Il Tirreno

Grosseto

Specie a rischio salvata da un progetto

Prima della schiusa delle uova del 2011, nel padule della Trappola, in Toscana l’ultima nidificazione documentata risaliva al 1929, all’isola di Montecristo. Con un centinaio di coppie riproduttive...

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Prima della schiusa delle uova del 2011, nel padule della Trappola, in Toscana l’ultima nidificazione documentata risaliva al 1929, all’isola di Montecristo. Con un centinaio di coppie riproduttive distribuite tra la Maremma, la Corsica, le isole Baleari, Algeria e Marocco, la popolazione mediterranea di falco pescatore costituisce una specie vulnerabile. In Italia la scomparsa della specie si fa risalire agli anni ‘50 e ‘60. La principale causa di estinzione della specie come nidificante è stata con ogni probabilità la persecuzione diretta. E in Corsica il falco pescatore ha rischiato di seguire lo stesso destino; nel 1974 ne restavano infatti solo 4 coppie. L’adozione tempestiva e prolungata di efficaci strumenti di conservazione e controllo del territorio ha portato ad un recupero straordinario della specie, fino alla trentina di coppie oggi nidificanti. Il successo dell’operazione condotta dai francesi, in particolare dalla Riserva Marina di Scandola, nel Parco Regionale della Corsica, ha creato le condizioni perché si potesse realizzare un progetto di conservazione coordinato anche per le coste italiane. Così, in questo processo, si è inserito 15 anni fa anche il Parco della Maremma, per volontà dell’allora presidente Giampiero Sammuri. «Durante un viaggio in Corsica – racconta Sammuri – mi spiegarono che tutti i siti idonei per la nidificazione del falco pescatore erano ormai arrivati a saturazione e la popolazione locale sembrava essere giunta al suo limite massimo di espansione. Ne parlai con il dottor Andrea Sforzi, con il guardaparco Giuseppe Anselmi, con gli esperti corsi e alla fine pensammo a un progetto di lungo periodo per riportare in Italia questa specie, come nidificante. Sapevamo che l’Arcipelago Toscano e la costa tirrenica centrale potevano essere luoghi ideali . Tuttavia nel 2002 era impossibile predire se, quando e con quali modalità avremmo potuto centrare il risultato, anche in funzione delle modifiche che l’uomo ha apportato a molti ambienti, all’accresciuta presenza di potenziali fonti di disturbo e di minaccia lungo le rotte di spostamento. Ma ciò non ci scoraggiò». (g.b.)

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