Il Tirreno

Grosseto

Una folla silenziosa per l’addio a Toffoli

di Alfredo Faetti
Una folla silenziosa per l’addio a Toffoli

Chiesa gremita e lacrime al funerale dell’uomo ucciso con tre colpi di fucile dall’amico fraterno per un debito

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FOLLONICA. Il feretro arriva in chiesa con qualche minuto d’anticipo, ma trova già una folla nutrita ad attenderlo. La maggior parte delle persone arriva da Massa Marittima, che era la sua città natale, ma ci sono anche i follonichesi, colleghi dell’Enel e gli amici dei due figli che alla fine della cerimonia, divenuti improvvisamente più adulti di quanto la loro età vorrebbe, resteranno in testa al corteo tenendo sottobraccio la madre e la nonna.

Una folla silenziosa, rinchiusa nel dolore muto che ha accompagnato l’ultimo saluto ad Alessandro Toffoli, 58 anni, ucciso esattamente una settimana fa dall’amico ed ex socio in affari Antonio Esposito, 70 anni, con tre colpi di fucile. «Un evento tragico che ha sconvolto la nostra città», dice don Salvatore dal pulpito della chiesa di San Paolo della Croce, dove ieri mattina sono stati celebrati i funerali del follonichese. Il sacerdote sarà l’unico a parlare dal pulpito durante la cerimonia che non durerà più di venti minuti. «Doloroso», «tragico» ma anche «inaspettato»: sono queste le parole di don Salvatore che accompagnano più volte i richiami al delitto di domenica scorsa. «Alessandro è stato in modo inaspettato strappato all’affetto dei suoi cari», dice il prete. Già, inaspettato: rimettendo indietro gli orologi ad otto giorni fa, nessuno (familiari, amici, altre persone coinvolte nei loro affari) avrebbe pensato ad un epilogo simile per l’amicizia tra Toffoli ed Esposito, uniti da decenni fino a diventare soci in affari, ristrutturando vecchi immobili da rivendere una nuova rimessi a nuovo. Un sodalizio che non ha mai dato sussulti, almeno fino al 2016, quando Esposito ha voluto tirarsi fuori dall’affare con l’accordo di una buonuscita da 110mila euro. Soldi che Toffoli, nonostante gli accordi e gli accenni di pagamento, non è mai riuscito a dare indietro al 70enne muratore, il quale non ha retto all’idea di veder svanire quel gruzzolo sotto cui aveva nascosto le speranze per il futuro, suo e della sua famiglia.

Per questo domenica scorsa, nel suo orto tra le campagne scarlinesi, ha sparato tre colpi di fucile a Toffoli, negando il futuro ad entrambi. «Una situazione radicale di indigenza e povertà, non economica ma interiore – dice don Salvatore riferendosi alla vicenda senza mai nominarla esplicitamente – Indigenza che si manifesta con la miseria e queste manifestazioni lasciano sgomenti. Com’è possibile che sia successo? , è tutto ciò che ci resta da chiedere». La cerimonia termina in meno di mezzora, nel silenzio commosso della folla che segue con lo sguardo il feretro mentre lascia la chiesa e rientra nel carro funebre, diretto nel vicino cimitero per il suo ultimo viaggio. Il silenzio accompagna anche l’uscita della famiglia Toffoli, interrotto soltanto dal sussurrare degli amici che si avvicinano ai figli, abbracciandoli affettuosamente. Poi questa massa s’incammina dietro al carro funebre, sempre chiusa in quel dolore ancora incredulo.

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