Sicurezza
roccalbegna
Bosco Rocconi di nuovo assediato dai cani da caccia
di Giovanna Mezzana
ROCCALBEGNA. Ci risiamo. È accaduto di nuovo: cani di cacciatori hanno ricominciato a correre dentro Bosco Rocconi, la riserva naturale che abbraccia Roccalbegna e Semproniano. Senza guinzaglio e...
3 MINUTI DI LETTURA
ROCCALBEGNA. Ci risiamo. È accaduto di nuovo: cani di cacciatori hanno ricominciato a correre dentro Bosco Rocconi, la riserva naturale che abbraccia Roccalbegna e Semproniano. Senza guinzaglio e sulle tracce dei cinghiali. Le scorribande dei segugi rappresentano un pericolo per i visitatori che nel week end si concedono una passeggiata nei boschi della riserva che è anche un’oasi Wwf. «Nonostante le segnalazioni e le denunce – dice Fabio Cianchi, coordinatore delle Oasi Wwf della Maremma – è successo di nuovo: sia sabato che la domenica precedente. Possibile che non si voglia accettare che la riserva deve essere rispettata? ».
Neppure i cani “di famiglia” al guinzaglio sono ammessi a Bosco Rocconi, figuriamoci quelli da caccia “a briglie sciolte”. Era dicembre 2016 quando Cianchi, dalle pagine del Tirreno, si appellò alla prefetta Cinzia Torraco perché fosse trovata una soluzione perché il rischio di un incidente fosse arginato, allontanato, scongiurato. Era accaduto che, mentre ammiravano il fascino straordinario dei canyon tipici di Bosco Rocconi, alcuni visitatori fossero all’improvviso catapultati ad assistere «a scene da Far West»: cani da caccia lanciati a rincorrere una preda, un cinghiale, a pochi metri di distanza da loro.
È l’effetto “collaterale” delle cacciate agli ungulati nelle vicinanze della riserva. Il segugio segue il fiuto, corre dove il naso lo porta: è più forte di lui. «E infatti è un problema di chi deve gestirli i cani – dice Cianchi – Non c’è spirito di collaborazione, non c’è rispetto». Eppure Bosco Rocconi non è una landa desolata: è (anche) un luogo scelto da babbi e mamme per portare i propri bambini alla scoperta della natura; di primavera, quando sbocciano le orchidee, ma anche d’inverno quando il bosco mediterraneo – dove qua e là spuntano pinnacoli di roccia – è forse persino più affascinante che sotto la calura estiva.
Il Wwf investì molto nella riserva di Bosco Rocconi, che acquistò da un imprenditore di marmo di Carrara: se chi è “forestiero” si inerpica lassù – a Roccalbegna – lo fa anche per visitare quel luogo che la natura ha regalato.
Non dimentichiamoci poi, che Bosco Rocconi è una location di gran pregio anche per chi studia i rapaci. Non a caso, padre spirituale (e non solo) di quest’oasi è Riccardo Nardi, il “rapaciologo” che legò la sua storia personale a Roccalbegna e alla riserva: fu lui a segnalarla al Wwf perché venisse salvaguardata e fece di tutto per tutelarla.
Spronati all’inseguimento del cinghiale, i cani dei cacciatori entrano nella riserva sia dal versante dell’Albegna che da quello del Rigo. «Ricominceremo con le segnalazioni – conclude Cianchi – e con le denunce. Ciò che sta accadendo è troppo rischioso. Deve essere trovata una soluzione: almeno per il sabato e la domenica quando la riserva è aperta ai visitatori» e frequentata da famiglie.
Neppure i cani “di famiglia” al guinzaglio sono ammessi a Bosco Rocconi, figuriamoci quelli da caccia “a briglie sciolte”. Era dicembre 2016 quando Cianchi, dalle pagine del Tirreno, si appellò alla prefetta Cinzia Torraco perché fosse trovata una soluzione perché il rischio di un incidente fosse arginato, allontanato, scongiurato. Era accaduto che, mentre ammiravano il fascino straordinario dei canyon tipici di Bosco Rocconi, alcuni visitatori fossero all’improvviso catapultati ad assistere «a scene da Far West»: cani da caccia lanciati a rincorrere una preda, un cinghiale, a pochi metri di distanza da loro.
È l’effetto “collaterale” delle cacciate agli ungulati nelle vicinanze della riserva. Il segugio segue il fiuto, corre dove il naso lo porta: è più forte di lui. «E infatti è un problema di chi deve gestirli i cani – dice Cianchi – Non c’è spirito di collaborazione, non c’è rispetto». Eppure Bosco Rocconi non è una landa desolata: è (anche) un luogo scelto da babbi e mamme per portare i propri bambini alla scoperta della natura; di primavera, quando sbocciano le orchidee, ma anche d’inverno quando il bosco mediterraneo – dove qua e là spuntano pinnacoli di roccia – è forse persino più affascinante che sotto la calura estiva.
Il Wwf investì molto nella riserva di Bosco Rocconi, che acquistò da un imprenditore di marmo di Carrara: se chi è “forestiero” si inerpica lassù – a Roccalbegna – lo fa anche per visitare quel luogo che la natura ha regalato.
Non dimentichiamoci poi, che Bosco Rocconi è una location di gran pregio anche per chi studia i rapaci. Non a caso, padre spirituale (e non solo) di quest’oasi è Riccardo Nardi, il “rapaciologo” che legò la sua storia personale a Roccalbegna e alla riserva: fu lui a segnalarla al Wwf perché venisse salvaguardata e fece di tutto per tutelarla.
Spronati all’inseguimento del cinghiale, i cani dei cacciatori entrano nella riserva sia dal versante dell’Albegna che da quello del Rigo. «Ricominceremo con le segnalazioni – conclude Cianchi – e con le denunce. Ciò che sta accadendo è troppo rischioso. Deve essere trovata una soluzione: almeno per il sabato e la domenica quando la riserva è aperta ai visitatori» e frequentata da famiglie.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
