La manifestazione
Il grand hotel diventa un resort termale
di Giovanna Mezzana
Nel 2009 alla fonte San Rocco furono riconosciute proprietà terapeutiche, ora a Villa Gaia arriva il nulla osta per l’attività
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GROSSETO. Il Grand Hotel Terme Marine Leopoldo II diventa stabilimento termale. A tutti gli effetti: come le storiche Terme di Saturnia. Le proprietà terapeutiche della fonte di acqua minerale naturale – la sorgente San Rocco scoperta a Villa Gaia per caso, durante alcuni lavori al resort – furono riconosciute nel 2009 dal ministero della sanità. Mancava però l’autorizzazione sanitaria della Regione Toscana all’apertura e all’esercizio dell’attività, cioè lo status di stabilimento termale vero e proprio: il nulla osta da Firenze è arrivato il 10 ottobre a Etruria nova, società della famiglia Berti, proprietaria dell’hotel di Marina di Grosseto. «Si tratta semplicemente della conclusione di un iter amministrativo – spiega Amedeo Vasellini, presidente del Cda di Etruria nova – ma mancando quest’ultimo passo, fino ad ora non abbiamo potuto promuovere la struttura come avremmo voluto». E così si arricchisce l’offerta termale della Maremma. Il business del benessere. Con il nulla osta di Firenze a Villa Gaia, sono cinque le autorizzazione rilasciate negli anni dalla Regione a strutture maremmane: tre sono a Saturnia-Manciano, ed una fu concessa dal Granducato nel 2016 alle Antiche Terme Acqua di Sorano.
La sorgente San Rocco. Fu scoperta accidentalmente la sorgente dell’acqua che riempie le vasche delle Terme Marine Leopoldo II. Erano in corso lavori a Villa Gaia – si stava cercando acqua per i doppi impianti alla struttura – quando il capo-cantiere Oliviero Rotili, tornando dal parco dell’hotel (la bella pineta sul retro del lussuoso complesso), sbottò: «Nulla da fare, anche quella è calda». «Come sarebbe a dire “calda”? » qualcuno gli ribattè. È così che Oliviero scoprì la sorgente San Rocco, dando ragione all’imprenditore-patron Mario Berti che aveva sempre sostenuto che da quelle parti doveva esserci una fonte con proprietà termali. Fu poi il ministero della salute – nel 2009 – a confermare i benefici effetti: quell’acqua alcalino-ferrosa ha proprietà terapeutiche per la cura delle patologie reumatiche, delle vascolopatie ma anche per le malattie dermatologiche, dalla pelle che produce troppo sebo alla psoriasi.
L’investimento. Dal riconoscimento del ministero (dicembre 2009) all’autorizzazione della Regione sono passati otto anni, durante i quali i proprietari dell’hotel Terme Marine Leopoldo II non sono stati con le mani in mano. Anzi: hanno investito un milione e mezzo di euro per realizzare il centro termale – ampliando e rinnovando anche il percorso del centro benessere (vedi servizio accanto) – e 22 suite che portano a 172 l’offerta delle camere del grand hotel e resort.
Dalla hall alla piscina. In compagnia di Vasellini, visitiamo tutta la struttura che Etruria Nova acquistò all’inizio degli Anni Novanta dalla Snia-Viscosa – Società Nazionale Industria Applicazioni-Viscosa – che nella storia dell’impresa del Belpaese merita (almeno) un capitolo: nel 1950 avviò la produzione di fibre sintetiche. Marmi rosa del Portogallo e nuvolati delle cave di Carrara danno il benvenuto agli ospiti, nella hall. Il progetto di ampliamento, restyling e rivisitazione fu a cura di Paolo Borghi, architetto, che negli anni lo lasciò in eredità ai colleghi Federica Falchi e Riccardo Ginanneschi. C’è una grande sala da pranzo con angolo bar e pianoforte che “guarda” la piscina, 49 metri, all’aperto. Le cucine fanno invidia a Masterchef (il catering è rigorosamente out). D’estate la colazione si serve anche all’aperto. Ci sono spazi in cui vengono ospitati talk-show culturali e siparietti musicali. C’è un’illuminazione fatta a globi pendenti di una scala che sale che si è guadagnata la copertina di una prestigiosa rivista di architettura. E poi c’è il centro benessere – che mostra “il tocco” di Giovanna Berti – con ambulatorio medico e sette cabine per trattamenti singoli e di coppia: anticellulite, drenanti, fangoterapia, aromaterapia. Ed ecco dove brilla la fiera: sul centro termale; tre le vasche: una grande al piano terra, due al piano sovrastante – di cui una con cascata “a lama” ed una con idromassaggio; c’è anche il corridoio di acqua freddo-calda. In estate nel grand hotel e resort lavorano ottanta addetti tra ricevimento ospiti, gestione camere, personale di sala, assistenti bagnanti e professioniste di benessere e terme.
La sorgente San Rocco. Fu scoperta accidentalmente la sorgente dell’acqua che riempie le vasche delle Terme Marine Leopoldo II. Erano in corso lavori a Villa Gaia – si stava cercando acqua per i doppi impianti alla struttura – quando il capo-cantiere Oliviero Rotili, tornando dal parco dell’hotel (la bella pineta sul retro del lussuoso complesso), sbottò: «Nulla da fare, anche quella è calda». «Come sarebbe a dire “calda”? » qualcuno gli ribattè. È così che Oliviero scoprì la sorgente San Rocco, dando ragione all’imprenditore-patron Mario Berti che aveva sempre sostenuto che da quelle parti doveva esserci una fonte con proprietà termali. Fu poi il ministero della salute – nel 2009 – a confermare i benefici effetti: quell’acqua alcalino-ferrosa ha proprietà terapeutiche per la cura delle patologie reumatiche, delle vascolopatie ma anche per le malattie dermatologiche, dalla pelle che produce troppo sebo alla psoriasi.
L’investimento. Dal riconoscimento del ministero (dicembre 2009) all’autorizzazione della Regione sono passati otto anni, durante i quali i proprietari dell’hotel Terme Marine Leopoldo II non sono stati con le mani in mano. Anzi: hanno investito un milione e mezzo di euro per realizzare il centro termale – ampliando e rinnovando anche il percorso del centro benessere (vedi servizio accanto) – e 22 suite che portano a 172 l’offerta delle camere del grand hotel e resort.
Dalla hall alla piscina. In compagnia di Vasellini, visitiamo tutta la struttura che Etruria Nova acquistò all’inizio degli Anni Novanta dalla Snia-Viscosa – Società Nazionale Industria Applicazioni-Viscosa – che nella storia dell’impresa del Belpaese merita (almeno) un capitolo: nel 1950 avviò la produzione di fibre sintetiche. Marmi rosa del Portogallo e nuvolati delle cave di Carrara danno il benvenuto agli ospiti, nella hall. Il progetto di ampliamento, restyling e rivisitazione fu a cura di Paolo Borghi, architetto, che negli anni lo lasciò in eredità ai colleghi Federica Falchi e Riccardo Ginanneschi. C’è una grande sala da pranzo con angolo bar e pianoforte che “guarda” la piscina, 49 metri, all’aperto. Le cucine fanno invidia a Masterchef (il catering è rigorosamente out). D’estate la colazione si serve anche all’aperto. Ci sono spazi in cui vengono ospitati talk-show culturali e siparietti musicali. C’è un’illuminazione fatta a globi pendenti di una scala che sale che si è guadagnata la copertina di una prestigiosa rivista di architettura. E poi c’è il centro benessere – che mostra “il tocco” di Giovanna Berti – con ambulatorio medico e sette cabine per trattamenti singoli e di coppia: anticellulite, drenanti, fangoterapia, aromaterapia. Ed ecco dove brilla la fiera: sul centro termale; tre le vasche: una grande al piano terra, due al piano sovrastante – di cui una con cascata “a lama” ed una con idromassaggio; c’è anche il corridoio di acqua freddo-calda. In estate nel grand hotel e resort lavorano ottanta addetti tra ricevimento ospiti, gestione camere, personale di sala, assistenti bagnanti e professioniste di benessere e terme.
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