Il dolore
Tragedia sul treno «È passata un’ora prima dei soccorsi»
di Alfredo Faetti
Il convoglio si è fermato solo due stazioni dopo l’allarme Due dottoresse sono intervenute immediatamente
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO
Dal malore al soccorso del personale del 118 è trascorsa più di un’ora. Nel mezzo ci sono stati telefoni senza segnale, l’impossibilità di comunicare con la locomotiva, una possibile fermata saltata e l’arrivo in stazione, senza nessuna ambulanza che lo stesse aspettando. Uno dei passeggeri che domenica mattina era a bordo del treno Natura ripercorre gli ultimi drammatici momenti di vita di Francesco Bini, il trentenne di Campiglia Marittima, rimasto soffocato da un boccone di pane, su cui oggi verrà effettuata l’autopsia.
Una ricostruzione scandita da «una serie di leggerezze che non sono degne di un Paese civile», per usare le parole del testimone, che racconta quel che ha visto a Il Tirreno chiedendo di rimanere anonimo. Erano sulla stessa carrozza, distanti solo pochi scompartimenti, lui e Bini.
Un ragazzo ben voluto da tutti nella sua Venturina quest’ultimo, costretto a combattere con l’autismo di cui era affetto tanto da scriverne un libro-diario dal titolo “Un bambino molto speciale”.
Domenica mattina, come altre decine di persone, Bini ha deciso di percorrere la tratta ferroviaria Grosseto-Siena a bordo del Treno Natura, che taglia i paesaggi rurali della Maremma e del Senese col fascino antico di un treno a vapore. Solo che quel fascino, nella drammatica circostanza del trentenne, è costato molto caro.
Il dramma ha origine poco dopo la fermata alla stazione di Monte Antico, dove il treno si ferma per ricaricare le proprie caldaie: Bini sta mangiando un sandwich quando all’improvviso sente il fiato venirgli meno. Sta soffocando e accusa un malore. «Il capotreno, in regolare divisa, chiede allora se ci sono medici a bordo – racconta il testimone che ha assistito a tutta la scena – Si fanno avanti due dottoresse che capiscono subito la gravità della situazione». Le due donne dicono al capotreno che occorre fermarsi quanto prima per poter soccorrere l’uomo con un’attrezzatura specializzata. Il capotreno, però, non può parlare con il macchinista. «A bordo del Treno Natura non c’è alcun sistema di comunicazione interna e il vagone che contiene il carbone separa la locomotiva dal resto delle carrozze: è impossibile insomma raggiungerla fisicamente – continua il testimone – L’unica possibilità di parlare con il macchinista è dunque il cellulare, ma in quel punto non c’era segnale». La stazione successiva nel percorso è quella di Monte Amiata e il capotreno prova fino all’ultimo a far fermar il convoglio, ma non ci riesce e il treno tira lungo. La stazione dopo è quella di Torrenieri e non c’è più tempo da perdere. Le due dottoresse continuano senza sosta a praticare il massaggio cardiaco a Bini, mentre il capotreno «prova a fischiare al macchinista dal finestrino, ma non riesce a farsi sentire vista la confusione dei binari – continua il testimone – Ma finalmente torna il segnale al telefono e riesce a chiamare il macchinista. Il treno però va a 40 chilometri orari e abbiamo impiegato venti minuti per raggiungere la stazione». Una volta fermati a Torrenieri, però, «non c’era nessuna ambulanza ad aspettarci – prosegue il passeggero – O meglio: le ambulanze c’erano, perché proprio davanti la stazione c’è la sede della Misericordia, ma non c’era nessun conducente disponibile». Sono trascorsi altri minuti prima che Bini riuscisse a prendere la via dell’ospedale, ma ormai le sue condizioni erano irreversibili.
Dal malore al soccorso del personale del 118 è trascorsa più di un’ora. Nel mezzo ci sono stati telefoni senza segnale, l’impossibilità di comunicare con la locomotiva, una possibile fermata saltata e l’arrivo in stazione, senza nessuna ambulanza che lo stesse aspettando. Uno dei passeggeri che domenica mattina era a bordo del treno Natura ripercorre gli ultimi drammatici momenti di vita di Francesco Bini, il trentenne di Campiglia Marittima, rimasto soffocato da un boccone di pane, su cui oggi verrà effettuata l’autopsia.
Una ricostruzione scandita da «una serie di leggerezze che non sono degne di un Paese civile», per usare le parole del testimone, che racconta quel che ha visto a Il Tirreno chiedendo di rimanere anonimo. Erano sulla stessa carrozza, distanti solo pochi scompartimenti, lui e Bini.
Un ragazzo ben voluto da tutti nella sua Venturina quest’ultimo, costretto a combattere con l’autismo di cui era affetto tanto da scriverne un libro-diario dal titolo “Un bambino molto speciale”.
Domenica mattina, come altre decine di persone, Bini ha deciso di percorrere la tratta ferroviaria Grosseto-Siena a bordo del Treno Natura, che taglia i paesaggi rurali della Maremma e del Senese col fascino antico di un treno a vapore. Solo che quel fascino, nella drammatica circostanza del trentenne, è costato molto caro.
Il dramma ha origine poco dopo la fermata alla stazione di Monte Antico, dove il treno si ferma per ricaricare le proprie caldaie: Bini sta mangiando un sandwich quando all’improvviso sente il fiato venirgli meno. Sta soffocando e accusa un malore. «Il capotreno, in regolare divisa, chiede allora se ci sono medici a bordo – racconta il testimone che ha assistito a tutta la scena – Si fanno avanti due dottoresse che capiscono subito la gravità della situazione». Le due donne dicono al capotreno che occorre fermarsi quanto prima per poter soccorrere l’uomo con un’attrezzatura specializzata. Il capotreno, però, non può parlare con il macchinista. «A bordo del Treno Natura non c’è alcun sistema di comunicazione interna e il vagone che contiene il carbone separa la locomotiva dal resto delle carrozze: è impossibile insomma raggiungerla fisicamente – continua il testimone – L’unica possibilità di parlare con il macchinista è dunque il cellulare, ma in quel punto non c’era segnale». La stazione successiva nel percorso è quella di Monte Amiata e il capotreno prova fino all’ultimo a far fermar il convoglio, ma non ci riesce e il treno tira lungo. La stazione dopo è quella di Torrenieri e non c’è più tempo da perdere. Le due dottoresse continuano senza sosta a praticare il massaggio cardiaco a Bini, mentre il capotreno «prova a fischiare al macchinista dal finestrino, ma non riesce a farsi sentire vista la confusione dei binari – continua il testimone – Ma finalmente torna il segnale al telefono e riesce a chiamare il macchinista. Il treno però va a 40 chilometri orari e abbiamo impiegato venti minuti per raggiungere la stazione». Una volta fermati a Torrenieri, però, «non c’era nessuna ambulanza ad aspettarci – prosegue il passeggero – O meglio: le ambulanze c’erano, perché proprio davanti la stazione c’è la sede della Misericordia, ma non c’era nessun conducente disponibile». Sono trascorsi altri minuti prima che Bini riuscisse a prendere la via dell’ospedale, ma ormai le sue condizioni erano irreversibili.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
