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Per gli arcidossini della Capitale serata amarcord di canti d’Amiata

Per gli arcidossini della Capitale serata amarcord di canti d’Amiata

ARCIDOSSO. Un gruppo spontaneo di musicanti arcidossini e riempiono di pubblico il teatro di villa Pamphili a Roma. Un evento curioso che è riuscito a aggregare nella Capitale, all’insegna del bel...

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ARCIDOSSO. Un gruppo spontaneo di musicanti arcidossini e riempiono di pubblico il teatro di villa Pamphili a Roma. Un evento curioso che è riuscito a aggregare nella Capitale, all’insegna del bel canto amiatino, musicanti non professionisti di Arcidosso e arcidossini residenti ormai da decenni a Roma.

La scorsa estate, ad Arcidosso, si è costituito spontaneamente un gruppo di persone dall’età e dalle condizioni più disparate, ma tutte unite dall’amore per la buona musica e il bel canto.

Hanno celebrato con grande successo le tradizionali “Feste del 29” di fine agosto riproponendo il meglio dell’ampia e ormai storica produzione musicale paesana: il Festival della canzone arcidossina, i vari motivi ballabili che venivano eseguiti durante i Veglioni di Carnevale di una volta (famosi i valzer di Mosse), le toccanti melodie di Sandro Lozzi e i nuovi motivi che, periodicamente, si aggiungono a quelli storici del “Festival”.

Intanto a Roma, l’arcidossino Rolando Bardelli, memore dell’eredità spirituale lasciatagli da Bovio Bigi (instancabile aiuto e punto di riferimento per ogni arcidossino che si recasse a Roma), si è impeganto a contattare tutte le famiglie di prossima o lontana provenienza arcidossina allo scopo di ricreare a Roma i legami della “capercità” (“caperci” è il soprannome storico degli arcidossini).

Finalmente il 5 dicembre ha organizzato una cena a cui sono intervenute oltre settanta persone.

Un altro fatto aggregante di grande intensità è stato lo spettacolo teatrale romano di Simone Cristicchi su David Lazzaretti per una decina di giorni, a cui si affiancava una interessante mostra sul profeta dell’Amiata presso il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari. Poco dopo un altro Teatro Romano ha ospitato, per alcune serate, il monologo su Lazzaretti di Roberto Magnani di Arcidosso col gruppo teatrale “Né Arte né Parte”.

Queste sono state ghiotte occasioni per il Bardelli, che è riuscito a trascinare nei due teatri e nel museo più di cento persone di origine arcidossina. Il sodalizio romano è andato intanto ingrandendosi per l’ingresso di altri amici e colleghi di Rolando e della moglie Antonella.

Queste premesse hanno reso i tempi maturi per una nuova manifestazione che facesse incontrare a Roma il gruppo arcidossino con quello capitolino.

Intanto Rolando, di sua iniziativa, ha preso in affitto un teatro nella bella area di Villa Pamphili, nel complesso religioso di San Pancrazio, noto anche per le sue catacombe.

«Avvicinandosi le 16, per le quali era previsto lo spettacolo – racconta Francesco Bardelli di Arcidosso, presente all’evento – per gli arcidossini sono cominciati momenti di viva apprensione perché non si vedeva all’orizzonte nessun spettatore, ma poi le cataratte si sono spalancate e decine e decine di persone hanno cominciato a entrare finché si è reso necessario andare in altri locali a reperire altre sedie. Dalla conta è stato possibile stabilire che erano intervenute almeno trecento persone, tutte felici e interessate allo spettacolo che ha alternato musiche e canti a momenti della più fiera tradizione culturale arcidossina».

E proprio come finale è stata presentata la canzone “Arcidosso 2017. Svegliati Arcidosso” con musiche del maestro Franco Galella e parole di Carla Bigi, figlia di Bovio.

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