Attenzione
Molotov sullo yacht: il conte a giudizio
di Francesca Gori
Secondo la Procura, Sardagna Ferrari sarebbe il mandante dell’attentato alla barca di Francesco Piscicelli a Cala Galera
3 MINUTI DI LETTURA
PORTO ERCOLE. Il Conte Von Neuburg e Hohenstein Fabrizio Ferrari Sardagna sarebbe il mandante, Nicolae Calbeaza, invece, l’esecutore. Il 26 luglio 2015 sarebbero stati loro a lanciare contro la Scarlett Always, yacht lungo 12 metri ormeggiato a Cala Galera, una bottiglia molotov. O meglio, sarebbe stato Calbeaza, romeno di 35 anni da tempo al servizio del conte Ferrari Sardagna. Sull’imbarcazione c’era invece l’ingegner Francesco Maria De Vito Piscicelli, insieme alla nobildonna romana Sofia Borghese. Era mezzanotte quando Piscicelli, sentì il rumore prima e l’odore acre di bruciato poi.
La molotov fu messa nel vano motore della Scarlett Always. «Ci volevano uccidere», dice ancora oggi l’ingegnere campano, che da anni ormeggia la sua imbarcazione a Cala Galera. Quella sera la coppia era rientrata prima di mezzanotte. Erano sullo yacht, con la televisione accesa. «Poteva essere una strage - disse allora Piscicelli - qui le barche sono una accanto all’altra. Fosse scoppiato il motore sarebbe stata davvero una strage». E anche la Procura di Grosseto si è indirizzata verso questa ipotesi nella citazione diretta a giudizio per il conte Sardagna Ferrari e per Calbeaza, sottolineando nel decreto proprio questo fattore di rischio. Piscicelli è assistito nel procedimento dall’avvocato Giuseppe Nicosia.
L’ingegnere era ancora sveglio quando sentì il rumore del vano della sala macchine che si stava chiudendo e pochi minuti dopo vide il fumo e le fiamme. Riuscì a far scendere la principessa sulla banchina, mentre lui, una volta aperto il portellone, riuscì a domare le fiamme grazie alla manichetta allacciata alla colonnina sul molo. Erano stati i carabinieri, insieme a Piscicelli a trovare nel vano motore quella molotov piena di liquido infiammabile. Già il giorno dopo, quando l’ingegnere e la principessa andarono a sporgere denuncia, fecero i nomi dei due uomini. In un primo momento la Procura aveva chiesto l’archiviazione, alla quale l’avvocato Nicosia si è opposto. E ora il sostituto procuratore Marco Nassi ha deciso di citare a giudizio i due uomini. «Sapevano che eravamo a bordo - raccontò l’ingegnere il giorno dopo - ci avrebbero potuti uccidere».
I carabinieri sequestrarono la molotov e acquisirono le immagini delle telecamere di videosorveglianza che si trovano sul molo. Poi c’erano stati altri riscontri, che avevano portato anche i militari a confermare i sospetti di Piscicelli e di Sofia Borghese. Il conte Ferrari Sardagna è infatti l’ex marito di Sofia Borghese. E da anni ha avviato un contenzioso, sfociato anche in sede penale, che vede al centro la villa di Spini Bianchi all’Argentario, villa che fino a qualche anno fa è stata abitata proprio da Piscicelli.
Qualche tempo prima dello sfratto e dell’incendio all’imbarcazione, il conte Sardagna insieme a Calbeaza furono indagati per l’incendio dell’elicottero dell’ingegnere che si trovava proprio all’interno della villa. Quella notte furono sparati anche alcuni colpi di pistola nel giardino e Piscicelli fu accusato di aver nascosto della cocaina. «Queste accuse - dice l’avvocato Aldo Soldani, che insieme alla figlia e collega Elisa Soldani difende Sardagna e Calbeaza - non stanno né in cielo né in terra. Siamo pronti a dimostrarlo».
La molotov fu messa nel vano motore della Scarlett Always. «Ci volevano uccidere», dice ancora oggi l’ingegnere campano, che da anni ormeggia la sua imbarcazione a Cala Galera. Quella sera la coppia era rientrata prima di mezzanotte. Erano sullo yacht, con la televisione accesa. «Poteva essere una strage - disse allora Piscicelli - qui le barche sono una accanto all’altra. Fosse scoppiato il motore sarebbe stata davvero una strage». E anche la Procura di Grosseto si è indirizzata verso questa ipotesi nella citazione diretta a giudizio per il conte Sardagna Ferrari e per Calbeaza, sottolineando nel decreto proprio questo fattore di rischio. Piscicelli è assistito nel procedimento dall’avvocato Giuseppe Nicosia.
L’ingegnere era ancora sveglio quando sentì il rumore del vano della sala macchine che si stava chiudendo e pochi minuti dopo vide il fumo e le fiamme. Riuscì a far scendere la principessa sulla banchina, mentre lui, una volta aperto il portellone, riuscì a domare le fiamme grazie alla manichetta allacciata alla colonnina sul molo. Erano stati i carabinieri, insieme a Piscicelli a trovare nel vano motore quella molotov piena di liquido infiammabile. Già il giorno dopo, quando l’ingegnere e la principessa andarono a sporgere denuncia, fecero i nomi dei due uomini. In un primo momento la Procura aveva chiesto l’archiviazione, alla quale l’avvocato Nicosia si è opposto. E ora il sostituto procuratore Marco Nassi ha deciso di citare a giudizio i due uomini. «Sapevano che eravamo a bordo - raccontò l’ingegnere il giorno dopo - ci avrebbero potuti uccidere».
I carabinieri sequestrarono la molotov e acquisirono le immagini delle telecamere di videosorveglianza che si trovano sul molo. Poi c’erano stati altri riscontri, che avevano portato anche i militari a confermare i sospetti di Piscicelli e di Sofia Borghese. Il conte Ferrari Sardagna è infatti l’ex marito di Sofia Borghese. E da anni ha avviato un contenzioso, sfociato anche in sede penale, che vede al centro la villa di Spini Bianchi all’Argentario, villa che fino a qualche anno fa è stata abitata proprio da Piscicelli.
Qualche tempo prima dello sfratto e dell’incendio all’imbarcazione, il conte Sardagna insieme a Calbeaza furono indagati per l’incendio dell’elicottero dell’ingegnere che si trovava proprio all’interno della villa. Quella notte furono sparati anche alcuni colpi di pistola nel giardino e Piscicelli fu accusato di aver nascosto della cocaina. «Queste accuse - dice l’avvocato Aldo Soldani, che insieme alla figlia e collega Elisa Soldani difende Sardagna e Calbeaza - non stanno né in cielo né in terra. Siamo pronti a dimostrarlo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google