Attenzione
Dinastia Manini, 5 generazioni si ritrovano
di Fiora Bonelli
Da Lorenzo (3 anni) a Livia (87), cento discendenti di Secondo ed Ernesta festeggiano a Poggio Murella
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POGGIO MURELLA. La carica dei cento Manini. A Poggio Murella (Manciano), domenica 26 novembre, invasione dei discendenti del ceppo Manini che si sono incontrati nel borgo natale del capostipite, nipoti e pronipoti fino alla quinta generazione. Una vera e propria incursione nella frazione mancianese che conta nemmeno duecento anime, per andare a visitare la casa degli antenati e per conoscersi tutti all’agriturismo le Fabbre, fra commozione, improvvisazioni poetiche in ottava rima, cori e musica. E in un periodo in cui la vita vera sembra essere azzerata da quella virtuale dei social network, ecco che invece, più di cento persone sono riuscite, con un gran lavoro organizzativo di squadra e supportati dall’onda dell’emozione, a ritrovarsi in carne ed ossa, a baciarsi e stringersi la mano.
La famiglia Manini è assai nota nel Mancianese, conosciuta come quella di Pian D’Artino, il podere dove i capostipiti Secondo Manini e la moglie Ernesta, erano andati ad abitare e a fare gli agricoltori dopo il matrimonio, lasciando la casa di Poggio Murella dove erano nati. Era intorno al 1904. Misero su una bella famiglia, con sei figli che a loro volta misero al mondo, in tutto, diciotto figli e da questi nacquero trentasei bisnipoti e poi cinquanta bisnipoti. Del ceppo Manini si contano fino alla quinta generazione 140 persone. Di questi 140 ben 100 sono arrivati, anche da molto lontano, fino a Poggio Murella, rispondendo alla chiamata di Michele Manini e Ernesto Giomarelli, bisnipote e nipote che si sono messi in testa di far incontrare tutti e di conoscersi finalmente.
«I più lontani – racconta ancora emozionato Giomarelli – sono arrivati da Varese, altri da Spello in Umbria, da Siena e altri da vari paesi della provincia di Grosseto. La prima tappa del gruppo è stata la casa natale della Torre di Poggio Murella. I nostri antenati sono “torraioli”, gli abitanti di Poggio Murella che secondo la voce popolare sono particolarmente creativi, un po’ eccentrici. Molti di noi non si conoscevano nemmeno. C’era anche Livia, la nipote più vecchia, 87 anni a cui abbiamo donato la fascia di regina e il più piccolo, tre anni, “mister Lorenzo” a cui è stato donato simbolicamente un documento originale del 1929, un porto d’armi che Ernesta, moglie di Secondo aveva custodito gelosamente come una reliquia fino alla morte affidandolo poi a una nipote la quale adesso lo ha consegnato a Lorenzo». Un simbolo di appartenenza alla famiglia e riconoscimento delle proprie radici.
Poi, dopo la visita al cimitero a trovare quelli che non ci sono più, tutti a tavola fra canti in ottava rima, poesie e cori. «E abbiamo scoperto artisti in famiglia – continua Giomarelli – come Michele Scalabrelli uno degli imitatori del gruppo Batù, che riproduce tale e quale i “Cugini di campagna” e che ci ha fatto ascoltare qualche canzone. Un’emozione forte per tutti che ha reso speciale questa gran bella giornata a dimostrazione che i contatti umani, concreti, sono la migliore maniera per conoscersi e riconoscersi».
La famiglia Manini è assai nota nel Mancianese, conosciuta come quella di Pian D’Artino, il podere dove i capostipiti Secondo Manini e la moglie Ernesta, erano andati ad abitare e a fare gli agricoltori dopo il matrimonio, lasciando la casa di Poggio Murella dove erano nati. Era intorno al 1904. Misero su una bella famiglia, con sei figli che a loro volta misero al mondo, in tutto, diciotto figli e da questi nacquero trentasei bisnipoti e poi cinquanta bisnipoti. Del ceppo Manini si contano fino alla quinta generazione 140 persone. Di questi 140 ben 100 sono arrivati, anche da molto lontano, fino a Poggio Murella, rispondendo alla chiamata di Michele Manini e Ernesto Giomarelli, bisnipote e nipote che si sono messi in testa di far incontrare tutti e di conoscersi finalmente.
«I più lontani – racconta ancora emozionato Giomarelli – sono arrivati da Varese, altri da Spello in Umbria, da Siena e altri da vari paesi della provincia di Grosseto. La prima tappa del gruppo è stata la casa natale della Torre di Poggio Murella. I nostri antenati sono “torraioli”, gli abitanti di Poggio Murella che secondo la voce popolare sono particolarmente creativi, un po’ eccentrici. Molti di noi non si conoscevano nemmeno. C’era anche Livia, la nipote più vecchia, 87 anni a cui abbiamo donato la fascia di regina e il più piccolo, tre anni, “mister Lorenzo” a cui è stato donato simbolicamente un documento originale del 1929, un porto d’armi che Ernesta, moglie di Secondo aveva custodito gelosamente come una reliquia fino alla morte affidandolo poi a una nipote la quale adesso lo ha consegnato a Lorenzo». Un simbolo di appartenenza alla famiglia e riconoscimento delle proprie radici.
Poi, dopo la visita al cimitero a trovare quelli che non ci sono più, tutti a tavola fra canti in ottava rima, poesie e cori. «E abbiamo scoperto artisti in famiglia – continua Giomarelli – come Michele Scalabrelli uno degli imitatori del gruppo Batù, che riproduce tale e quale i “Cugini di campagna” e che ci ha fatto ascoltare qualche canzone. Un’emozione forte per tutti che ha reso speciale questa gran bella giornata a dimostrazione che i contatti umani, concreti, sono la migliore maniera per conoscersi e riconoscersi».
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