Il Tirreno

Grosseto

A San Germano un tesoro di necropoli

di Giulia Sili
A San Germano un tesoro di necropoli

L’équipe dell’etruscologo Luca Cappuccini sta lavorando su trenta tombe a tumulo 

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GAVORRANO. C’è una necropoli etrusca nelle campagne di Giuncarico, un segreto antico duemilaseicento anni che si estende tra i terreni della cantina di Rocca di Frassinello e l’azienda di Poggio all’Olivo: San Germano, nella valle del Sovata è un’area archeologica molto estesa, composta da circa trenta tombe a tumulo che stanno tornando alla luce grazie alla collaborazione fra Rocca di Frassinello, Soprintendenza Archeologica di Siena, Grosseto e Arezzo e Università di Firenze.

L’area, una delle più importanti realtà archeologiche del comprensorio dell’antica città di Vetulonia, ha restituito oggetti appartenuti ai corredi che accompagnavano i defunti nell’oltretomba: fibule e orecchini in oro, vasi in ceramica etrusco-corinzia, neri e lucidi buccheri, ma anche unguentari di varia forma utilizzati per la conservazione di oli profumati per il corpo, calici e coppe per il vino.

Ad occuparsi dell’area è oggi l’etruscologo grossetano dell’Università di Firenze Luca Cappuccini che con i suoi studenti sta riportando alla luce le tombe: «Nel 2012 ci siamo occupati di uno scavo di emergenza di un grande tumulo sui terreni di Poggio all’Ulivo – dice Cappuccini – La tomba si vedeva da tempo perché è proprio in mezzo alla vigna; inizialmente doveva essere semplice un intervento di pulitura del tumulo ma vista la rilevanza si è poi trasformato in uno scavo dove sono stati ritrovati arredi funerari. La pianta della tomba è complessa e simile ai grandi tumuli di Vetulonia e grazie alla Soprintendenza è stato reso possibile il suo restauro». Quella che è stata indicata come “tumulo 9” è una tomba di alto rango: al suo interno sono state rinvenute due asce in ferro, rari vasi in alabastro di produzione egizia e alcuni elementi di un “currus” , un carro da guerra simile alla biga. Uno dei reperti più rilevanti portati alla luce è sicuramente lo “stamnos” su cui il ceramografo ha raffigurato un corteo dionisiaco: un bellissimo vaso, utilizzato come contenitore per il vino, realizzato e dipinto ad Atene intorno al 480 a. C. e recuperato in frammenti all’interno della tomba.

«Grazie all’interessamento di Paolo Panerai – continua Cappuccini – all’interno della cantina di Rocca di Frassinello sono state allestite mostre, come quella in corso dal titolo “Vino, lusso e bellezza degli Etruschi di San Germano” e, notizia di questi giorni, la cantina ha voluto anche aggiungere nel suo statuto la funzione culturale che ha permesso il suo inserimento nei musei di Maremma».

L’interessamento all’area archeologica di San Germano risale però agli anni Sessanta: è infatti con l’archeologo Claudio Curri che vengono scavate le prime sette tombe dell’area. «Non si conosce con precisione l’intera estensione che dovrebbe comprendere in totale una trentina di tumuli – spiega Cappuccini – Ad oggi gli scavi proseguono, si sta portando avanti la valorizzazione dell’area e le tombe restaurate sono inserite in un parco archeologico aperto al pubblico». L’area è accessibile dalla strada vicinale che porta al parcheggio dal quale parte il percorso a piedi. Un sito archeologico accessibile e gratuito che aspetta solo di essere valorizzato: «Gli scavi sono sempre visibili – spiega Cappuccini – si tratta di un bell’esempio di archeologia pubblica e di un intervento che ha una ricaduta diretta sulla comunità. Adesso aspettiamo che il Comune di Gavorrano valorizzi adeguatamente l’importanza dei ritrovamenti».

Ad occuparsi delle mostre, delle ricerche e della realizzazione dell’area archeologica è Biancamaria Aranguren, funzionaria archeologa della Soprintendenza mentre ad eseguire gli scavi nelle tombe nel periodo estivo sono gli studenti di Archeologia dell’Università di Firenze. Oggi la volontà è quella di portare avanti gli scavi e i restauri ma anche di realizzare nuovi servizi per valorizzare l’area: «Rocca di Frassinello diventerà la sede espositiva dei ritrovamenti, una sorta di museo che conterrà i materiali della necropoli – spiega Cappuccini – ma l’idea è anche quella di attrezzare l’area con un percorso trekking portando avanti la collaborazione tra pubblico e privato».

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