Il dolore
Picchiava la moglie: condannato
Un anno e 8 mesi, l’uomo era imputato anche di averla minacciata di morte
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GROSSETO. Un anno e 8 mesi aveva chiesto il viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera. E un anno e 8 mesi è stata la pena inflitta dal giudice Andrea Stramenga a un uomo di 40 anni, romeno di nascita, abitante in un centro dell’entroterra collinare, imputato di maltrattamenti, lesioni e minacce nei confronti della moglie, sua connazionale.
I fatti contestati dalla Procura risalivano al 2009. Nel maggio di quell’anno, per la precisione, la donna aveva sporto querela nei confronti dell’uomo, dopo essersi fatta medicare all’ospedale. La documentazione medica parlava di ferite alla base del collo e alla spalla, di ecchimosi al volto e al braccio. Secondo l’imputazione, l’uomo avrebbe cercato di strozzarla e le avrebbe dato dei pugni. Non solo: l’uomo era anche imputato di aver minacciato di morte la donna. Avrebbe detto che l’avrebbe fatta fuori e che addirittura le avrebbe dato fuoco; avrebbe aggiunto che sarebbe andato in giro per il paese con un coltello in tasca, con lo scopo di ammazzarla. Anche per questo motivo la donna aveva sporto querela. E quando aveva fatto mettere nero su bianco quanto era avvenuto, la Procura aveva ravvisato anche i maltrattamenti, per ciò che sarebbe avvenuto nel periodo precedente alle lesioni.
Il difensore Paolo Fralassi aveva chiesto l’assoluzione del proprio assistito sia per i maltrattamenti sia per le minacce: la donna è irreperibile, non è stato possibile recuperare in aula la sua testimonianze e dunque, secondo il legale, non poteva essere dichiarata la responsabilità dell’imputato. Per il reato di lesioni, l’avvocato aveva sollecitato il giudice ad applicare il minimo. Il dottor Stramenga, davanti al quale il processo era iniziato alla fine del 2010, si è riservato il deposito delle motivazioni. (p.s.)
I fatti contestati dalla Procura risalivano al 2009. Nel maggio di quell’anno, per la precisione, la donna aveva sporto querela nei confronti dell’uomo, dopo essersi fatta medicare all’ospedale. La documentazione medica parlava di ferite alla base del collo e alla spalla, di ecchimosi al volto e al braccio. Secondo l’imputazione, l’uomo avrebbe cercato di strozzarla e le avrebbe dato dei pugni. Non solo: l’uomo era anche imputato di aver minacciato di morte la donna. Avrebbe detto che l’avrebbe fatta fuori e che addirittura le avrebbe dato fuoco; avrebbe aggiunto che sarebbe andato in giro per il paese con un coltello in tasca, con lo scopo di ammazzarla. Anche per questo motivo la donna aveva sporto querela. E quando aveva fatto mettere nero su bianco quanto era avvenuto, la Procura aveva ravvisato anche i maltrattamenti, per ciò che sarebbe avvenuto nel periodo precedente alle lesioni.
Il difensore Paolo Fralassi aveva chiesto l’assoluzione del proprio assistito sia per i maltrattamenti sia per le minacce: la donna è irreperibile, non è stato possibile recuperare in aula la sua testimonianze e dunque, secondo il legale, non poteva essere dichiarata la responsabilità dell’imputato. Per il reato di lesioni, l’avvocato aveva sollecitato il giudice ad applicare il minimo. Il dottor Stramenga, davanti al quale il processo era iniziato alla fine del 2010, si è riservato il deposito delle motivazioni. (p.s.)
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