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Lite a testate, assolti entrambi gli imputati

Lite a testate, assolti entrambi gli imputati

Valentini e Folli si erano querelati dopo quanto avvenuto durante le elezioni del Pd nel 2008

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CAPALBIO. Nessuno dei due è colpevole, assolti entrambi per non aver commesso il fatto, seppur con la formula dubitativa. Difficile fare chiarezza su quanto avvenuto il 19 gennaio 2008 nella sala conferenze “Il Frantoio” di Capalbio, ai tempi delle primarie per il Partito democratico. O almeno le testimonianze portate in aula non sono riuscite a stabilire con esattezza cosa avvenne tra Guido Valentini, oggi 67enne, e Marco Folli, 54enne, ambedue presenti all’appuntamento politico. Entrambi sotto processo per lesioni, l’uno per aver aggredito l’altro con una testata, con prognosi quasi similari.

Il giudice Andrea Stramenga non ha accolto la richiesta di condanna di entrambi gli imputati avanzata dal viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera (8 mesi ciascuno): «È vero che ci sono testimonianze anche contraddittorie ma è certo che lì, in quella sala, vi sia stata una contesa. E dunque vanno condannati entrambi», ha concluso l’accusa. E la contraddittorietà era emersa nel corso delle numerose udienze in cui si è articolato il procedimento, a partire dagli orari in cui i fatti erano avvenuti fino all’intervento di una o due ambulanze, da “chi aveva picchiato chi” al contesto di tensione in cui la scena si era svolta. Clima di tensione sopravvissuto sotto altre forme quasi fino ai nostri giorni e attraversato anche da un altro procedimento penale per ingiurie e minacce nel quale Valentini era parte offesa e i familiari di Folli imputati: una condanna del giudice di pace confermata poi in appello dal giudice Giovanni Muscogiuri.

Di tutt’altro parere rispetto al pm, e cioè contraria alla condanna di entrambi, è stata l’avvocato Patrizia Fabiani, che ha assistito Valentini, già comandante della polizia municipale di Magliano in Toscana ma in questo processo come privato cittadino: «Valentini sconta l’aver avuto una moglie assessore e di essere una persona intransigente», ha esordito facendo riferimento alla carica rivestita dalla moglie Laura Chionsini. Politica e codice penale ma anche decisioni di tipo amministrativo si sono affiancati più o meno direttamente nel corso del procedimento. Ma il legale ha puntato dritto sui fatti e si è chiesta come Valentini, con alcuni problemi di salute, avesse mai potuto dare una testata. «Io, se fossi il pm, dovrei chiedere l’assoluzione. Ci sono state lesioni ma non si sa come siano state originate». E ha concluso per l’assoluzione del proprio assistito e la condanna di Folli anche al risarcimento dei danni. L’arringa era stata preceduta dal deposito di alcuni attestati di benemerenza conseguiti da Valentini in ragione del suo servizio.

Alessandra Fienga, difensore del geometra Folli, ha tenuto a tenere lontana la discussione dalle questioni urbanistiche del Comune: «In quei giorni c’era fermento per il ballottaggio nelle primarie e per la possibilità che ci fosse un “inquinamento” con l’ammissione di chi non avrebbe avuto diritto». Il riferimento era alla posizione di Claudio Nardi e secondo la prima ricostruzione dei carabinieri sarebbe stata proprio la verifica di questa possibilità ad aver acceso la discussione a Il Frantoio. E l’avvocato ha aggiunto: «Che Folli sia finito a terra è un dato oggettivo. E le conseguenze fisiche sono compatibili con un’aggressione subita. Vari testimoni dicono che Valentini ha dato la testata». E secondo Fienga la conclusione non poteva che essere che l’assoluzione con formula piena di Folli e la condanna di Valentini.

Il giudice si è ritirato ed è poi tornato in aula per leggere la sentenza che proscioglie i due imputati. Le motivazioni saranno depositate entro tre mesi.

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