Il Tirreno

Grosseto

Il Comune vince la guerra della sagra

di Gabriele Baldanzi
Il Comune vince la guerra della sagra

Arcille: respinte le richieste del Comitato festeggiamenti, legittimi gli atti dell’Amministrazione per rientrare in possesso della sede

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CAMPAGNATICO . Dieci anni fa il consiglio comunale di Campagnatico commise un errore di cui ha beneficiato il Comitato festeggiamenti di Arcille. Adesso quell’errore è stato quanto meno sanato: non il danno subito dall’amministrazione, ma l’errore sì. Il Tribunale amministrativo regionale ha stabilito, nei giorni scorsi, che l’associazione della frazione non ha (e non aveva) diritto a stare nella sede che, quasi venti anni fa l’amministrazione guidata da Elismo Pesucci le aveva dato in uso gratuito; la scelta è stata poi confermata nel 2007, con un discutibile accordo trentennale. L’associazione – rappresentata dagli avvocati Paolo Bastianini e Francesco Massimo Pozzi – aveva presentato ricorso contro alcuni atti prodotti nei primi mesi del 2015 dal Comune di Campagnatico (difesa, Paolo Stolzi di Firenze) e dall’Unione dei Comuni montani dell’Amiata grossetana (avvocati, Claudio Boccini e Marco Pastorelli), chiedendone l’annullamento.

Il giudice – a distanza di due anni dall’opposizione – si è definitivamente pronunciato sul ricorso, respingendo su tutta la linea le richieste del Comitato festeggiamenti di Arcille. Gli atti deliberati nel 2015 dal Comune di Campagnatico e dall’Unione dei Comuni montani dell’Amiata grossetana non solo restano validi, ma l’associazione non ha diritto ad alcun risarcimento. Piuttosto, dovrà rifondere le spese di lite, circa cinquemila euro in totale, a favore dell’amministrazione comunale e dell’Unione.

Nel gennaio del 2007 la convenzione tra il Comune e il Comitato di Arcille era stata rinnovata per ulteriori trent’anni e solo nel 2015, con la giunta di centrosinistra Ricciardi-Guerrieri-Lucatti, si era deciso di mettere mano alla questione, provando a rientrare in possesso dell’immobile di proprietà in piazza della Repubblica, ad Arcille – una struttura polifunzionale di 300 metri quadrati, sala da ballo, cucine e servizi – dato in uso gratuito dagli amministratori precedenti.

Il Comitato, in quegli spazi, svolgeva diverse attività, ma soprattutto, in estate, vi si appoggiava per la rinomata sagra del porcino. Un’operazione, quindi – quella di ridiscutere l’accordo con i volontari di Arcille (vicini a Pesucci, per sua stessa ammissione) – tutt’altro che agevole e scontata.

Il Tar Toscana, attraverso le memorie difensive, ha ripercorso tutte le tappe della vicenda e stabilito che gli atti predisposti due anni fa per tornare in possesso della struttura erano legittimi; non la delibera comunale del 2007. Il regolamento comunale consentiva infatti di assegnare gratis gli immobili solo ad associazioni con scopi umanitari e di ricerca scientifica.

In pratica il Tar della Toscana ha confermato che non esisteva alcuna ragione per consentire al Comitato di Arcille l’uso gratuito e trentennale di un bene di rilevante importanza e valore per la comunità, avendo «le attività ricreative e culturali del Comitato una finalità latamente sociale, ma nulla a che vedere con scopi umanitari o di ricerca scientifica».

Non solo. «L’affidamento gratuito non poteva neppure basarsi sulla norma che permette al consiglio di agire in deroga a quanto previsto dal regolamento». «È palese, invece, la sussistenza di un interesse attuale a recuperare l’immobile – proseguono i giudici della Terza Sezione del Tar Toscana – anziché permanere in capo a soggetti privi dei requisiti per detenerlo».

Inoltre, il tempo trascorso non costituisce un ostacolo all’esercizio dell’autotutela da parte dell’amministrazione comunale, perché il perdurare dell’illegittimità dell’affidamento non riduce l’interesse pubblico, ma semmai ne aggrava sempre più la lesione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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