Il Tirreno

Grosseto

Sparatoria mortale «Poliziotto senza colpe»

di Pierluigi Sposato
Sparatoria mortale «Poliziotto senza colpe»

Le motivazioni con le quali la Corte di appello ha assolto l’assistente capo Bracale Il colpo aveva raggiunto «disgraziatamente» Arito Canaj al posto di blocco

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GROSSETO. Nessuna censura può essere mossa a Raffaele Bracale, l’assistente capo della polizia di stato finito sotto processo per la morte di Arito Canaj (o Halo Panajot), ucciso da un proiettile partito dalla sua pistola a un posto di blocco sulla Senese, il 20 giugno 2012 all’imbocco della galleria di Casale di Pari.

Lo mette nero su bianco la terza sezione della Corte di appello di Firenze nelle motivazioni adesso depositate con le quali a luglio l’agente era stato assolto perché il fatto non costituisce reato. In primo grado, per omicidio colposo, gli erano stati inflitti 10 mesi con il rito abbreviato, tra l’altro «in ragione del padroneggiamento approssimativo e maldestro dell’arma». Quella sera, la polizia si era appostata perché sospettava che fosse in arrivo un carico di droga.

«Non possono ravvisarsi - scrivono i giudici del collegio presieduto da Silvia Martuscelli - profili di condotta colposa da parte di Bracale circa il proprio posizionamento, con l’arma in pugno nella mano destra. L’inclinazione verosimile di 45 gradi verso il basso era idonea sia a sparare un colpo intimidatorio sia per colpire uno degli pneumatici della Golf che non si era voluta fermare. «Il posizionamento dell’arma secondo l’angolazione in cui è avvenuto lo sparo deve ritenersi del tutto involontario», osservano i giudici ricostruendo i movimenti di Bracale urtato dall’auto al ginocchio sinistro. «La chiusura a pugno della mano destra ha determinato l’azionamento del grilletto, azione non più controllabile», perché Bracale doveva contemperare l’esigenza di rimanere in equilibrio con quella di non abbandonare la pistola. Mancò, inevitabilmente, «la completa signoria dell’arma»; «disgraziatamente» il colpo raggiunse Canaj.

«Non può imputarsi a Bracale (né risulta dal capo di accusa) il fatto in sé di aver impugnato l’arma», perché a Canaj era stato intimato di spegnere il motore dell’auto, senza esito.

E il modo di detenzione dell’arma? Nessuna censura nemmeno in questo caso. Il tenere la sicura disinserita risponde alle modalità raccomandate dal ministero. E comunque «detto modo di procedere era in generale plausibile in quanto Bracale aveva particolare esperienza circa l’uso dell’arma di ordinanza». E vi erano anzi controindicazioni a tenere la pistola in fondina con la sicura disinserita «al fine di dovere, in condizioni di urgenza, utilizzare entrambe le mani per l’incameramento della cartuccia». E dunque i giudici di appello ritengono che le condizioni di detenzione della pistola «avessero una valenza pressoché neutra».

Nella prevedibilità dell’evento il collegio ritiene che deve essere incluso anche il «tentativo di investimento di taluno degli operanti», in effetti avvenuto, al punto che «l’apprestamento di strumenti di difesa esclude ogni profilo di responsabilità a titolo di colpa». E infine non sono da considerarsi anomale le modalità di porto della pistola di ordinanza in ordine alle funzioni normali alle quali Bracale - capo pattuglia delle Volanti - era normalmente adibito.

Bracale, assistito dagli avvocati Marco Festelli e Federico Bagattini, è stato così assolto. La Corte di appello ha revocato le statuizioni civili: ai familiari dell’uomo rimasto ucciso (costituitisi con l’avvocato Carlo Manti) in primo grado era stato riconosciuto il diritto al risarcimento in sede civile. Anche in appello i familiari avevano insistito sulla colposità del comportamento di Bracale, perché avvenuto in condizioni di non sicurezza (colpo in canna, cane armato, congegno di sicurezza disinserito, dito sul grilletto). La Corte di appello ha confermato invece la confisca e la distruzione del proiettile all’epoca sequestrato per la perizia.

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