Sicurezza
Fa causa al commercialista e chiede danni per 5 milioni
di Francesca Gori
Un collega promuove un’azione civile dopo che i suoi clienti se n’erano andati Il professionista adesso citato aveva redatto la perizia per conto della Procura
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GROSSETO. Questa volta si sono trovati di nuovo uno davanti all’altro ma a parti inverse. Il consulente della Procura Stefano Rossi citato dal commercialista suo collega Attilio Diotallevi come parte offesa. Tre giorni fa in tribunale, davanti al giudice Valeria Montesarchio, si discuteva la causa civile tra i due professionisti. Diotallevi ha infatti citato il ctu della Procura dopo che il processo penale del quale era stato uno degli imputati è stato dichiarato prescritto.
Truffa aggravata, il reato contestato nel processo penale, con l’aggravante dell’associazione a delinquere, per la presunta “cresta” che lo studio commerciale di Diotallevi avrebbe fatto sul denaro versato dai clienti per gli adempimenti fiscali: 300mila euro secondo il totale della Procura, per una quarantina di clienti, anche se soltanto quattro di loro si erano costituiti parte civile. «Anche se il processo si è chiuso con la prescrizione - dice il suo avvocato, Francesco Cresti, del Foro di Siena - Diotallevi ha perso tantissimi clienti. Quasi tutti. E il danno che gli è stato causato è stato comunque grave: oltre al fattore economico anche il suo onore e la sua rispettabilità sono venuti meno». E la causa di questo, secondo il commercialista e il suo legale, sarebbe da ricercare nelle perizie che il consulente della Procura, Stefano Rossi, avrebbe prodotto per rispondere alle domande del sostituto procuratore che aveva coordinato le indagini, Stefano Pizza.
Il consulente, con il suo avvocato Niccolò Scopetani, ha ribadito la bontà della sua relazione, spiegando di aver ben operato e il giudice ha concesso i termini per la presentazione delle memorie. «Abbiamo deciso di ricorrere al giudice civile perché secondo noi in quella perizia erano stati riportati dei dati che non erano esatti - aggiunge l’avvocato Cresti - e non rispondeva nemmeno perfettamente ai quesiti del pm che ovviamente si appoggiava a quei dati». Al danno patrimoniale per Diotallevi, causato dal fatto che durante quella vicenda moltissimi clienti hanno lasciato lo studio, si è aggiunto anche quello morale. «È stato ritenuto un criminale - aggiunge l’avvocato - e gli hanno fatto terra bruciata intorno. Abbiamo avanzato una richiesta di risarcimento di 5 milioni di euro proprio per far capire in quale situazione si è venuto a trovare Diotallevi».
Ora i due professionisti presenteranno le memorie difensive, così come richiesto dal giudice Montesarchio che potrà anche disporre altre perizie prima di decidere.
Truffa aggravata, il reato contestato nel processo penale, con l’aggravante dell’associazione a delinquere, per la presunta “cresta” che lo studio commerciale di Diotallevi avrebbe fatto sul denaro versato dai clienti per gli adempimenti fiscali: 300mila euro secondo il totale della Procura, per una quarantina di clienti, anche se soltanto quattro di loro si erano costituiti parte civile. «Anche se il processo si è chiuso con la prescrizione - dice il suo avvocato, Francesco Cresti, del Foro di Siena - Diotallevi ha perso tantissimi clienti. Quasi tutti. E il danno che gli è stato causato è stato comunque grave: oltre al fattore economico anche il suo onore e la sua rispettabilità sono venuti meno». E la causa di questo, secondo il commercialista e il suo legale, sarebbe da ricercare nelle perizie che il consulente della Procura, Stefano Rossi, avrebbe prodotto per rispondere alle domande del sostituto procuratore che aveva coordinato le indagini, Stefano Pizza.
Il consulente, con il suo avvocato Niccolò Scopetani, ha ribadito la bontà della sua relazione, spiegando di aver ben operato e il giudice ha concesso i termini per la presentazione delle memorie. «Abbiamo deciso di ricorrere al giudice civile perché secondo noi in quella perizia erano stati riportati dei dati che non erano esatti - aggiunge l’avvocato Cresti - e non rispondeva nemmeno perfettamente ai quesiti del pm che ovviamente si appoggiava a quei dati». Al danno patrimoniale per Diotallevi, causato dal fatto che durante quella vicenda moltissimi clienti hanno lasciato lo studio, si è aggiunto anche quello morale. «È stato ritenuto un criminale - aggiunge l’avvocato - e gli hanno fatto terra bruciata intorno. Abbiamo avanzato una richiesta di risarcimento di 5 milioni di euro proprio per far capire in quale situazione si è venuto a trovare Diotallevi».
Ora i due professionisti presenteranno le memorie difensive, così come richiesto dal giudice Montesarchio che potrà anche disporre altre perizie prima di decidere.
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