Il Tirreno

Grosseto

Nuove tariffe a mensa Ecco chi ci guadagna

di Giovanna Mezzana
Nuove tariffe a mensa Ecco chi ci guadagna

Sindaco e assessori illustrano gli effetti del nuovo sistema di costo dei pasti  «Il 21% delle famiglie paga di più, ma le casse pubbliche non si arricchiscono»

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GROSSETO. La giunta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna riapre uno dei fronti delle più aspre dispute che ci sono state in questi mesi tra governo cittadino e maggioranza: e lo farebbe per illustrare – “a bocce ferme” – gli effetti di una delle proprie scelte. Parliamo della rimodulazione delle tariffe per la mensa delle scuole pubbliche che ha portato ad un nuovo sistema in base al quale le famiglie pagano il servizio di cui beneficiano i figli. Sindaco, assessora al ramo Chiara Veltroni e assessore al bilancio Giacomo Cerboni riprendono in mano il bandolo della matassa cominciando con l’invio di un messaggio alla cittadinanza: «Il sistema non è stato cambiato per far cassa», cioè per scucire dalle tasche di babbi e mamme soldi da far rientrare nelle casse civiche. La refezione scolastica del resto, si sa, non è un servizio da cui un ente pubblico può sperare di “far ciccia”.

Gli obiettivi. Alla base delle novità che entrano a regime con questo anno scolastico non c’è alcuna strisciante manovrina: dicono sindaco e assessori. Piuttosto ci sarebbe un tentativo di «efficientamento e omogenizzazione» motiva Cerboni. Tali obiettivi sarebbero anche «i criteri» utilizzati dalla riforma del sistema di pagamento dei pasti per 4.100 bambini (tanti sono per l’anno scolastico 2017-2018).

Le novità. Sono tante. La giunta pone l’accento su alcune: «La cancellazione dell’adeguamento automatico al costo della vita – elenca Cerboni – il raddoppiamento della riduzione (tra il 10 ed il 20 per cento) a partire già dal secondo figlio».

Chi ci guadagna. Secondo i calcoli dell’Amministrazione, sono 588 i bambini che godranno di un raddoppio delle agevolazioni. In 253 (il 7,5%) godranno di una riduzione tra i 10 e 25 centesimi a pasto: parliamo dei figli delle famiglie che hanno un Isee tra 21mila e 25mila euro e tra 28mila e 34mila euro.

Chi ci perde. Vediamo invece gli scaglioni di reddito – tre – in cui, dettaglia Cerboni, ci sarebbero gli aumenti: tra 11mila e 11.500 euro e tra 14mila e 15mila euro l’incremento è di 50 centesimi a pasto; tra 17mila e 18mila euro l’incremento è di 60 centesimi. Poi ci sono ritocchini di 10, 20 e 25 centesimi che interesseranno 493 piccoli, il 15 per cento del totale e che «portano al 21% la percentuale complessiva delle famiglie che pagheranno di più».

Uguale a prima. Infine, 1.111 famiglie, il 33%, non avranno variazioni del costo del pasto dei figli alla mensa.

Extragettito? Macché. Gli uffici comunali hanno fatto poi un calcolo teorico di quanto quest’anno l’ente potrebbe “incassare” in più in termini di gettito dalle mense scolastiche, rispetto all’anno scorso. Se ogni bambino mangerà per 90 giorni alla mensa (è un dato medio teorico, tempo pieno escluso, ci sono scuole il cui orario prevede un solo rientro pomeridiano o due) le casse civiche riceveranno 28mila euro in più rispetto all’anno precedente, cifra con cui in effetti non si salva un bilancio.



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