Il dolore
La scommessa di Anna Paola
Nel 2014 la prima coltivazione alle Trasubbie: «Pronti a ripartire»
CAMPAGNATICO. Si chiama Anna Paola Pifferi. È titolare di una piccola azienda in località Trasubbie, al confine tra i comuni di Campagnatico e Scansano e nel 2014 balzò alle cronache locali come primo produttore grossetano di canapa. Ci sarà anche lei venerdì mattina, tra il pubblico, al Museo di Storia naturale, entusiasta per l’iniziativa che promuove il primo progetto di filiera grossetano sulla canapicoltura. A distanza di tre anni da quell’esperienza le abbiamo chiesto di tracciare un bilancio.
«È buffo il nostro approccio con la canapa», racconta. «Noi abbiamo una piccola azienda agricola e con l’alluvione del 2012 registrammo danni enormi. Non solo per quella stagione ma anche per le successive. Il torrente Trasubbie aveva invaso parte dei nostri terreni e fatto nascere erbacce di ogni tipo. Avevamo l’esigenza di bonificare e venni a sapere delle qualità di questa pianta, la canapa, che è molto coprente, soffoca le erbacce e ha un mercato alimentare per le sue caratteristiche organolettiche. La scommessa nacque così».
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«Avemmo dei contatti con Legambiente e poi con l’Università di Pisa», prosegue Anna Paola. «Il progetto andò avanti e seminammo quasi quattro ettari. Eravamo coinvolti in un progetto di filiera con altri sei produttori: due di Pisa, tre della Valdinievole e uno di Siena. Ci spiegarono che dalla canapa si ottiene l’olio di semi, la farina e il seme decorticato, che ha un buon contenuto proteico grazie a nove amminoacidi essenziali, alla vitamina E e grassi insaturi come Omega 3 e Omega 6.
L’olio è invece buono per combattere il colesterolo e aumentare le difese immunitarie. Lo stelo avremmo dovuto trasportarlo in rotoballe in Piemonte, dove un’azienda avrebbe separato la fibra dal canapulo, per poi usarlo per la produzione di materiale edile. In estate, però, prima della trebbiatura, ci accorgemmo che qualcosa non andava. Non fu una buona stagione. Il raccolto non rese per quanto ci attendevamo. I semi della canapa erano vuoti».
L’anno successivo, al momento della semina, Anna Paola decise di non riprovare. «Mi arresi perché c’era il problema dei tempi ristretti tra la trebbiatura e il conferimento dei semi. Qui non ci sono impianti. E poi il fatto che non avessimo avuto un buon raccolto ci condizionò. Oggi siamo pronti a riprovare e questa notizia del convegno e del progetto di Irene Silvestri e Assocanapa ci fa davvero piacere».
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