Il dolore
visionati i filmati chiesti dalle difese
Maltrattamenti all’asilo Sentenza il 22 dicembre
GROSSETO. Un’ora di filmati, montati uno dietro l’altro, commentati dal neuropsichiatra infantile Romano Fabbrizzi, indicato dalla difesa delle insegnanti sospettate di aver maltrattato i bambini di...
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GROSSETO. Un’ora di filmati, montati uno dietro l’altro, commentati dal neuropsichiatra infantile Romano Fabbrizzi, indicato dalla difesa delle insegnanti sospettate di aver maltrattato i bambini di un asilo in città. Poi l’udienza è stata aggiornata: il 21 e il 22 dicembre ci sarà la discussione e al termine il giudice Marco Mezzaluna emetterà la sentenza.
Quello di ieri pomeriggio è stato un ulteriore passaggio, e di fatto l’ultimo, verso l’accertamento della verità processuale per quanto avvenuto nella struttura fino al 2016 e nei tre anni precedenti. Maltrattamenti, ma anche abbandono di minore sono le imputazioni. Erano presenti anche molti dei genitori dei bambini, che si sono affidati a vari avvocati per chiedere la tutela delle loro ragioni (Antichi, Ambrogi, Boccini, Teodosio, Frediani, Bragagni, Burzi, Daviddi, Galletti). L’esame dei video raccolti dalla polizia di stato e poi montati da un tecnico del Tribunale secondo le indicazioni delle stesse difese (avvocati Lottini e Innocenti per Azzurra Marzocchi, Cerboni per Manuela Seggiani, Valle e Cerboni per Costanza Mori e Alessia Berti) è stato chiesto per contestualizzare i momenti in cui i presunti maltrattamenti sono avvenuti: e cioè l’analisi del “prima” e del “dopo”, per capire se gli atteggiamenti siano da ritenere consoni dal punto di vista educativo. Sono passati davanti agli occhi le scene girate dalle telecamere nascoste, la fonte di prova principale dell’accusa sostenuta dalla Procura. Scene a cui il giudice dovrà dare un valore nell’ambito del rito abbreviato (la decisione sarà cioè presa sulla base delle carte e delle prove finora raccolte, senza testimonianze) con il quale il procedimento sta andando avanti. I video di ieri si sono aggiunti a quelli che fanno parte del corpo dell’accusa, già indicati dall’accusa al momento dell’ordinanza che nell’aprile 2016 aveva stabilito alcune misure cautelari per le educatrici ritenute responsabili del metodo «azzurriano». Nei mesi immediatamente successivi all’applicazione delle misure, la cuoca e una maestra avevano patteggiato la pena, mentre era stata respinta la richiesta formulata da Azzurra Marzocchi, titolare dell’asilo (2 anni), perché ritenuta non congrua. I due “filoni” nei quali si era articolato il procedimento si erano quindi ricomposti nella richiesta di rinvio a giudizio per le quattro indagate che risale a circa un anno fa. (p.s.)
Quello di ieri pomeriggio è stato un ulteriore passaggio, e di fatto l’ultimo, verso l’accertamento della verità processuale per quanto avvenuto nella struttura fino al 2016 e nei tre anni precedenti. Maltrattamenti, ma anche abbandono di minore sono le imputazioni. Erano presenti anche molti dei genitori dei bambini, che si sono affidati a vari avvocati per chiedere la tutela delle loro ragioni (Antichi, Ambrogi, Boccini, Teodosio, Frediani, Bragagni, Burzi, Daviddi, Galletti). L’esame dei video raccolti dalla polizia di stato e poi montati da un tecnico del Tribunale secondo le indicazioni delle stesse difese (avvocati Lottini e Innocenti per Azzurra Marzocchi, Cerboni per Manuela Seggiani, Valle e Cerboni per Costanza Mori e Alessia Berti) è stato chiesto per contestualizzare i momenti in cui i presunti maltrattamenti sono avvenuti: e cioè l’analisi del “prima” e del “dopo”, per capire se gli atteggiamenti siano da ritenere consoni dal punto di vista educativo. Sono passati davanti agli occhi le scene girate dalle telecamere nascoste, la fonte di prova principale dell’accusa sostenuta dalla Procura. Scene a cui il giudice dovrà dare un valore nell’ambito del rito abbreviato (la decisione sarà cioè presa sulla base delle carte e delle prove finora raccolte, senza testimonianze) con il quale il procedimento sta andando avanti. I video di ieri si sono aggiunti a quelli che fanno parte del corpo dell’accusa, già indicati dall’accusa al momento dell’ordinanza che nell’aprile 2016 aveva stabilito alcune misure cautelari per le educatrici ritenute responsabili del metodo «azzurriano». Nei mesi immediatamente successivi all’applicazione delle misure, la cuoca e una maestra avevano patteggiato la pena, mentre era stata respinta la richiesta formulata da Azzurra Marzocchi, titolare dell’asilo (2 anni), perché ritenuta non congrua. I due “filoni” nei quali si era articolato il procedimento si erano quindi ricomposti nella richiesta di rinvio a giudizio per le quattro indagate che risale a circa un anno fa. (p.s.)
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