Il Tirreno

Grosseto

IL POSTINO BENE A RISCHIO DELL’UMANITÀ

di STEFANO ADAMI

Un tempo, al cinema e fuori, il postino suonava sempre due volte. Oggi suona mezza. A breve non suonerà più. Il postino sta sparendo dalle nostre strade, è già in via d’inserimento tra i beni dell’uma...

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Un tempo, al cinema e fuori, il postino suonava sempre due volte. Oggi suona mezza. A breve non suonerà più. Il postino sta sparendo dalle nostre strade, è già in via d’inserimento tra i beni dell’umanità a rischio di perdita, come Venezia, e tra le forme protette. Le poste devono risparmiare. Basta motorini, basta caffè in via di consegna, basta sgassate alle curve, basta trilli. Tagli, tagli, solo tagli. Per adesso, ci tocca ancora mezzo postino. Poi si vedrà. Qualcuno dirà che l’ha visto scomparire da lontano, il postino, lungo le vie di passo. Qualcuno sosterrà che l’ombra in fuga gli ha fatto “ciao ciao”. In memoria dei bei tempi felici. Società di osservazione dei postini sono già nate in molte aree naturali di rilievo. Si scrutano le macchie. Sogni? Illusioni? Trance?

L’annuncio della sparizione del postino è stato inizialmente accolto con gioia da chi temeva da lungo tempo il trillo postale alla porta ogni mattina. In chi vedeva nel postino un nemico, un aggressore. Quelle buste di vari colori, che spesso esigevano autografi, portavano multe, cartelle esattoriali, richieste di alimenti, scadenze, balzelli, pagamenti di acqua, luce, aria, errori giudiziari e potenziali infarti o ictus. Depressioni respiratorie e psicologiche. Molti si fingevano sordi al trillo, incapaci di firmare, analfabeti, autistici, balbuzienti. Encefalitici. La mano rattrappita doveva essere condotta dal postino allo svirgolamento sulla ricevuta. La terribile epistola scivolava tra le dita colpite d’improvviso da invecchiamento precoce, da letargia, paralisi, rigor mortis (isterico). Cadeva per terra, l’epistola, inchiodata sull’asfalto da un filo di bava perduta durante il mortale riconoscimento dell’oggetto postale. Implacabile, eroico, sorridente, il postino la raccoglieva, porgendocela di nuovo.

Tutto questo accadrà sempre meno. Ma la gioia di chi festeggiò è solo apparente. La scomparsa del postino, infatti, a pensarci, è solo come la scomparsa del dolore. Temporanea. Prepara un dolore più grande. Arrivando a giorni alterni, a settimane alterne, il postino condurrà da noi scadenze già scadute. Multe già raddoppiate. Sentenze ormai inappellabili. La fidanzata che ci scrive che intende lasciarci se non dimostriamo d’essere maturati, sarà già sposata, trasferita in Australia, in attesa del secondo figlio. L’amata macchina di cui minacciavano il sequestro è già uccel di bosco.

Resta la solitudine di chi aspettava il trillo epistolare per fare due chiacchiere, dei paesini vuoti che invecchiano senza postini, di chi tentava l’ultima proposta matrimoniale fattibile col postino.

Si mormora di postini robot, a riempire il vuoto. Ma è vitale il postino in carne e penna. Postino, ritorna. Anche senza primavera.



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