La manifestazione
Tre attacchi tra Roselle e Moscona
di Fiora Bonelli
A Marrucheti un predatore sbrana una pecora e le altre cadono in un borro ammassandosi: 15 ovini muoiono soffocati
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GROSSETO. Allarme lupi alle porte di Grosseto, fra Roselle Istia Moscona e Mota. Quindici pecore, tutte in procinto di partorire, sono morte soffocate l’una sull’altra.
Un predatore mercoledì mattina è entrato nel gregge di Enrico Lozzi, a Marrucheti, ha preso una pecora riducendola a una carcassa. Le altre, circa 350 animali, sono fuggite terrorizzate. Arrivate al borro che delimita il pascolo, ci sono cadute dentro, ammassate, e 15 sono morte soffocate.
Il pastore che se ne è accorto è riuscito a salvarne una trentina, tirandole fuori e mettendole al sicuro: «Me ne sono morte 15 – racconta disperato Lozzi. È una perdita da 6. 000 euro in su. E pensare che i 15. 000 euro che mi spettano dalle predazioni 2016 li riceverò, se tutto va bene, nel 2018. Ho pagato il costo degli smaltimenti delle carcasse e i prodotti mi si sono dimezzati». Lozzi ha anche otto cani da guardiania che non hanno potuto fare nulla. Il predatore ha terrorizzato il gregge che è andato incontro alla morte nella scarpata.
Vicino a Lozzi, alla Mota, sempre mercoledì è toccato anche all’azienda Catocci. Due pecore sgozzate, un agnello divorato, una pecora aggredita nella parte posteriore e che è destinata a morire. Gregge terrorizzato, vita col fiato sospeso e 15. 000 euro all’anno persi a causa delle predazioni.
Beppe Catocci e il figlio Alessio, che ora conduce l’allevamento della Mota alle porte di Grosseto, fra la zona di Moscona e quella di Mota, sono disperati: «Questa parte di territorio – dicono – è diventato inabitabile. Questo attacco arriva dopo quello di 15 giorni fa, che mi è costato altre due pecore; il predatore si è visto verso le 19; stavamo mungendo, e il gregge ha cominciato a scampanellare; siamo corsi verso le pecore in fuga e abbiamo visto bene l’animale di circa 80 chili; abbiamo urlato per scacciarlo, ma non aveva paura; alla fine si è allontanato. Questa volta, invece, non l’abbiamo visto; eravamo andati a controllare il gregge alle 3 di notte ed era tutto tranquillo; lo teniamo a 20 metri da casa, dentro un recinto a rete alta, non antilupo. L’aggressione è avvenuta verso l’alba e da quella di 15 giorni fa, oltre alle due pecore morte, me ne resta una zoppicante e molte che ancora producono metà latte. Due hanno abortito. Qui intorno c’è il bosco – aggiungono gli allevatori – La gente non lavora più la terra né alleva pecore. Le aziende chiudono.
La pastorizia maremmana è dunque messa a dura prova sotto i colpi degli attacchi alle greggi da parte di predatori non meglio identificati: lupi, ibridi, cani inselvatichiti e randagi.
I pastori si lamentano non solo per le perdite subite ma anche perché – sostengono – che nessuno li ascolti.
Secondo Beppe Catocci, «la zona fra Istia d’Ombrone e Roselle, quella di Mota e Moscona, appare colpita più e come quelle di Manciano e Scansano, Roccalbegna e Semproniano, Monte Labro e Montelaterone».
L’allevatore ricorda che nella zona dove vivono i Catocci e i Lozzi, c’è anche l’azienda di Stefano Stefanini che un paio di giorni fa ha visto un branco di predatori, quattro che gli hanno predato cinque pecore in pieno giorno e ferite altre due: «Era un branco di quattro – dice Stefanini –alle 11 di mattina qui al podere dei ruderi di Roselle. I cani non sono riusciti a fronteggiarli. I lupi erano troppi. Zona tremenda questa, – dice – dove i predatori vagano indisturbati mentre noi gli diamo da mangiare – conclude – la nostra unica ricchezza».
Un predatore mercoledì mattina è entrato nel gregge di Enrico Lozzi, a Marrucheti, ha preso una pecora riducendola a una carcassa. Le altre, circa 350 animali, sono fuggite terrorizzate. Arrivate al borro che delimita il pascolo, ci sono cadute dentro, ammassate, e 15 sono morte soffocate.
Il pastore che se ne è accorto è riuscito a salvarne una trentina, tirandole fuori e mettendole al sicuro: «Me ne sono morte 15 – racconta disperato Lozzi. È una perdita da 6. 000 euro in su. E pensare che i 15. 000 euro che mi spettano dalle predazioni 2016 li riceverò, se tutto va bene, nel 2018. Ho pagato il costo degli smaltimenti delle carcasse e i prodotti mi si sono dimezzati». Lozzi ha anche otto cani da guardiania che non hanno potuto fare nulla. Il predatore ha terrorizzato il gregge che è andato incontro alla morte nella scarpata.
Vicino a Lozzi, alla Mota, sempre mercoledì è toccato anche all’azienda Catocci. Due pecore sgozzate, un agnello divorato, una pecora aggredita nella parte posteriore e che è destinata a morire. Gregge terrorizzato, vita col fiato sospeso e 15. 000 euro all’anno persi a causa delle predazioni.
Beppe Catocci e il figlio Alessio, che ora conduce l’allevamento della Mota alle porte di Grosseto, fra la zona di Moscona e quella di Mota, sono disperati: «Questa parte di territorio – dicono – è diventato inabitabile. Questo attacco arriva dopo quello di 15 giorni fa, che mi è costato altre due pecore; il predatore si è visto verso le 19; stavamo mungendo, e il gregge ha cominciato a scampanellare; siamo corsi verso le pecore in fuga e abbiamo visto bene l’animale di circa 80 chili; abbiamo urlato per scacciarlo, ma non aveva paura; alla fine si è allontanato. Questa volta, invece, non l’abbiamo visto; eravamo andati a controllare il gregge alle 3 di notte ed era tutto tranquillo; lo teniamo a 20 metri da casa, dentro un recinto a rete alta, non antilupo. L’aggressione è avvenuta verso l’alba e da quella di 15 giorni fa, oltre alle due pecore morte, me ne resta una zoppicante e molte che ancora producono metà latte. Due hanno abortito. Qui intorno c’è il bosco – aggiungono gli allevatori – La gente non lavora più la terra né alleva pecore. Le aziende chiudono.
La pastorizia maremmana è dunque messa a dura prova sotto i colpi degli attacchi alle greggi da parte di predatori non meglio identificati: lupi, ibridi, cani inselvatichiti e randagi.
I pastori si lamentano non solo per le perdite subite ma anche perché – sostengono – che nessuno li ascolti.
Secondo Beppe Catocci, «la zona fra Istia d’Ombrone e Roselle, quella di Mota e Moscona, appare colpita più e come quelle di Manciano e Scansano, Roccalbegna e Semproniano, Monte Labro e Montelaterone».
L’allevatore ricorda che nella zona dove vivono i Catocci e i Lozzi, c’è anche l’azienda di Stefano Stefanini che un paio di giorni fa ha visto un branco di predatori, quattro che gli hanno predato cinque pecore in pieno giorno e ferite altre due: «Era un branco di quattro – dice Stefanini –alle 11 di mattina qui al podere dei ruderi di Roselle. I cani non sono riusciti a fronteggiarli. I lupi erano troppi. Zona tremenda questa, – dice – dove i predatori vagano indisturbati mentre noi gli diamo da mangiare – conclude – la nostra unica ricchezza».
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