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IL FILOSOFO E IL BEL GESTO DI UNA BIMBA
di STEFANO ADAMI
È emerso dalla tivù, Massimo Cacciari. L’albero di Natale impallinato alle spalle. Il ciuffo mohicano. Lo sguardo appuntito che profuma di bàcaro. Il sorriso sbaffato, stile Rasputin. Bolliva: «I...
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È emerso dalla tivù, Massimo Cacciari. L’albero di Natale impallinato alle spalle. Il ciuffo mohicano. Lo sguardo appuntito che profuma di bàcaro. Il sorriso sbaffato, stile Rasputin. Bolliva: «I credenti non hanno più il senso sconvolgente, assoluto del Natale. Ma capisce il dramma? No, lei non capisce...». Sempre più filiforme, la voce che ondeggia e rolla limacciosa come l’acqua nei canali di Venezia. Caro, vecchio Massimo Cacciari. «Io non sono credente», effondeva, «ma ho il senso del Natale, il senso del mistero totalizzante del Natale. È il dio che non è più solo pensiero, che sceglie la carne, decide di farsi uomo, che si offre in sacrificio, che si dà, Cristo». Pausa significativa. Cacciari può ripetersi, lui può. «Comprende? Qui nessuno si dà, ognuno pensa a se stesso!». Caro Cacciari, caro Massimo, caro, caro. Hai ragione. Tutti si danno al massimo a se stessi. Alla dannazione di se stessi.
Che direbbe Cacciari della bimba della piccola città che ha svuotato, in queste settimane natalizie, il suo salvadanaio per consegnare il contenuto all’ospedale locale, sezione pediatrica? Brava bimba, continua così. E soprattutto: resta sempre così. Non diventare come quegli adulti che ticchettano per le strade coi musi serrati e le dita arpionate al cellulare. Sordi a tutto. Chiusi a tutto. Non lasciarti sedurre dal sogno di diventare presentatrice, accumulatrice, dominatrice, moglie del famoso calcista, del rappettaro sparato da ogni radio, fashion blogger. Non applaudire ai tuoi coetanei che rovesciano i cestini dell’immondizia di classe sui professori. Non imbrancarti. Questo direbbe il professor Cacciari. Poi zitto zitto lascerebbe lo studio della tivù, tornerebbe a casa in laguna, e spaccherebbe il suo salvadanaio, probabilmente più grasso di quello della bimba. E donerebbe tutto. Perché, direbbe il prof Cacciari, il bello del bene è che attrae e spinge a replicarlo.
Che direbbe Cacciari della bimba della piccola città che ha svuotato, in queste settimane natalizie, il suo salvadanaio per consegnare il contenuto all’ospedale locale, sezione pediatrica? Brava bimba, continua così. E soprattutto: resta sempre così. Non diventare come quegli adulti che ticchettano per le strade coi musi serrati e le dita arpionate al cellulare. Sordi a tutto. Chiusi a tutto. Non lasciarti sedurre dal sogno di diventare presentatrice, accumulatrice, dominatrice, moglie del famoso calcista, del rappettaro sparato da ogni radio, fashion blogger. Non applaudire ai tuoi coetanei che rovesciano i cestini dell’immondizia di classe sui professori. Non imbrancarti. Questo direbbe il professor Cacciari. Poi zitto zitto lascerebbe lo studio della tivù, tornerebbe a casa in laguna, e spaccherebbe il suo salvadanaio, probabilmente più grasso di quello della bimba. E donerebbe tutto. Perché, direbbe il prof Cacciari, il bello del bene è che attrae e spinge a replicarlo.
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