La manifestazione
isola del giglio
Trappole, la Lav è parte civile
La prima udienza con testimoni in calendario a marzo 2019
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ISOLA DEL GIGLIO. Non potrà aver luogo prima del marzo 2019 la prima udienza con testimoni del processo nei confronti dell’uomo di 72 anni abitante a Isola del Giglio, sotto accusa perché sospettato di aver causato la morte di un coniglio selvatico utilizzando una trappola a laccio. Fatti dell’estate 2016.
Il giudice Andrea Stramenga ha ammesso la costituzione di parte civile della Lav (presidente Gianluca Felicetti) e ha poi rinviato l’udienza. Erano stati dei video girati dall’associazione Cabs a mettere nei guai il 72enne. L’associazione, come esposto nella querela, si era mobilitata dopo aver appreso dell’esistenza di numerose trappole a laccio presenti sull’isola: uno degli esemplari catturati era stato salvato da uno dei componenti dell’associazione. I video e una mappa dell’isola con 80 punti in cui erano state localizzate le trappole avevano accompagnato la querela depositata in via Monterosa.
«Atti di una tale, inaudita violenza non possono più essere tollerati – dichiara in un comunicato Massimo Vitturi, responsabile nazionale Animali selvatici della Lav – la nostra costituzione di parte civile al processo intentato dalla Procura di Grosseto vuole essere un fattivo contributo per inchiodare alle sue responsabilità colui che si è macchiato di tanta crudeltà e perché il suo caso diventi un monito per tutti coloro che all’Isola del Giglio, anche in questo momento, stanno facendo uso dei micidiali lacci d’acciaio». (p.s.)
Il giudice Andrea Stramenga ha ammesso la costituzione di parte civile della Lav (presidente Gianluca Felicetti) e ha poi rinviato l’udienza. Erano stati dei video girati dall’associazione Cabs a mettere nei guai il 72enne. L’associazione, come esposto nella querela, si era mobilitata dopo aver appreso dell’esistenza di numerose trappole a laccio presenti sull’isola: uno degli esemplari catturati era stato salvato da uno dei componenti dell’associazione. I video e una mappa dell’isola con 80 punti in cui erano state localizzate le trappole avevano accompagnato la querela depositata in via Monterosa.
«Atti di una tale, inaudita violenza non possono più essere tollerati – dichiara in un comunicato Massimo Vitturi, responsabile nazionale Animali selvatici della Lav – la nostra costituzione di parte civile al processo intentato dalla Procura di Grosseto vuole essere un fattivo contributo per inchiodare alle sue responsabilità colui che si è macchiato di tanta crudeltà e perché il suo caso diventi un monito per tutti coloro che all’Isola del Giglio, anche in questo momento, stanno facendo uso dei micidiali lacci d’acciaio». (p.s.)
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