Sicurezza
Il grande Umberto Lenzi ora riposa a Follonica
di Alfredo Faetti
Il regista di origini massetane è stato sepolto al cimitero della città del golfo Qui si appassionò al cinema con le prime proiezioni alla sala Tirreno
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FOLLONICA. È stato sepolto nella parte vecchia del camposanto, come era nelle sue volontà. Umberto Lenzi, il regista che ha segnato la storia del cinema italiano con i suoi polizieschi e non solo, scomparso lo scorso 19 ottobre, è stato seppellito sabato mattina nel cimitero di Follonica con una cerimonia ristretta alla famiglia e agli amici più vicini, facendo così ritorno a casa.
La città del golfo infatti è sempre rimasta nel cuore dell’artista, nonostante le sue origini massetane, perché qua è entrato per la prima volta in un cinema, quando tutti i suoi amici andavano a ballare. A Follonica Lenzi ha pure lasciato in eredità parte della sua biblioteca privata, andando così ad arricchire quella cittadina con volumi legati prevalentemente alla Seconda Guerra Mondiale in Spagna: periodo su cui ha concentrato i suoi studi per lungo tempo. Insomma, benché vivesse a Roma da ormai tutta la vita, il regista maremmano non aveva mai dimenticato le sue origini, i suoi albori sia dell’esistenza sia artistici, lasciando detto ai suoi cari che Follonica doveva essere la sua ultima dimora. Così, dopo Pino Daniele, sepolto nel cimitero di Magliano in Toscana, anche Lenzi ha deciso di trovare il riposo e la pace in Maremma.
Il giorno della sua scomparsa, poco più di un mese fa a 86 in una casa di cura a Ostia, sono riaffiorati i ricordi e gli aneddoti della sua giovinezza su queste colline e queste spiagge, riportando alla luce gli anni in cui Lenzi ha fatto la conoscenza del cinema. Erano i primi anni Cinquanta quando Lenzi insieme ai suoi amici lasciava Massa Marittima il sabato pomeriggio per raggiungere Follonica e se la combriccola andava a ballare sulla pista del Florida, lui andava a sedersi da solo sulle poltroncine del cinema Tirreno, scoprendo così la passione per il grande schermo che segnerà la sua vita e la storia del cinema italiano.
Una passione che sboccia subito, dato che poco dopo Lenzi prenderà in gestione della sua Massa il cinema Goldoni, aprendo le porte ai minatori, così da creare anche sulle Colline Metallifere quel fermento culturale tre le classi operaie che segnerà il decennio successivo. Lui però quel periodo non lo vivrà in Maremma: una volta laureato all’Accademia di Roma darà il via alla sua carriera, rimbalzando da uno stile all’altro e inventandone di nuovi che lasceranno il segno: i polizieschi prima, la guerra poi fino ad accarezzare il brivido, Lenzi riuscì a ritagliarsi un posto d’onore nel panorama artistico nazionale e internazionale (anche Quentin Tarantino dirà di essersi ispirato alle sue pellicole), alla faccia di una critica che all’epoca non ha mai voluto riconoscere il valore delle sue opere. Ma se la sua carriera spiccava il volo verso le alte sfere della cinematografia mondiale, la sua mente tornava spesso alle spiagge follonichesi, dove insieme a un bel gruppo di amici aveva lasciato anche la sua famiglia. Per questo, nel corso dei decenni, tornerà più volte durante in vacanza a segnare un idillio con le sue origini mai dimenticate. Talmente profondo da decidere di tornare qui anche per il suo ultimo viaggio.
La città del golfo infatti è sempre rimasta nel cuore dell’artista, nonostante le sue origini massetane, perché qua è entrato per la prima volta in un cinema, quando tutti i suoi amici andavano a ballare. A Follonica Lenzi ha pure lasciato in eredità parte della sua biblioteca privata, andando così ad arricchire quella cittadina con volumi legati prevalentemente alla Seconda Guerra Mondiale in Spagna: periodo su cui ha concentrato i suoi studi per lungo tempo. Insomma, benché vivesse a Roma da ormai tutta la vita, il regista maremmano non aveva mai dimenticato le sue origini, i suoi albori sia dell’esistenza sia artistici, lasciando detto ai suoi cari che Follonica doveva essere la sua ultima dimora. Così, dopo Pino Daniele, sepolto nel cimitero di Magliano in Toscana, anche Lenzi ha deciso di trovare il riposo e la pace in Maremma.
Il giorno della sua scomparsa, poco più di un mese fa a 86 in una casa di cura a Ostia, sono riaffiorati i ricordi e gli aneddoti della sua giovinezza su queste colline e queste spiagge, riportando alla luce gli anni in cui Lenzi ha fatto la conoscenza del cinema. Erano i primi anni Cinquanta quando Lenzi insieme ai suoi amici lasciava Massa Marittima il sabato pomeriggio per raggiungere Follonica e se la combriccola andava a ballare sulla pista del Florida, lui andava a sedersi da solo sulle poltroncine del cinema Tirreno, scoprendo così la passione per il grande schermo che segnerà la sua vita e la storia del cinema italiano.
Una passione che sboccia subito, dato che poco dopo Lenzi prenderà in gestione della sua Massa il cinema Goldoni, aprendo le porte ai minatori, così da creare anche sulle Colline Metallifere quel fermento culturale tre le classi operaie che segnerà il decennio successivo. Lui però quel periodo non lo vivrà in Maremma: una volta laureato all’Accademia di Roma darà il via alla sua carriera, rimbalzando da uno stile all’altro e inventandone di nuovi che lasceranno il segno: i polizieschi prima, la guerra poi fino ad accarezzare il brivido, Lenzi riuscì a ritagliarsi un posto d’onore nel panorama artistico nazionale e internazionale (anche Quentin Tarantino dirà di essersi ispirato alle sue pellicole), alla faccia di una critica che all’epoca non ha mai voluto riconoscere il valore delle sue opere. Ma se la sua carriera spiccava il volo verso le alte sfere della cinematografia mondiale, la sua mente tornava spesso alle spiagge follonichesi, dove insieme a un bel gruppo di amici aveva lasciato anche la sua famiglia. Per questo, nel corso dei decenni, tornerà più volte durante in vacanza a segnare un idillio con le sue origini mai dimenticate. Talmente profondo da decidere di tornare qui anche per il suo ultimo viaggio.
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