Il Tirreno

Grosseto

Via Montebello chiude bottega

di Francesca Ferri

Saracinesche abbassate in tutte le sei attività. E l’edicola è in vendita

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GROSSETO. L’ultimo ad andarsene è stato il negozio di generi alimentari, vicino a piazzetta Monte dei Paschi. Aveva aperto diciannove anni fa, in un piccolo fondo e da lì era rimasto l’unico avamposto dove trovare pane e companatico in una zona altrimenti zeppa di negozi di abbigliamento, gioielli e scarpe, buoni per lo shopping ma non per mettere la cena in tavola.

Dal 22 ottobre scorso la saracinesca non si è più rialzata. L’attività, per fortuna, non è scomparsa definitivamente, ma si è trasferita, sempre in centro storico, in piazzetta San Michele. Per la strada che la ospitava, invece, quello è stato il colpo decisivo.

Via Montebello, centralissima strada all’interno delle Mura medicee di Grosseto, parallela di corso Carducci, che collega Porta Nuova – uno dei varchi più trafficati per accedere al cuore cittadino – alle viuzze operose del centro: piazza San Francesco, con la chiesa e l’università; piazza Baccarini, con il Museo Archeologico e d’arte della Maremma e la sede della Camera di commercio; tutto il reticolo di strade fino alle spalle del Duomo.

Su un lato la sede della banca Monte dei Paschi di Siena. Sull’altro, sei fondi commerciali. Tutti chiusi.

Al civico 24 c’era la Gioielleria Moretti. La scritta, sbiadita, è rimasta sulla tenda da sole. Accanto c’era il negozio di generi alimentari, oggi vuoto e con i vetri tappezzati di giornali. Al civico 14 c’era un’altra gioielleria, Mecantonio Diamanti, anch’essa trasferitasi poco più avanti, in via Vinzaglio.

Quindi, al civico 12, il bar Montebello, anch’esso sprangato. E ancora un altro fondo, al civico 10, e un altro ancora – oltre l’ingresso di un condominio – al civico 6, dove fino a qualche tempo fa luccicava l’insegna dell’ottica Clic&Chic, poi migrata nel negozio al centro commerciale Aurelia Antica.

La strada è finita, eppure c’è ancora un’altra appendice, verso piazza Baccarini, anch’essa con le valigie pronte. È l’edicola di Pamela Piazzi, sulla quale è esposto un cartello verde con la scritta “Vendesi”.

«È circa un anno che cerchiamo di vendere e siamo in trattativa», spiega Pamela. Lei è qui da dodici anni ed è stata testimone di come le cose siano cambiate per il commercio e per la fruizione in generale del centro storico.

«Oggi – dice – il centro storico è un po’ morto, trascurato, in particolare questa parte. È trascurato ad esempio dal punto di vista degli eventi. Una volta c’era più gente. Il bar andava molto bene e c’erano un sacco di persone in giro».

Finché il bar ha funzionato bene, tutto ha funzionato bene, in via Montebello. Il negozio di alimentari, addirittura, a un certo punto si è trasferito in un altro locale più ampio, qualche metro accanto.

Ma con la chiusura del bar il vento è cambiato. La scomparsa di questo punto di aggregazione – più che la raddoppiata concorrenza dei centri commerciali fuori dal centro, la crisi economica generale e gli affitti – ha dato il colpo di grazia. Uno a uno i negozi di via Montebello sono migrati altrove o semplicemente hanno cessato di esistere.

Oggi lungo la strada oltre al bancomat continua a funzionare una sola attività, il laboratorio della Rolex di cui è titolare Mauro Castaldo e che – tuttavia – non fa servizio al pubblico. «È una via secondaria – spiega – e la gente più che altro passa dal Corso». Per un laboratorio, d’altro canto, la presenza o meno del “passeggio” non fa alcuna differenza.

Resta, per chi passa, l’amarezza di vedere un’altra strada del centro storico che si è svuotata. E colpisce che questa “epidemia”, che negli ultimi anni ha colpito varie zone del centro storico, si sia spinta così vicino alla spina dorsale della città, corso Carducci. La speranza è che non si allarghi oltre, ma riesca anzi a rientrare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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