Il dolore
Pavimentazione fatta male: danno e beffa per il Comune
Grosseto: nessun risarcimento dopo il fallimento della ditta, l’amministrazione dovrà pagare le spese di giudizio ma ricorrerà
GROSSETO. Il danno e la beffa. Il Comune di Grosseto da oltre 15 anni è in causa con la ditta che realizzò una parte del recupero, della sistemazione dei sottoservizi e della pavimentazione del centro storico della città. Una pendenza che, nel corso di tre lustri, ha avuto molteplici risvolti e, di recente, un esito paradossale. La storia è lunga. E abbiamo cercato di ricostruirla con l’aiuto di amministratori e avvocati. Tutto inizia nel 1998, quando il Comune – allora guidato da Alessandro Antichi (a metà del primo mandato) – affida, tramite bando, a un’impresa di costruzioni di Catanzaro, l’incarico di realizzare una serie di interventi all’interno della cinta muraria di Grosseto, per togliere l’asfalto, sistemare l’impiantistica sotterranea, stendere la nuova pavimentazione. Stiamo parlando del quarto stralcio dei lavori in centro, quello più complesso. La ditta – oggi fallita, scomparsa – con sede a Catanzaro, prende il lavoro e presenta a garanzia una fideiussione con la Winterhur assicurazioni. I lavori vengono svolti in maniera difforme dal capitolato, non si rispettano i tempi; è un susseguirsi di difficoltà, di problemi, finché del titolare si perdono le tracce e il cantiere viene abbandonato. Si decide così di procedere per vie legali.
L’amministrazione comunale di Grosseto sa che ci sono le condizioni per ottenere almeno un risarcimento del danno patito e inizia comunicando all’impresa l’intenzione di procedere all’escussione della garanzia prestata. Nel frattempo la compagnia assicurativa Winterthur è stata prima assorbita da Ugf e poi da Unipol Assicurazioni. Sul tavolo ballano 185mila euro, più interessi e rivalutazioni.
Chi deve pagarli a chi? Per il giudice che si pronuncia nel 2011 a Lametia Terme è tutto molto chiaro: l’amministrazione grossetana deve ricevere subito i soldi da Ugf e quest’ultima si rivarrà poi sull’imprenditore inadempiente. Il denaro entra in cassa a Grosseto e ci resterà per cinque anni. Fino al 2016. Il tempo di assistere a un nuovo valzer di ricorsi e appelli. Nel frattempo il rimborso alla compagnia assicurativa della somma versata al Comune di Grosseto, da parte dell’imprenditore, resta utopia. Ma questa è un’altra storia. È Unipol infine che si rivolge alla Corte di Appello di Catanzaro. Quest’ultima dichiara l’imprenditore contumace e accoglie la richiesta della compagnia assicurativa di rientrare della cifra pagata come garanzia. I giudici decidono di riformare la sentenza del Tribunale di Lametia Terme sul punto del diritto all’indennizzo da parte del Comune di Grosseto in danno della compagnia fideiubente (negandolo), fermo il riconoscimento dell’inadempimento della ditta. A nulla, quindi, vale la domanda riconvenzionale del Comune di Grosseto, che chiede la conferma della condanna di Unipol al pagamento.
I giudici respingono. Anzi, oltre a dover restituire quasi duecentomila euro (un danno significativo per il Comune), arriva anche la beffa: la condanna al pagamento in favore di Unipol delle spese di tutti i gradi di giudizio, da liquidare in oltre 13mila euro. D’altra parte, in molti casi le sentenze di primo grado vengono ribaltate con quanto ne consegue. Adesso è partito un ulteriore ricorso in Cassazione da parte del Comune di Grosseto, che si oppone alla sentenza beffa in Appello. C’è la possibilità che la Cassazione detti una linea diversa. In questo caso sarebbe un’altra sezione della Corte di Appello di Catanzaro a riprendere in mano i fascicoli per pronunciarsi in maniera definitiva.
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