Sicurezza
Palloncini fino al cielo Arrivederci, Maria Sole
di Francesca Gori
L’intera città si è fermata per l’ultimo saluto alla figlia di Leonardo Marras Campane a festa e un migliaio di persone nel piazzale del Cottolengo
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GROSSETO. È rimasto con lo sguardo rivolto verso il cielo, finché l’ultimo palloncino bianco non è uscito dalla sua vista. È rimasto così, appeso a quel filo che stava salendo in alto, verso quella speranza che riempie il cuore, anche se in quel cuore c’è soltanto dolore. È lo sguardo di Leonardo Marras, di babbo Leo, appena uscito dal portone della chiesa del Cottolengo. È appena finita la celebrazione del funerale Maria Sole, della sua bambina morta a 8 anni dopo aver combattuto mesi contro una terribile malattia. Una strada in salita - ha detto babbo Leo - che anche la sua piccola guerriera non è riuscita a finire. Ieri mattina, prima delle undici, le campane hanno suonato a festa. Poi è calato il silenzio, un silenzio irreale per quel migliaio di persone e passa che sono rimaste ferme e composte nel piazzale della chiesa di Cottolengo.
Altre centinaia si sono strette in un abbraccio muto intorno a Leonardo Marras e Isabella Sichi, a loro figlio Alessandro Niccolò per l’ultimo saluto alla piccola Maria Sole. Lei era lì, nella sua piccola bara bianca davanti all’altare, dove i suoi compagni di scuola hanno poggiato ai piedi del feretro delle margherite gialle. Altri fiori, altri piccoli mazzi erano ai piedi dell’altare, insieme a un grande cartello rosso, realizzato dai compagni di scuola della bambina con i loro pensieri racchiusi in grandi cuori di carta a quadretti e a righe.
Il sole entrava dalla navata centrale, il sole che la piccina portava nel suo nome. Non poteva essere altrimenti.
A celebrare la messa è stato l’ex vescovo di Grosseto Franco Agostinelli, che ora guida la diocesi di Prato. Ha battezzato lui Maria Sole e prima di lei suo fratello, ha sposato Leonardo e Isa. Insieme a lui c’era il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni, don Gian Paolo Marchetti, don Stefano Papini e don Enzo Capitani (i parroci del Cottolengo), don Desiderio Gianfelici (vicario generale), don Franco Cencioni, padre Giancarlo Silveri, don Fabio Bertelli, don Marius Balint, don Aimè Rwamaschuri. Il Vangelo è stato proclamato dal diacono permanente Marcello Corsini, mentre il cerimoniere era don Marco Gentile. Scritto così, potrebbe sembrare una cerimonia piena di orpelli. Invece, la celebrazione è stata interrotta soltanto dai singhiozzi di chi non è riuscito a trattenere le lacrime. In chiesa c’erano il Governatore della Toscana, la giunta regionale, i colleghi di Marras e tutte le istituzioni cittadine e provinciali. Nessuno, però, se n’è accorto: al Cottolengo c’erano soltanto volti e persone, facce segnate dalle lacrime, uomini e donne senza alcuna etichetta e senza alcun ruolo. Di fronte alla morte di Maria Sole, le differenze si sono annullate: chi era in chiesa ieri era figlio, era fratello, era padre, madre, nonno o nonna, zio o amico della bambina.
Il funerale della piccola Maria Sole ha messo in primo piano il volto umano di una comunità che si è fermata per partecipare al dramma di una famiglia che ora più che mai avrà bisogno del supporto di tutti. Lo ha sottolineato monsignor Agostinelli nella sua omelia. «Dobbiamo andare avanti - ha detto - Buttare l’anima oltre l’ostacolo. La vita certe volte diventa una battaglia e ora dobbiamo davvero guardarla in faccia con coraggio. Oggi ci sono tante persone qui, ma domani è un altro giorno e molti non ci saranno più. L’unico modo che abbiamo per andare avanti è affidarci al Signore».
È un invito quello di Agostinelli che si scioglie, dopo la benedizione, nelle parole dei compagni di classe di Maria Sole. Ognuno di loro ha letto, con la voce rotta dall’emozione che inceppa le parole, un pensiero dedicato alla loro piccola amica.
«La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto»: attacca con le parole della preghiera di Sant’Agostino l’omaggio dei bambini della scuola elementare di via Sicilia che anche Maria Sole frequentava. La bambina, fino a venerdì scorso era in mezzo ai suoi compagni che ieri si sono trovati in chiesa, davanti a quella piccola bara bianca e alla bella Maria Sole con la sua gonnellina di tulle rosa e la borsetta a tracolla. Su uno dei muri delle elementari è stato disegnato un topolino, un avatar che Maria Sole aveva scelto per rappresentarla quando era ricoverata all’ospedale Meyer di Firenze.
Finita la celebrazione, chi ieri mattina era in chiesa e fuori nel piazzale è rimasto immobile. Uscire da quelle tre navate è stato difficilissimo, un atto di coraggio quasi. Voleva dire congedarsi da Maria Sole, questa volta davvero e per sempre. Ma c’erano i tanti palloncini bianchi, ad aspettare l’uscita della piccola bara che è stata portata a Livorno per la cremazione: tra qualche giorno le ceneri di Maria Sole verranno portate al cimitero di Sterpeto. Tanti palloncini bianchi che sono volati in cielo, con quel filo di speranza a penzoloni che si sono portati dietro fino a scomparire.
Altre centinaia si sono strette in un abbraccio muto intorno a Leonardo Marras e Isabella Sichi, a loro figlio Alessandro Niccolò per l’ultimo saluto alla piccola Maria Sole. Lei era lì, nella sua piccola bara bianca davanti all’altare, dove i suoi compagni di scuola hanno poggiato ai piedi del feretro delle margherite gialle. Altri fiori, altri piccoli mazzi erano ai piedi dell’altare, insieme a un grande cartello rosso, realizzato dai compagni di scuola della bambina con i loro pensieri racchiusi in grandi cuori di carta a quadretti e a righe.
Il sole entrava dalla navata centrale, il sole che la piccina portava nel suo nome. Non poteva essere altrimenti.
A celebrare la messa è stato l’ex vescovo di Grosseto Franco Agostinelli, che ora guida la diocesi di Prato. Ha battezzato lui Maria Sole e prima di lei suo fratello, ha sposato Leonardo e Isa. Insieme a lui c’era il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni, don Gian Paolo Marchetti, don Stefano Papini e don Enzo Capitani (i parroci del Cottolengo), don Desiderio Gianfelici (vicario generale), don Franco Cencioni, padre Giancarlo Silveri, don Fabio Bertelli, don Marius Balint, don Aimè Rwamaschuri. Il Vangelo è stato proclamato dal diacono permanente Marcello Corsini, mentre il cerimoniere era don Marco Gentile. Scritto così, potrebbe sembrare una cerimonia piena di orpelli. Invece, la celebrazione è stata interrotta soltanto dai singhiozzi di chi non è riuscito a trattenere le lacrime. In chiesa c’erano il Governatore della Toscana, la giunta regionale, i colleghi di Marras e tutte le istituzioni cittadine e provinciali. Nessuno, però, se n’è accorto: al Cottolengo c’erano soltanto volti e persone, facce segnate dalle lacrime, uomini e donne senza alcuna etichetta e senza alcun ruolo. Di fronte alla morte di Maria Sole, le differenze si sono annullate: chi era in chiesa ieri era figlio, era fratello, era padre, madre, nonno o nonna, zio o amico della bambina.
Il funerale della piccola Maria Sole ha messo in primo piano il volto umano di una comunità che si è fermata per partecipare al dramma di una famiglia che ora più che mai avrà bisogno del supporto di tutti. Lo ha sottolineato monsignor Agostinelli nella sua omelia. «Dobbiamo andare avanti - ha detto - Buttare l’anima oltre l’ostacolo. La vita certe volte diventa una battaglia e ora dobbiamo davvero guardarla in faccia con coraggio. Oggi ci sono tante persone qui, ma domani è un altro giorno e molti non ci saranno più. L’unico modo che abbiamo per andare avanti è affidarci al Signore».
È un invito quello di Agostinelli che si scioglie, dopo la benedizione, nelle parole dei compagni di classe di Maria Sole. Ognuno di loro ha letto, con la voce rotta dall’emozione che inceppa le parole, un pensiero dedicato alla loro piccola amica.
«La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto»: attacca con le parole della preghiera di Sant’Agostino l’omaggio dei bambini della scuola elementare di via Sicilia che anche Maria Sole frequentava. La bambina, fino a venerdì scorso era in mezzo ai suoi compagni che ieri si sono trovati in chiesa, davanti a quella piccola bara bianca e alla bella Maria Sole con la sua gonnellina di tulle rosa e la borsetta a tracolla. Su uno dei muri delle elementari è stato disegnato un topolino, un avatar che Maria Sole aveva scelto per rappresentarla quando era ricoverata all’ospedale Meyer di Firenze.
Finita la celebrazione, chi ieri mattina era in chiesa e fuori nel piazzale è rimasto immobile. Uscire da quelle tre navate è stato difficilissimo, un atto di coraggio quasi. Voleva dire congedarsi da Maria Sole, questa volta davvero e per sempre. Ma c’erano i tanti palloncini bianchi, ad aspettare l’uscita della piccola bara che è stata portata a Livorno per la cremazione: tra qualche giorno le ceneri di Maria Sole verranno portate al cimitero di Sterpeto. Tanti palloncini bianchi che sono volati in cielo, con quel filo di speranza a penzoloni che si sono portati dietro fino a scomparire.
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