Il Tirreno

Grosseto

«Rossi era il capo: sette anni e sei mesi»

di Francesca Gori
«Rossi era il capo: sette anni e sei mesi»

Truffa alle assicurazioni: tutte le richieste del pm Marco Nassi

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GROSSETO. «Un fenomeno endemico che ha pervaso Grosseto e non solo Grosseto» e fa riferimento a un caso del tutto similare avvenuto a Livorno, punito con sentenza definitiva del 2012. Lo aveva già detto nella precedente udienza, il sostituto procuratore Marco Nassi, che ieri, in aula, ha concluso la requisitoria. È stato un fiume in piena di parole il pm, che anche ieri ha parlato per quattro ore. Ha ricostruito, imputato dopo imputato, il ruolo che ciascuno di loro aveva avuto in quella che è stata definita «una vera e propria organizzazione»: gli ideatori di quella che doveva essere «una fabbrica per un’attività lecita» (lo studio infortunistico) poi scivolata nel penale erano consapevoli che per entrare nel mercato servivano dei canali: «medici compiacenti, che non visitavano i pazienti o che erano dispostissimi a retrodatare i certificati; segnalatori, come i paramedici e le forze dell’ordine (e segnalare è corruzione), carrozzieri, testimoni, conducenti, trasportati». Tutti avevano un ruolo, tutti erano indispensabili, sia per gli infortuni semplici, dove c’erano da fare soltanto alcuni aggiustamenti, sia (e a maggior ragione) per quelli complessi, dove c’era tutto da inventare perché relativi a incidenti stradali mai avvenuti: luogo, persone, dinamica, infortuni.

La richiesta di condanna più alta è stata per Stefano Rossi, titolare dello Studio Verde: per lui, Nassi ha chiesto una condanna a sette anni e sei mesi di reclusione. Richieste che sono state supportate tutte dai risultati delle indagini della polizia stradale che portò a un fascicolo nel quale erano stati iscritti più di 50 nomi di indagati.

E tra le prescrizioni e le richieste di condanna, il collegio composto da Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi e Andrea Stramenga, ha ricevuto anche il rifiuto della prescrizione da parte di Luca Ragazzini, il poliziotto del posto fisso dell’ospedale indicato come uno dei segnalatori degli incidentati. Le richieste del sostituto procuratore sono state calibrate sulla base del ruolo che l’indagine avrebbe riconosciuto e assegnato a ciascuno degli imputati: Stefano Rossi 7 anni e sei mesi, Paolo Palumbo, 4 anni e sei mesi; Angelo Aristodemo Cavero, prescritto; Giuseppe Retali, 4 anni; Roberto Lacchini, prescritto; Alessandro Salvini, prescritto; Francesco Bozzi, 3 anni e sei mesi; Giorgio Caoletti, prescritto; Antonio Sassu, prescritto; Massimo Setti, tre anni e sei mesi; Riccardo Rocchi, prescritto; Davide Bennati, prescritto; Giovanni Baldi, 3 anni e sei mesi; Sabrina Molteni, prescritto; Simona Bonsanti, 4 anni e sei mesi; Emanuele Rossi, prescritto; Marsilio Grechi, 3 anni e sei mesi; Rossano Marra, prescritto; Chiara Sciarra, prescritto; Stefania Sciarra, 3 anni; Nicola Lauto, prescritto; Antonino Visalli, 3 anni, Loretta Vatini, prescritto; Marco Marroni, 3 anni; Roberta Roberti, 3 anni; Maurizio Rotoloni, 3 anni; Giorgio Cozzolino, prescritto; Elena Poli, prescritto; Lorenzo Rossi, prescritto; Piergiorgio Zotti, prescritto; Alice Tosini, prescritto; Ionut Barabula, 3 anni; Constantin Barabula, 3 anni; Marcica Chihaia Barabula, 3 anni; Luigi De Martino, prescritto, Angelica Midolo, 3 anni; Nadia Tounsi, 3 anni; Giuseppe Ledda, prescritto; Antonio Macchione, prescritto; Pasquale Macchione, prescritto; Paolo Malasoma, prescritto; Joanna Bogumila Misztal, prescritto; Angelo Tasciotti, prescritto; Giuseppe Timpanaro, prescritto; Roberta Moscarini, prescritto; Emilio Schiavo, prescritto; Michele Dell’Anno, prescritto; Andrea Fabbri, prescritto; Halyna Kolomiyetes , assolta; Antonio Aiello, prescritto; Ioana Barabula, 3 anni; Luca Ragazzini ha rinunciato alla prescrizione.

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