Proteste
«Verde a uso pubblico il Comune è responsabile»
Barocci (Forum Ambientalista) richiama l’amministrazione sulla gestione «Un errore politico aver fatto imposizioni agli acquirenti dei lotti negli anni ’70»
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GROSSETO. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha messo la parola fine: «Sui pozzi non si torna indietro».
Ma non tutti la pensano come lui. La questione della manutenzione delle aree verdi continua a far discutere. Ad esempio il Forum Ambientalista, che si chiede come il Comune possa rifiutare la responsabilità della gestione, in virtù della storia degli ultimi quaranta anni.
«Se si trattasse della manutenzione del solo “Verde ad uso privato”, come il sindaco fa intendere - fa osservare Roberto Barocci, esponente del Forum - allora avrebbe ragione. Ciò che, invece, rimane fuori dalla soluzione è il “Verde ad uso pubblico”. La presenza a Grosseto di una discreta quantità di verde ad uso pubblico è un valore importante, tant’è che se Grosseto non è agli ultimissimi posti nella graduatoria delle amministrazioni virtuose, che “Il Sole 24 Ore” pubblica ogni anno, è proprio per l’incidenza positiva sia del Verde ad uso pubblico che delle superfici dedicate agli impianti sportivi. Credo che si possa essere tutti d’accordo che la gestione dei beni collettivi spetti a coloro che si sono candidati e sono stati eletti dai cittadini affinché si occupino dei beni comuni, cioè spetti all’Amministrazione comunale e, tra i beni comuni, c’è sicuramente il verde ad uso pubblico. Altrimenti quali interessi dovrebbero tutelare gli amministratori comunali se non quelli collettivi?»
Il Comune, aggiunge Barocci, obietta che il verde a uso collettivo del Verde Maremma sarebbe privato e per questo motivo non intende occuparsene: «Aver imposto negli anni ‘70 a centinaia di cittadini - osserva il Forum Ambientalista - acquirenti i lotti edificabili nel quartiere “Verde Maremma”, anche la proprietà condominiale delle aree su cui erano in via di esecuzione da parte del lottizzante delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, i cosiddetti “Comparti”, tra cui anche aree attrezzate destinate al verde di uso pubblico, non recintabili e aperte alla libera fruizione, senza prevederne le forme di gestione, è stato un errore amministrativo/politico, che va sanato. D’altra parte la Convenzione del 9 agosto 1973 tra il soggetto lottizzante e il Comune di Grosseto, convenzione richiamata in tutti i contratti di acquisto delle singole abitazioni, prevedeva espressamente che alla scadenza della stessa Convenzione, nel 1983, tutte le opere di urbanizzazione realizzate dal lottizzante, non solo alcune, sarebbero state cedute gratuitamente al Comune».
«Se questo passaggio formale a suo tempo non c’è stato - conclude l’intervento Barocci - e il Comune di Grosseto ha di fatto gestito tali aree dal 1983 come se ne fosse il proprietario, senza che alcuno abbia rivendicato tali proprietà, non si capisce perché e come, ora, il Comune possa rifiutarne la responsabilità della gestione, trasferendo ad una parte di cittadini i costi della manutenzione di un bene ad uso pubblico. In sintesi è la destinazione d’uso di un bene che ne individua la responsabilità della manutenzione».
Ma non tutti la pensano come lui. La questione della manutenzione delle aree verdi continua a far discutere. Ad esempio il Forum Ambientalista, che si chiede come il Comune possa rifiutare la responsabilità della gestione, in virtù della storia degli ultimi quaranta anni.
«Se si trattasse della manutenzione del solo “Verde ad uso privato”, come il sindaco fa intendere - fa osservare Roberto Barocci, esponente del Forum - allora avrebbe ragione. Ciò che, invece, rimane fuori dalla soluzione è il “Verde ad uso pubblico”. La presenza a Grosseto di una discreta quantità di verde ad uso pubblico è un valore importante, tant’è che se Grosseto non è agli ultimissimi posti nella graduatoria delle amministrazioni virtuose, che “Il Sole 24 Ore” pubblica ogni anno, è proprio per l’incidenza positiva sia del Verde ad uso pubblico che delle superfici dedicate agli impianti sportivi. Credo che si possa essere tutti d’accordo che la gestione dei beni collettivi spetti a coloro che si sono candidati e sono stati eletti dai cittadini affinché si occupino dei beni comuni, cioè spetti all’Amministrazione comunale e, tra i beni comuni, c’è sicuramente il verde ad uso pubblico. Altrimenti quali interessi dovrebbero tutelare gli amministratori comunali se non quelli collettivi?»
Il Comune, aggiunge Barocci, obietta che il verde a uso collettivo del Verde Maremma sarebbe privato e per questo motivo non intende occuparsene: «Aver imposto negli anni ‘70 a centinaia di cittadini - osserva il Forum Ambientalista - acquirenti i lotti edificabili nel quartiere “Verde Maremma”, anche la proprietà condominiale delle aree su cui erano in via di esecuzione da parte del lottizzante delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, i cosiddetti “Comparti”, tra cui anche aree attrezzate destinate al verde di uso pubblico, non recintabili e aperte alla libera fruizione, senza prevederne le forme di gestione, è stato un errore amministrativo/politico, che va sanato. D’altra parte la Convenzione del 9 agosto 1973 tra il soggetto lottizzante e il Comune di Grosseto, convenzione richiamata in tutti i contratti di acquisto delle singole abitazioni, prevedeva espressamente che alla scadenza della stessa Convenzione, nel 1983, tutte le opere di urbanizzazione realizzate dal lottizzante, non solo alcune, sarebbero state cedute gratuitamente al Comune».
«Se questo passaggio formale a suo tempo non c’è stato - conclude l’intervento Barocci - e il Comune di Grosseto ha di fatto gestito tali aree dal 1983 come se ne fosse il proprietario, senza che alcuno abbia rivendicato tali proprietà, non si capisce perché e come, ora, il Comune possa rifiutarne la responsabilità della gestione, trasferendo ad una parte di cittadini i costi della manutenzione di un bene ad uso pubblico. In sintesi è la destinazione d’uso di un bene che ne individua la responsabilità della manutenzione».
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