Il Tirreno

Grosseto

Ha ucciso l’amico: può tornare a casa

di Pierluigi Sposato
Ha ucciso l’amico: può tornare a casa

Esposito ha confessato e non vuole fuggire, è ai domiciliari. Al giudice ha raccontato l’incontro e le minacce precedenti

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. L’episodio è grave e l’indagato sa bene di rischiare una pena altissima. Antonio Esposito ha ucciso perché si sentiva «tradito» da Alessandro Toffoli, perdendo la testa e dimostrando di non saper controllare i suoi istinti. Quanto è avvenuto domenica è paragonabile a un’esecuzione. Eppure il carcere non è l’unica misura applicabile all’omicida: perché Esposito ha collaborato, ha confessato, non ha precedenti, non vuole fuggire, non può inquinare le prove, non ha rancore nei confronti di altri familiari della vittima per quei 110.000 euro frutto di affari immobiliari tra i due che la vittima non avrebbe voluto consegnare.

Così il giudice delle indagini preliminari ha posto l’uomo, 70 anni, agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Scarlino Scalo. Li ha raggiunti già ieri sera. Una questione di applicazione della legge (la 47 del 2015), aggiunge il magistrato, basata anche sulla «capacità di autocritica» dimostrato dallo stesso Esposito, che la stessa domenica si era consegnato ai carabinieri subito dopo l’assassinio. Niente carcere, come aveva chiesto il sostituto procuratore Salvatore Ferraro, che insieme ai carabinieri sta comunque procedendo negli accertamenti indispensabili, dalla balistica alla raccolta delle testimonianze delle persone informate sui fatti. Accolta invece l’ipotesi suggerita dal difensore, l’avvocato Giovanni Di Meglio, i domiciliari, appunto.

«Cosa fai?». Ieri, Esposito ha parlato nel corso dell’udienza di convalida, confermando sostanzialmente quanto già dichiarato a carabinieri e pm. Anzi, precisando ancora una volta che il fucile lui lo teneva all’orto in località Le Caldane per tenere lontani i tarponi. Ha confermato di aver sparato i tre colpi: i primi due a circa cinque metri di distanza, l’altro (quando Toffoli era a terra) verosimilmente da distanza più ravvicinata. «Cosa fai?», avrebbe detto Toffoli una volta visto l’ormai ex amico imbracciare il semiautomatico Benelli calibro 12 (regolarmente denunciato) e minacciarlo. Ma Esposito ormai si sarebbe convinto che l’unico modo per chiudere la vicenda era uccidere Toffoli. «Se si fosse fermato non avrei sparato».

Minacce precedenti. C’era stato un episodio in passato. Lo ha confermato lo stesso Esposito. Un episodio avvenuto a casa ma senza armi, nonostante che lui a casa avesse la pistola di suo fratello (di questo episodio e della pistola hanno parlato anche la moglie e i figli della vittima, sentiti dai carabinieri). Perché per l’ex muratore quei soldi erano diventati un’ossessione, una questione di sopravvivenza per lui e per la sua famiglia. «Lui faceva il gradasso».

Gli assegni. Gli accordi erano che Toffoli, 58 anni, residente a Follonica, già dipendente Enel, avrebbe dovuto versare un assegno mensile da 1.300 euro, poi la proposta alternativa era di 650 euro in cambiali da non riscuotere subito. Ma quando Toffoli aveva chiamato per riavere indietro gli assegni senza data da riscuotere entro la fine di questo anno, Esposito si era sentito perso: due li aveva già portati in banca e incassati, perché la cambiale a garanzia non era arrivata. Il 70enne ha pensato che l’ex amico avrebbe voluto cambiare un’altra volta le carte in tavola, mettendolo in difficoltà. E ha sparato. L’incontro originariamente doveva tenersi sabato, poi l’appuntamento era stato concordato per domenica. Alle 10 l’incontro e l’uccisione. Toffoli era arrivato su una Toyota Rav4.

«Fiducia tradita». Non sarebbe stata la prima volta che Toffoli, a detta di Esposito, avrebbe cercato di tornare sugli accordi già presi. E non erano serviti gli incontri dall’avvocato per cercare una mediazione. Quegli affari fatti insieme avevano lasciato l’amaro in bocca all’ex muratore, anche per l’incasso della vendita di una casa a Massa Marittima: aspettava ancora la sua parte. «C’erano state occasioni in cui aveva tradito la mia fiducia».

«Ti ammazzo». Esposito ha anche aggiunto che sì, l’aveva minacciato di morte: «Ma lui era più grosso di me, con le sole mani non ce l’avrei potuta fare». Diceva sul serio, quando paventava di voler ammazzare Toffoli? La moglie di Esposito, la signora Cristina, ha confermato ai carabinieri di aver sentito varie volte il marito dire che l’avrebbe ucciso ma che mai e poi mai aveva pensato che a una frase del genere sarebbero seguiti i fatti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web