Il Tirreno

Grosseto

Amici Miei, Pesucci di nuovo assolto

di Pierluigi Sposato
Amici Miei, Pesucci di nuovo assolto

L’ex sindaco di Campagnatico era sotto accusa per tre casi di corruzione. Lo sfogo: «Hanno ammazzato me e la mia famiglia»

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GROSSETO. È finito anche questo processo, quello “padre” di tutte le vicissitudini di “Amici Miei”, l’inchiesta che dieci anni fa aveva sconvolto la vita amministrativa e politica di Campagnatico. È finito anche questo con un’assoluzione: il fatto non sussiste. Elismo Pesucci, ex sindaco di Campagnatico, finito anche in carcere per queste vicende (2009), incassa un altro proscioglimento e attende adesso l’esito dei due procedimenti residui - quello per le strade comunali e quello per un abuso edilizio. «Dopo dieci anni di inferno si rivede la luce», commenta Pesucci insieme ai suoi avvocati.

L’udienza. Ieri poco prima delle 19 il collegio del Tribunale (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi e Giovanni Muscogiuri) ha messo la parola fine, in primo grado, alle tre accuse di corruzione che avevano tenuto ancora sotto processo Pesucci: quelle relative ai patti ritenuti illeciti con i costruttori siciliani, con l’imprenditore albanese e con quello grossetano per lavori eseguiti nel territorio di Campagnatico. Il pm Arianna Ciavattini aveva sollecitato nella precedente udienza l’assoluzione, ieri la camera di consiglio nella quale i giudici si sono ritirati per poco più di un’ora era stata preceduta da due interventi. Il legale della parte civile Comune di Campagnatico (l’avvocato Fabio Tiezzi) ha invocato la condanna richiamandosi anche a vari elementi di indagine; il difensore Patrizia Fabiani ha evidenziato che «larga parte dell’istruttoria è stata mirata a cercare di dare contorni a qualcosa che non è invece emerso da nessuna parte. Non c’è stata la prova rigorosa delle contestazioni mosse; elementi suggestivi sono stati trascinati in questo processo da altre tranche».

Numeri e accuse. L’avvocato Paolo Bastianini riepiloga i dati del procedimento, iniziato nel 2007 con le ipotesi di corruzione, abuso d’ufficio, associazione per delinquere. Fascicolo chiuso il 6 aprile 2016 con l’archiviazione per prescrizione. Da un rivolo del primo fascicolo (il 2151/2007) nacque poi il 4224/2008 che portò ad agosto 2009 al carcere per Pesucci: 3 mesi, seguiti da altrettanti domiciliari e dal divieto di dimora a Campagnatico fino al giugno 2010. Il processo di ieri (4456/2008) era un ulteriore filone, partito come giudizio immediato (cioè senza udienza preliminare) ma che di immediato non ha avuto certamente i tempi di svolgimento. In questo fascicolo, l’archiviazione per gli imputati residui (altri avevano scelto di definire la pena) è arrivata nel dicembre dell’anno scorso Cinque anni di indagini, tre interrogatori sostenuti da Pesucci, 34 udienze (compresi i riesami a Firenze e in Cassazione), 1.000 pagine di trascrizioni.

«Ho sempre lottato». «Hanno ammazzato me, la mia famiglia e il Comune di Campagnatico», dice adesso Pesucci, che va al di là della vicenda personale. «La soddisfazione è grande. Io ho sempre lottato fino all’ultimo, non mi sono mai avvalso della facoltà di non rispondere. E questo anche contro i consigli del mio avvocato», dice come sorridendo, avvocato che all’epoca era lo scomparso Bruno Leporatti, che aveva portato a termine l’istruttoria e al quale anche i colleghi ancora oggi rivolgono un tributo di riconoscenza per il lavoro immane svolto. «Io ero innocente, non mi sono mai sottratto a dire ciò che il pm voleva sapere. L’ho detto già dal primo giorno. Bruno e Patrizia hanno fatto un grande lavoro; lui l’aveva già sentenziato che qui non c’era nulla». Un riferimento ad altri procedimenti: «È stato mortificante mettere alla sbarra il sindaco per un panettone a Natale e una colomba a Pasqua» come prezzo di corruzione. Un cenno al coimputato, Emanuele Barone, dirigente comunale: «Lui aveva detto chiaramente come stavano le cose e cioè che la responsabilità era del dirigente e non della giunta». Ieri, come praticamente in tutte le udienze, Pesucci si è presentato in Tribunale.

«Bomba atomica». Il pensiero rivolto a Campagnatico: «È tutto morto - osserva Pesucci - le frazioni sono morte, è tutto ingessato, come se fosse esplosa una bomba atomica. Non si muove più nulla. All’epoca era un paese in rinascita, che attirava investimenti pubblici e privati. La viabilità è buona, soprattutto da quando c’è la Senese raddoppiata. Per dieci anni a Campagnatico tutti hanno avuto paura di fare qualcosa». Pesucci non si è più candidato, «ma la passione per la politica c’è sempre; quella è nel sangue».



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