La manifestazione
Nessun atto permette di chiudere i pozzi
di Francesca Ferri
Richiesta ufficiale degli abitanti di Verde Maremma, l’ente risponde: «Non esiste provvedimento per quella decisione»
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GROSSETO. «Non esiste provvedimento amministrativo o atto formale riguardante la decisione dell’amministrazione comunale, decisione comunicata ai cittadini attraverso la stampa, il sito del Comune, oltre a una lettera inviata agli amministratori di condominio». Parola di Comune di Grosseto a seguito di richiesta di accesso agli atti. La «decisione» è quella, presa ad aprile, di non gestire più – e quindi di non riaprire in modo automatico – i circa ottanta pozzi irrigui da sempre usati da privati e condomìni che il Comune possiede.
La comunicazione ad aprile. A dispetto della convenzione che nel 2014 l’amministrazione cittadina ha stretto con la società in house Sistema srl per affidarle per cinque anni la manutenzione e gestione dei pozzi irrigui – che scade dunque nel 2019 – il Comune ad aprile ha inviato agli interessati una stringata lettera in cui comunicava che non avrebbe riaperto i pozzi e che, chi voleva, poteva fare richiesta di autorizzazione al loro uso.
Il caos. Una decisione che, presa a ridosso dell’estate, ha scatenato il finimondo tra cittadini. Nessuno ha mai detto di non voler pagare i consumi, in quota parte. Diverso è, invece, accollarsi la gestione complessiva e le eventuali spese di manutenzione (per di più molti impianti sono vecchi e malmessi). La gente si è così ritrovata senz’acqua, sono nate petizioni, proteste, bagarre in consiglio comunale, tentativi di creare supercondomìni (su indicazione dell’ente) per prendere in carico gli impianti, ci sono state dichiarazioni lapidarie del sindaco, richieste di proroga, riaperture eccezionali.
Verde Maremma. I disagi ci sono stati ovunque, ma in particolare nel quartiere verde per eccellenza, quel Verde Maremma che ha sempre fatto dei lussureggianti giardini il proprio vanto, a beneficio non solo dei proprietari ma di tutta la comunità. Non a caso molte palazzine qui hanno giardini non recintati, segno della volontà dei costruttori di allora di rendere il verde privato un patrimonio di cui tutti possono godere. Una volontà sancita con una convenzione del 1973 che, per Verde Maremma, riconosce l’obbligo del Comune di garantire acqua per irrigare verde pubblico e verde privato a uso pubblico (perciò non recingibile).
La mobilitazione. Proprio in questo quartiere c’è stata la mobilitazione più massiccia. Il pozzo di riferimento serve circa 400 utenze e il tentativo dello scorso luglio di mettersi tutti d’accordo e affidare la gestione a un supercondominio è naufragato, un po’ per le obiettive difficoltà di gestione da parte dei privati, un po’ per l’incertezza sui costi da affrontare. Ma non solo.
La richiesta di accesso agli atti. Il 3 agosto novanta residenti di Verde Maremma hanno scritto al Comune per chiedere di riattivare l’erogazione dell’acqua, in via temporanea (ovviamente ciascuno avrebbe pagato la propria quota parte) e per conoscere una serie di documenti relativi alla vicenda: la planimentria allegata alla convenzione, il provvedimento amministrativo che ha portato alla decisione di non riaprire i pozzi, le determine con cui è stato approvato lo schema di contratto per comodato d’uso dei pozzi comunali al supercondominio e gli atti di affidamento della gestione tecnica dei pozzi a Sistema.
«Non ci sono atti formali». Il 30 agosto, come detto, è arrivata la risposta ufficiale del dirigente del Comune di Grosseto, settore Lavori pubblici, Luca Vecchieschi. E ha lasciato interdetti i cittadini coinvolti.
Da un lato, infatti, il Comune non è riuscito a consegnare la planimetria allegata alla convenzione del 1973 («le ricerche sono in corso presso l’archivio generale»). Dall’altro l’ente ha comunicato che non esiste («l’amministrazione comunale non ha prodotto») alcun provvedimento amministrativo o atto formale circa la decisione di non riaprire i pozzi. Insomma, non esistono atti che revocano, modificano o superano la convenzione siglata con Sistema che affida a questa società la gestione dei pozzi irrigui. E che dunque, osservano i cittadini coinvolti, risulta ancora vigente per altri due anni.
La comunicazione ad aprile. A dispetto della convenzione che nel 2014 l’amministrazione cittadina ha stretto con la società in house Sistema srl per affidarle per cinque anni la manutenzione e gestione dei pozzi irrigui – che scade dunque nel 2019 – il Comune ad aprile ha inviato agli interessati una stringata lettera in cui comunicava che non avrebbe riaperto i pozzi e che, chi voleva, poteva fare richiesta di autorizzazione al loro uso.
Il caos. Una decisione che, presa a ridosso dell’estate, ha scatenato il finimondo tra cittadini. Nessuno ha mai detto di non voler pagare i consumi, in quota parte. Diverso è, invece, accollarsi la gestione complessiva e le eventuali spese di manutenzione (per di più molti impianti sono vecchi e malmessi). La gente si è così ritrovata senz’acqua, sono nate petizioni, proteste, bagarre in consiglio comunale, tentativi di creare supercondomìni (su indicazione dell’ente) per prendere in carico gli impianti, ci sono state dichiarazioni lapidarie del sindaco, richieste di proroga, riaperture eccezionali.
Verde Maremma. I disagi ci sono stati ovunque, ma in particolare nel quartiere verde per eccellenza, quel Verde Maremma che ha sempre fatto dei lussureggianti giardini il proprio vanto, a beneficio non solo dei proprietari ma di tutta la comunità. Non a caso molte palazzine qui hanno giardini non recintati, segno della volontà dei costruttori di allora di rendere il verde privato un patrimonio di cui tutti possono godere. Una volontà sancita con una convenzione del 1973 che, per Verde Maremma, riconosce l’obbligo del Comune di garantire acqua per irrigare verde pubblico e verde privato a uso pubblico (perciò non recingibile).
La mobilitazione. Proprio in questo quartiere c’è stata la mobilitazione più massiccia. Il pozzo di riferimento serve circa 400 utenze e il tentativo dello scorso luglio di mettersi tutti d’accordo e affidare la gestione a un supercondominio è naufragato, un po’ per le obiettive difficoltà di gestione da parte dei privati, un po’ per l’incertezza sui costi da affrontare. Ma non solo.
La richiesta di accesso agli atti. Il 3 agosto novanta residenti di Verde Maremma hanno scritto al Comune per chiedere di riattivare l’erogazione dell’acqua, in via temporanea (ovviamente ciascuno avrebbe pagato la propria quota parte) e per conoscere una serie di documenti relativi alla vicenda: la planimentria allegata alla convenzione, il provvedimento amministrativo che ha portato alla decisione di non riaprire i pozzi, le determine con cui è stato approvato lo schema di contratto per comodato d’uso dei pozzi comunali al supercondominio e gli atti di affidamento della gestione tecnica dei pozzi a Sistema.
«Non ci sono atti formali». Il 30 agosto, come detto, è arrivata la risposta ufficiale del dirigente del Comune di Grosseto, settore Lavori pubblici, Luca Vecchieschi. E ha lasciato interdetti i cittadini coinvolti.
Da un lato, infatti, il Comune non è riuscito a consegnare la planimetria allegata alla convenzione del 1973 («le ricerche sono in corso presso l’archivio generale»). Dall’altro l’ente ha comunicato che non esiste («l’amministrazione comunale non ha prodotto») alcun provvedimento amministrativo o atto formale circa la decisione di non riaprire i pozzi. Insomma, non esistono atti che revocano, modificano o superano la convenzione siglata con Sistema che affida a questa società la gestione dei pozzi irrigui. E che dunque, osservano i cittadini coinvolti, risulta ancora vigente per altri due anni.
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