Il Tirreno

Grosseto

LA TRAGEDIA DEL 2014/IL PROCESSO 

«Emergenza gestita con poche risorse e poco personale»

di Francesca Gori
«Emergenza gestita con poche risorse e poco personale»

MANCIANO. Prima è toccato a Furio Laghi, 63 anni, responsabile della protezione civile del Comune di Manciano quando una bomba d’acqua devastò il territorio uccidendo due donne, le sorelle Graziella...

3 MINUTI DI LETTURA





MANCIANO. Prima è toccato a Furio Laghi, 63 anni, responsabile della protezione civile del Comune di Manciano quando una bomba d’acqua devastò il territorio uccidendo due donne, le sorelle Graziella e Marisa Carletti. Poi è stata la volta di Marco Galli, sindaco di Manciano durante la terribile alluvione del 2014, quando l’acqua e il fango ricoprirono la strada regionale 74 spazzando via la Citroen C3 a bordo della quale viaggiavano le due donne. Entrambi difesi dall’avvocato Marco Calò, i due imputati hanno sottolineato più volte un dato: sarebbe stato impossibile per loro evitare quella tragedia. Per più motivi, anche differenti tra loro.

In aula c’erano anche gli avvocati Alessandro Antichi (parte civile) e Riccardo Lottini (che tutela il Comune di Manciano).

È stato Laghi il primo a raccontare quello che è successo il 14 ottobre 2014, dopo che nel suo ufficio era arrivata l’allerta meteo con avviso di criticità moderata emesso dalla Regione. «Allerta che finiva a mezzogiorno di quello stesso giorno - ha spiegato - Alle 14, quando la pioggia aveva ricominciato a cadere, avevo chiesto agli operai che ormai erano fuori di organizzarsi per intervenire qualora ce ne fosse stato bisogno». Ed è sul numero dei dipendenti a disposizione del Comune che hanno puntato l’attenzione sia il sostituto procuratore Maria Navarro che l’avvocato Antichi. «Erano 13 i dipendenti - ha spiegato Laghi - ma a disposizione ne avevamo solo 8. L’allarme è stato lanciato dalla zona nord di Manciano, non da quella sud dove poi è successa la tragedia, alle 14,50. Abbiamo chiuso diverse strade ma sulla regionale 74 c’erano i carabinieri che avevano interrotto un tratto e non facevano passare le auto». Graziella e Mariella erano oltre quel posto di blocco, su un tratto di strada che non era mai stato segnalato tra i punti pericolosi del comune, che sono 72.

Punti che conosceva bene anche il sindaco Marco Galli che il giorno dell’alluvione ha dovuto fronteggiare un’emergenza che in nessun modo poteva essere prevista. «Ricevemmo l’allerta meteo gialla, le precipitazioni più abbondanti erano previste nel nord della Toscana - ricorda - Noi siamo vincolati da capitoli di spesa che riguardano anche la reperibilità dei soldi per pagare gli straordinari. Ma abbiamo fatto tutto quello che era possibile: avevamo pochi operai rispetto alla vastità del territorio. Quel giorno, il mio cellulare aveva anche smesso di funzionare». Tra le contestazioni mosse dal pm c’è appunto quella che riguarda l’assenza di un pone radio a Manciano. «C’era, fino a qualche anno prima - ha detto l’ex sindaco - poi però non abbiamo avuto i soldi per ripararlo». Il sindaco ha saputo quello che era successo alle 19, dopo aver incrociato i vigili del fuoco che lo hanno avvertito. Una tragedia immane che, stando alle dichiarazioni in aula dei due imputati, non poteva essere evitata. «Intorno alle 15,20 - racconta ancora il sindaco - avevo chiamato anche un operaio che lavorava a Marsiliana e mi aveva detto che là non pioveva. Quello che è successo dopo non potevamo prevederlo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa