fiamme che lo hanno ferito: probabilmente, però, non ha sentito alcun dolore. Era soltanto sparito, dietro una porta chiusa a chiave con un lucchetto, in una palazzina diventata fantasma anche se si affaccia su una delle strade di accesso alla città, via Aurelia Sud.
Per qualche giorno i suoi amici si sono chiesti dove fosse finito. Poi hanno sentito cattivo odore provenire dalla sua stanza. Hanno sentito l’odore della morte e hanno deciso di chiedere aiuto, chiamando i carabinieri. La pattuglia è arrivata subito alla palazzina e ha trovato il corpo del ragazzo, probabilmente morto già da qualche giorno.
La salma del ventisettenne è stata portata all’obitorio del Misericordia dagli uomini della San Lorenzo servizi, mentre i carabinieri del reparto scientifica sono entrati nel cantiere e, con l’aiuto dei vigili del fuoco e della polizia municipale, hanno aperto tutte le porte blindate, che erano state chiuse con lucchetti e catene. Ce n’erano diversi di uomini e donne, in quegli appartamenti e tra loro c’era anche una ragazza che ha detto subito di essere incinta e che è stata portata via ieri mattina, poco prima delle 9, da un’ambulanza del 118. Anche lei viveva lì, in quella palazzina alle porte della città dove ieri è spuntata la fettuccia dei carabinieri che hanno posto sotto sequestro l’appartamento per i rilievi della scientifica.
Abdessadek Morjaha viveva lì, in quello che è diventato un ghetto dove carabinieri e polizia più e più volte sono entrati, di notte, per sorprendere chi aveva occupato quelle stanze. In una di quelle, ieri quando fuori era ancora buio pesto, c’era il corpo di un ragazzo di 27 anni scoperto soltanto per quell’odore pungente di morte che usciva da quella stanza e che ha fatto scoprire un’altra storia di solitudine, di degrado, di povertà alla quale nessuno potrà mai abituarsi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Abdessadek aveva scelto un appartamento centrale e ci si era chiuso dentro. Da qualche giorno i suoi amici non lo vedevano in giro e la notte tra lunedì e martedì, poco dopo l’una, hanno chiamato i carabinieri.
Con le forze dell’ordine lui non aveva mai avuto problemi. Non aveva commesso reati, tranne quello di occupare abusivamente quella stanza, esattamente come hanno fatto tanti altri sbandati. Si vive così, nel complesso La Meridiana, con qualche coperta buttata per terra, tra gli escrementi sul pavimento e i secchi con l’acqua raccolta per darsi una sciacquata alla bell’e meglio, tra le bombole di gpl utilizzate per alimentare stufette, fornellini da campeggio e lampade per illuminare le stanze quando il buio si mangia tutto, anche i sogni. Nelle notti scorse è stato freddo e il ventisettenne ha cercato un modo per scaldarsi: ha acceso quella piccola stufetta che aveva trovato da qualche parte, in città, e le fiamme, mentre stava dormendo, hanno attaccato il materasso sul quale era steso. Probabilmente aveva bevuto parecchio e non si è accorto che quella stanzetta al pianterreno si era appena trasformata in una trappola di morte. Il ragazzo non si è nemmeno svegliato: è morto asfissiato, sullo stesso materasso dal quale poi si sono propagate le fiamme che lo hanno ferito: probabilmente, però, non ha sentito alcun dolore. Era soltanto sparito, dietro una porta chiusa a chiave con un lucchetto, in una palazzina diventata fantasma anche se si affaccia su una delle strade di accesso alla città, via Aurelia Sud.
Per qualche giorno i suoi amici si sono chiesti dove fosse finito. Poi hanno sentito cattivo odore provenire dalla sua stanza. Hanno sentito l’odore della morte e hanno deciso di chiedere aiuto, chiamando i carabinieri. La pattuglia è arrivata subito alla palazzina e ha trovato il corpo del ragazzo, probabilmente morto già da qualche giorno.
La salma del ventisettenne è stata portata all’obitorio del Misericordia dagli uomini della San Lorenzo servizi, mentre i carabinieri del reparto scientifica sono entrati nel cantiere e, con l’aiuto dei vigili del fuoco e della polizia municipale, hanno aperto tutte le porte blindate, che erano state chiuse con lucchetti e catene. Ce n’erano diversi di uomini e donne, in quegli appartamenti e tra loro c’era anche una ragazza che ha detto subito di essere incinta e che è stata portata via ieri mattina, poco prima delle 9, da un’ambulanza del 118. Anche lei viveva lì, in quella palazzina alle porte della città dove ieri è spuntata la fettuccia dei carabinieri che hanno posto sotto sequestro l’appartamento per i rilievi della scientifica.
Abdessadek Morjaha viveva lì, in quello che è diventato un ghetto dove carabinieri e polizia più e più volte sono entrati, di notte, per sorprendere chi aveva occupato quelle stanze. In una di quelle, ieri quando fuori era ancora buio pesto, c’era il corpo di un ragazzo di 27 anni scoperto soltanto per quell’odore pungente di morte che usciva da quella stanza e che ha fatto scoprire un’altra storia di solitudine, di degrado, di povertà alla quale nessuno potrà mai abituarsi.
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