Il dolore
Premeditazione non contestata
La premeditazione non è contestata. È chiaro che un’ipotesi di questo genere sposterebbe molto in alto la pena per Antonio Esposito, fino all’ergastolo. Ma al momento la Procura non si è spinta fino...
1 MINUTI DI LETTURA
La premeditazione non è contestata. È chiaro che un’ipotesi di questo genere sposterebbe molto in alto la pena per Antonio Esposito, fino all’ergastolo. Ma al momento la Procura non si è spinta fino a qui. Ciò che rimane al momento, nero su bianco, è quanto detto dall’indagato sia al pm prima sia al gip dopo: «Tenevo il fucile all’orto per tenere lontani i tarponi e i cinghiali». Dunque nessuna relazione tra il fatto che l’arma fosse a Le Caldane e l’intenzione di uccidere Alessandro Toffoli. Ai carabinieri di Scarlino, domenica alle 10, quando si era consegnato dopo l’omicidio incrociando in auto una pattuglia mentre andava in caserma, Esposito aveva invece fatto capire una realtà diversa, e cioè di aver portato con sé l’arma da casa (e qui l’aveva poi riportata dopo l’omicidio, lasciandola appoggiata all’armadio in camera da letto), di averla caricata con tre cartucce, di essersi seduto nella baracca e di aver atteso Toffoli con l’intenzione di sbarazzarsi di lui. Avrebbe fatto fuoco appena era entrato nell’orto. (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google