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Grosseto

L’incredulità degli amici: «Un uomo buono»

L’incredulità degli amici: «Un uomo buono»

Totò abita nella frazione da oltre trent’anni e non ha mai avuto alcun problema con nessuno

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SCARLINO. L’unico episodio in cui ha alzato la voce, ricordano in paese, è stato durante una partita a carte, dopo cena. Per il resto c’è solo l’immagine di un uomo riservato, ben inserito, disponibile e generoso.

Immagine che contrasta con quella di un assassino capace di sparare tre colpi contro un altro uomo: due sul corpo e un altro in testa. «Sparare tre colpi significa che è successo qualcosa nella tua mente», immagina Carlo, uno scarlinese che ieri mattina fuori dal bar discuteva con altre persone di quanto ha fatto Antonio Esposito domenica mattina, nel suo orto subito fuori la frazione. «Sono incredulo – dice – Non voglio giustificare il suo gesto, ci mancherebbe, ma è davvero incredibile, perché veramente è sempre stata una persona buona. Credo sia successo qualcosa di particolare perché gli sia scattato questo raptus».

Le stesse parole usate dal resto del paese: vicini di casa, baristi abituali, compagni di caccia e di carte: Antonio Esposito detto Totò è sempre stata una persona buona. Lo sentiamo spesso ai tg e il commento più comune in questi casi è: “sono tutti buoni finché non ammazzano”. Ma al di là delle parole e dei ricordi della gente di Scarlino Scalo, sono gli sguardi e le espressioni a tradire un vero e proprio stupore sull’omicidio che si è consumato domenica mattina quando Esposito ha ucciso con il suo fucile da caccia Alessandro Toffoli per un presunto debito di 100mila euro, per poi andare a costituirsi alla stazione dei carabinieri. «Io sono pronto a testimoniarlo anche nelle sedi opportune che Esposito si è sempre dimostrata una persona socievole e disponibile», dice Enrico Pastorelli, che allo Scalo ha un bar. Carlo e Paolo sono fuori dal locale al riparo dalla pioggia e parlano tra di loro dell’omicidio, confrontando l’immagine che entrambi avevano di Totò, come lo chiamano nei loro racconti. «Una volta avevo bisogno di un favore – racconta Paolo – e lui si è fatto in quattro: non potendomelo fare di persona, ha trovato una persona in grado di aiutarmi a Follonica». Sulla stessa scia la vicina di casa di Esposito. «Sono anni che viviamo accanto e mai l’ho sentito alzare la voce», dice.

E così via gli altri scarlinesi che lo hanno conosciuto. «Io l’ultima volta l’ho visto giovedì mattina – racconta Carlo – Ci siamo fermati a parlare e non sembrava minimante scosso o preoccupato. Era tranquillo come sempre».

Allora che cosa è accaduto? Come ha potuto questa persona tranquilla e socievole compiere un gesto tanto efferato? «Non lo sappiamo, lo sa soltanto lui», dicono i clienti fuori dal bar. Esposito, raccontano allo Scalo, è arrivato in Maremma nel corso degli anni Ottanta e da subito si è rimboccato le maniche per provvedere alla sua numerosa famiglia con cinque figli a carico, che proprio a Scarlino si è allargata con i nipotini. Una vita non sempre semplice, quella di Totò, tra mancanza di lavoro e altre grane, ma sempre affrontate «con dignità e impegno», continuano a dire in paese, rimarcando che nessuno di loro lo ha mai sentito lamentarsi di problemi finanziari. «Davvero, non credo ci sia una sola persona a Scarlino che possa dire qualcosa di male di Antonio, almeno prima di quel che è accaduto ieri (domenica, ndr)», dice Filiberto Neri, che con Esposito è andato a caccia più volte. «Ah, non ho idea di dove tenesse il fucile», dice. Quello stesso fucile calibro 12, regolarmente denunciato, con cui il 70enne ha ucciso Toffoli.

Alfredo Faetti

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