Sicurezza
Notaio condannato a due anni di pena per falso ideologico
di Pierluigi Sposato
L’indagine è legata a una presunta circonvenzione di incapace per la quale sono finite sotto processo altre persone
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GROSSETO. Un è stato condannato a 2 anni per un falso ideologico connesso a una autentica per una procura connesso a un’indagine su una presunta circonvenzione di incapace. Il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna, al termine del rito abbreviato, ha riconosciuto colpevole Giorgio Ciampolini accogliendo le richieste del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, concedendogli i doppi benefici ma condannandolo a risarcire i danni ai coniugi che sono individuati come vittime, costituitisi parte civile con l’avvocato Patrizia Pagano. Il difensore di Ciampolini, tramite l’avvocato Ippolito Pollini, ha già annunciato appello contro una sentenza che ritiene ingiusta: le motivazioni saranno depositate entro il 21 febbraio, poi il legale potrà presentare ricorso.
Nella stessa udienza, il giudice ha prosciolto («non ha commesso il fatto») Marco Tozzi (difesa Simona Brizzi), imputato in concorso con Moreno e Stefano Meattini, padre e figlio, della circonvenzione. I due Meattini nonché (per la sola tentata violenza privata) Fosca Rossi erano stati rinviati a giudizio in precedenza e per loro il processo è già iniziato. Nel procedimento principale, i due Meattini sono accusati di aver carpito la fiducia dei coniugi, di cui è tutore il figlio, con l’uomo (classe 1927) ritenuto totalmente incapace di intendere e di volere e la moglie (1937) parzialmente; avrebbero indotto l’uomo a rilasciare una procura speciale alla moglie per vendere la quota di un immobile stipulando un preliminare per un importo di 200.000 euro, cifra ritenuta irrisoria dall’accusa (il valore sarebbe stato 350.000), e cedendo il contratto a Tozzi, che sarebbe stato d’accordo con i Meattini, per 50.000 euro. I fatti risalgono al 2013. In ciò si inserisce il ruolo che avrebbe avuto Ciampolini, che avrebbe attestato falsamente di aver ricevuto dichiarazioni da parte dell’uomo con le quali questi dichiarava di voler nominare costituire la moglie come procuratrice speciale per vendita, acquisto e amministrazione dei beni. Secondo l’accusa, invece, l’uomo sarebbe stato in evidente stato di demenza e totalmente incapace di intendere e volere.
Tesi contrastata dall’avvocato Pollini, che ha contestato le conclusioni del neuropsichiatra incaricato di periziare l’uomo, il dottor Romano Fabbrizzi. L’anziano non sarebbe stato affatto incapace di intendere, ha sostenuto, e avrebbe manifestato più volte e in tutta libertà e coscienza l’intenzione di voler affidare la procura alla moglie. Non vi sarebbe stato alcun dolo, in sostanza, nel comportamento del notaio, che avrebbe agito nel pieno rispetto della legge. Argomenti che il difensore si appresta a ripendere nell’atto di appello.
Nel procedimento principale che deve ancora terminare, il solo Stefano Meattini è sospettato di un altro episodio di circonvenzione di incapace, perché avrebbe indotto i coniugi a vendergli un terreno agricolo per 10.000 euro, con atto firmato dallo stesso notaio Ciampolini. Moreno Meattini e Fosca Rossi sono infine imputati perché avrebbero minacciato la moglie rappresentando che avrebbero fatto perdere il lavoro al figlio; avrebbero voluto costringere la donna a ritirare la querela contro Stefano ma l’intervento di un carabiniere, che avevano capito che la richiesta della donna non era spontanea.
Nella stessa udienza, il giudice ha prosciolto («non ha commesso il fatto») Marco Tozzi (difesa Simona Brizzi), imputato in concorso con Moreno e Stefano Meattini, padre e figlio, della circonvenzione. I due Meattini nonché (per la sola tentata violenza privata) Fosca Rossi erano stati rinviati a giudizio in precedenza e per loro il processo è già iniziato. Nel procedimento principale, i due Meattini sono accusati di aver carpito la fiducia dei coniugi, di cui è tutore il figlio, con l’uomo (classe 1927) ritenuto totalmente incapace di intendere e di volere e la moglie (1937) parzialmente; avrebbero indotto l’uomo a rilasciare una procura speciale alla moglie per vendere la quota di un immobile stipulando un preliminare per un importo di 200.000 euro, cifra ritenuta irrisoria dall’accusa (il valore sarebbe stato 350.000), e cedendo il contratto a Tozzi, che sarebbe stato d’accordo con i Meattini, per 50.000 euro. I fatti risalgono al 2013. In ciò si inserisce il ruolo che avrebbe avuto Ciampolini, che avrebbe attestato falsamente di aver ricevuto dichiarazioni da parte dell’uomo con le quali questi dichiarava di voler nominare costituire la moglie come procuratrice speciale per vendita, acquisto e amministrazione dei beni. Secondo l’accusa, invece, l’uomo sarebbe stato in evidente stato di demenza e totalmente incapace di intendere e volere.
Tesi contrastata dall’avvocato Pollini, che ha contestato le conclusioni del neuropsichiatra incaricato di periziare l’uomo, il dottor Romano Fabbrizzi. L’anziano non sarebbe stato affatto incapace di intendere, ha sostenuto, e avrebbe manifestato più volte e in tutta libertà e coscienza l’intenzione di voler affidare la procura alla moglie. Non vi sarebbe stato alcun dolo, in sostanza, nel comportamento del notaio, che avrebbe agito nel pieno rispetto della legge. Argomenti che il difensore si appresta a ripendere nell’atto di appello.
Nel procedimento principale che deve ancora terminare, il solo Stefano Meattini è sospettato di un altro episodio di circonvenzione di incapace, perché avrebbe indotto i coniugi a vendergli un terreno agricolo per 10.000 euro, con atto firmato dallo stesso notaio Ciampolini. Moreno Meattini e Fosca Rossi sono infine imputati perché avrebbero minacciato la moglie rappresentando che avrebbero fatto perdere il lavoro al figlio; avrebbero voluto costringere la donna a ritirare la querela contro Stefano ma l’intervento di un carabiniere, che avevano capito che la richiesta della donna non era spontanea.
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